La vita è davvero un romanzo. Parola di Francesco Guingui

Ma cosa pensa davvero della vita Francesco Guingui, autore del romanzo Tutto il tempo che vuoi   in cui la vita giovane è raccontata come un susseguirsi di imprevisti, dubbi e cambiamenti?
Glielo abbiamo chiesto ed abbiamo scoperto che la vita non è molto diversa dall’invenzione letteraria.

Il protagonista di Tutto il tempo che vuoi lavora nel mondo dell’editoria di cui viene mostrato l’aspetto culturale (Franz che si rifiuta di editare romanzi spazzatura) ma anche quello prettamente economico (lo scrittore che vuole fare il colpo grosso scrivendo un libro che scali le classifiche). Da autore lei cosa pensa al riguardo? Cosa direbbe agli aspiranti scrittori di oggi e verso quale delle due strade li indirizzerebbe?

Non c’è un’unica strada. Il mondo dell’editoria è simile al mondo reale, nel quale puoi scegliere ogni tua attività coerentemente coi tuoi valori. E quindi non è un crimine scrivere un romanzo erotico commerciale, così com’è necessariamente una nobile impresa scrivere un romanzo dalle aspirazioni letterarie. Agli aspiranti scrittori dico di trovare la propria storia, quella che davvero vogliono raccontare e non perché piace, non perché è di moda o perché è quello che vogliono gli editori. Allo stesso tempo, essere consapevoli delle mode, dei gusti del pubblico, dei meccanismi editoriali, è utile per orientarsi e sapere come muoversi per puntare alla pubblicazione.

Quanto c’è di lei nel personaggio di Franz? Siete coetanei, la storia di Franz trova ispirazione da un momento effettivamente reale?

Franz sono io. Io, se non mi fossi sposato, se non avessi avuto due figli, se il mio lavoro di editor si fosse bruscamente interrotto. Ho scritto questa storia anche per ampliare, nella mia vita, e in quella di chi mi legge, l’idea della molteplicità di opportunità che il mondo offre, soprattutto in seguito a delle crisi, e della quale a volte non siamo consapevoli.

Da scrittore le capita mai di “pensare alla vita come ad un romanzo”? In che modo?

La vita è davvero come un romanzo. O meglio, i romanzi, quelli buoni, raccontano davvero l’esperienza umana. Le cadute, le delusioni, i momenti di illuminazione e rinascita. Chi non ha mai vissuto esperienze come queste? Allo stesso tempo, i romanzi ci ricordano che l’esperienza umana ha una sua struttura, che dipende in larga misura da come decidiamo di raccontare il nostro passato e, di conseguenza, di determinare il senso del nostro presente.

Se dovesse essere costretto a fare un altro mestiere come il protagonista del suo libro, farebbe anche lei lo chef a domicilio o ripiegherebbe su altro?

Probabilmente farei anche il cuoco e non sarebbe un ripiego. Ma mi è sempre piaciuta anche l’idea di lavorare in televisione o in radio. E inoltre ho sempre fatto più di un lavoro. Spesso, soprattutto in questo periodo storico, la vera opportunità è quella di poter coltivare due o più professioni.

Parlando di lei e della sua professione: come è nata la passione per la scrittura e la decisione di scrivere un romanzo? Quanto effettivamente è difficile per un esordiente arrivare alla pubblicazione?

La passione per la scrittura è nata a scuola: fin dalle elementari, scrivere per me era un divertimento. Mi piaceva inventare storie e mi piaceva in generale esprimere i miei pensieri, mi dava una grande soddisfazione. Tra i 18 a i 22 anni ho provato più volte a scrivere un romanzo, ma senza riuscire ad andare oltre le quaranta o cinquanta pagine. Non ero pronto, e mi mancavano molte competenze specifiche della narrazione, ma l’ho capito anni dopo. Ad ogni modo per me scrivere non è mai stata una scelta esclusiva, pubblicare un libro non era un mio sogno. Il mio sogno era scrivere e si era già realizzato sui banchi di scuola, ogni volta che la maestra diceva “Oggi facciamo il tema”.

Quanto alla seconda parte della domanda, è molto difficile oggi per un esordiente arrivare alla pubblicazione e allo stesso tempo, oggi, ci si può arrivare in molti modi diversi. Purtroppo, la maggior parte delle persone ignora le straordinarie potenzialità di un’autopubblicazione fatta bene, di un progetto editoriale ben strutturato. Il mio lavoro di bookcoach e di consulente editoriale è nato anche per rispondere a una nuova domanda, che mi arriva da parte degli autori e anche degli editori, e che richiede un alto livello di specializzazione in questo settore che è diventato molto più complesso di quanto non fosse anche solo dieci anni fa.

Giulia Mirimich

Giulia Mirimich

Nata e cresciuta a Roma dove si è laureata in Lettere alla Sapienza per poi specializzarsi in Editoria e Scrittura con una tesi sul giornalismo corsaro di Pier Paolo Pasolini. Appassionata di letteratura e giornalismo, di cinema e moda, sogna di scrivere per vivere. Per ora si accontenta di vivere per scrivere.

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