Ti maledico. Il monologo di Paola Tarantino rivendica l’importanza dell’individualità

È possibile (ri)trovare se stessi dentro gli occhi di un’altra persona che sembra non saper fare altro che guardarci? Questo si chiede la protagonista assoluta di Ti Maledico, il monologo scritto, diretto e interpretato da Paola Tarantino. Lo spettacolo, andato in scena al Teatro Tordinona di Roma, è stato uno dei dodici testi teatrali selezionati per il concorso Urgenze 2017, vero e proprio festival autoprodotto nato con lo scopo di dare voce ad autori e autrici emergenti.
Tra queste anche la voce di Paola Tarantino nei panni di una Donna che pone, non soltanto a se stessa ma anche al suo interlocutore e al suo pubblico, una serie di domande alle quali poi da sola dà una risposta.

Le risposte vengono sciorinate brillantemente nel corso del monologo costellato di ironia, qualche grido, ricordi, paure ma soprattutto determinazione.
Una forza di volontà tutta al femminile in grado di far spiccare il volo, di non scendere a compromessi con un mondo – quello là fuori dal magazzino di cemento vivo nel quale si svolge interamente la scena – che ci vuole tutti il più simili possibili l’un l’altro così da renderci quasi intercambiabili. A partire dall’educazione impartita dalle nostre madri e dai nostri padri che indicandoci cosa è giusto e cosa è sbagliato, ci imprimono nella testa chiara e nitida l’immagine di come dovremmo essere, sacrificando per sempre il desiderio di scoprire chi invece vorremmo diventare.

La Donna di Paola Tarantino dice un sonoro “no” alla prospettiva di essere una tra mille e, nel buio, in mezzo al cemento, trova lo sguardo di un Uomo. Il suo interlocutore, il suo carnefice. Colui in grado di guardarle dentro il cuore che per l’appunto è disegnato con un filo di lucine sulla parete, unica vera scenografia dello spettacolo.

Può un incontro, seppur così strano e pericoloso, salvare due persone dall’annullamento di cui inevitabilmente siamo tutti vittime? Essere se stessi è difficile, essere se stessi è faticoso, essere se stessi oggi è la vera rivoluzione e la più grande sfida.
Indossare degli splendenti pantaloni argento che con le loro sfumature non possono non catturare l’attenzione degli altri, quelli tra cui bisognerebbe confondersi, equivale a sentirsi e accettarsi. La Donna di Ti Maledico, dopo una vita passata a esitare e dopo aver tenuto per anni i pantaloni argento nascosti, forse persino ripiegati e dimenticati in qualche cassetto, trova il coraggio e li indossa fiera. Non solo. Dopo aver deciso di mostrarli a tutti, si lascia catturare e salvare da quest’Uomo con gli stessi pantaloni argento. Un Uomo silenzioso, magari infelice, magari in attesa.

Ed entrambi capiscono di non essere completamente soli come avevano creduto fino a quel momento. Forse però è tutto un inganno, forse anche l’amore è l’ennesima trappola di cemento che sì li unisce, ma al contempo potrebbe portarli ad uccidersi a vicenda.
Ti Maledico non è soltanto un monologo al femminile. È una vera e propria indagine psicologica ricca di metafore, carica di un linguaggio allegorico che induce lo spettatore a contemplare la Donna e sé stesso, domandandosi dov’è che sono i propri pantaloni argento. Li stiamo indossando o li teniamo ancora chiusi nel cassetto?

Giulia Mirimich

Giulia Mirimich

Nata e cresciuta a Roma dove si è laureata in Lettere alla Sapienza per poi specializzarsi in Editoria e Scrittura con una tesi sul giornalismo corsaro di Pier Paolo Pasolini. Appassionata di letteratura e giornalismo, di cinema e moda, sogna di scrivere per vivere. Per ora si accontenta di vivere per scrivere.

Commenta

clicca qui per inviare un commento