Tutto il tempo che vuoi di Francesco Gungui. Pensare alla vita come un romanzo

Tutto il tempo che vuoi

Quando ci dicono che la vita si compone per un buon 80% di imprevisti pensiamo subito che si tratti di un luogo comune, una di quelle frasi fatte buone solo per i biglietti dei biscotti della fortuna che regalano al ristorante cinese.

Francesco Gungui invece prende questo mantra e lo rende una delle colonne portanti del suo ultimo romanzo, edito da Giunti, Tutto il tempo che vuoi. Una lettura molto scorrevole rivelatasi perfetta per accompagnare le calde giornate d’estate di luglio, quelle in cui – da venticinquenne in piena crisi d’identità quale sono – sembra impossibile non torturarsi con le domande di rito come “cosa ne sarà di me?” o “troverò mai un buon lavoro?” ma anche “mi sposerò mai un giorno?”

Sì, perché anche il protagonista del romanzo di Gungui si ritrova a dover fare i conti con interrogativi del genere. Franz è un editor di 36 anni, vive a Milano, paga un mutuo, è fidanzato con Lucia da anni e progetta di avere un bambino insieme a lei. La sua vita scorre tranquilla fino a quando il suo capo non lo licenza malamente per essersi lasciato sfuggire il romanzo erotico di un autore che ben presto con il suo libro scala le classifiche. Come se non bastasse la fidanzata lo lascia il giorno stesso.
Tutte le sue certezze crollano e per Franz è impossibile non sentirsi mancare il suolo sotto i piedi, ma è costretto a reinventarsi da zero, un po’ per necessità di sopravvivenza – economica e psicologica – un po’ perché la vita non sembra lasciargli molta scelta.

Praticamente per caso si ritrova a fare lo chef a domicilio e altrettanto per caso s’imbatte in Camilla, mamma single di un ragazzino problematico, ancora scottata dalla sua ultima relazione finita male. Tra lei e Franz s’instaura un rapporto che sembra avere tutte le carte in regola per fallire, ma che allo stesso tempo trova motivo di esistere e resistere proprio per il desiderio di riscatto di entrambi, per la voglia di poter tornare ad essere felici insieme a qualcun altro.

Quello che sembra un piano B poco a poco si rivela anche meglio del piano originale, non senza le dovute difficoltà. Soprattutto quando Franz deve ammettere con se stesso che non aveva più bisogno ormai da tempo di tutto ciò che, fino a quel momento, aveva sempre creduto di desiderare più di ogni altra cosa. Il protagonista si rende conto di come la vita, mettendoci i bastoni tra le ruote e facendoci cadere – anche malamente a volte – trovi sempre il modo di indirizzarci altrove e sbatterci sotto il naso un’altra occasione: sta soltanto a noi essere abbastanza perspicaci per accorgercene.

Franz, sebbene all’inizio appaia come un personaggio pigro, incapace di uscire dalla sua confort-zone, ben presto supera i suoi limiti e questo coraggio istintivo gli deriva probabilmente dalla sua smania di vivere e di andare avanti: una sorta di deformazione professionale da editor quale è. Lui infatti si comporta da editor anche e soprattutto nella vita: vere chicche del romanzo sono i momenti di introspezione del protagonista che immagina di armarsi di penna rossa e correggere scene di quotidianità vissuta, riscrivendo tutto quello che non gli piace o che a suo avviso ostacola il naturale proseguimento della narrazione.
Ma alla fine Franz deve riconoscere che sono proprio gli imprevisti e i colpi di scena a rendere veramente interessante una storia: “Forse è questo quello che bisogna fare, pensare alla vita come a un romanzo incompleto e impreciso, una storia sulla quale vale senz’altro la pena mettere le mani”.

Giulia Mirimich

Giulia Mirimich

Nata e cresciuta a Roma dove si è laureata in Lettere alla Sapienza per poi specializzarsi in Editoria e Scrittura con una tesi sul giornalismo corsaro di Pier Paolo Pasolini. Appassionata di letteratura e giornalismo, di cinema e moda, sogna di scrivere per vivere. Per ora si accontenta di vivere per scrivere.

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