Più Libri Più Liberi 2016 #3. Dario Fo: la maschera e la faccia. Buttare nella scrittura quello che si legge nel mondo.

imagesAnche il secondo giorno di Più Libri Più Liberi non delude le aspettative. Tra i numerosi incontri e i numerosi nomi che hanno spinto persone di ogni età a trascorrere un giorno festivo quale l’8 dicembre al Palazzo dei Congressi, spiccava anche quello di qualcuno che però non c’è più.

Dario Fo, ultimo premio Nobel per la letteratura nostrano, scomparso neanche due mesi fa. “Dario Fo: la maschera e la faccia”, questo il titolo dell’incontro, con un chiaro rimando non solo al teatro in generale ma alla poetica pirandelliana.
A raccontare questi due aspetti di Dario Fo, queste due prospettive che si sono sempre profondamente intersecate al punto da avere difficoltà a distinguere la persona dal personaggio, Sergio Staino, direttore dell’Unità, e l’attore Ascanio Celestini.
I due sono stati estremamente abili nello scongiurare un clima retorico e banale, senza cadere nel più comune degli errori quando si parla di qualcuno passato a miglior vita, ovvero mitizzarlo, privandolo della sua dimensione squisitamente umana. L’atmosfera è stata da subito scanzonata e ironica, ricordando quella che si potrebbe respirare in una mattina qualunque tra chi si ritrova a parlare di un caro vecchio amico. Tutto questo era perfettamente in linea con la persona di Dario Fo, tanto con la maschera quanto con la faccia.

Sergio Staino ha ricordato l’approdo di Fo alla Pergola di Firenze, spiegando come all’epoca quello rappresentava un traguardo importante nel teatro all’italiana, anzi forse poteva considerarsi persino l’apice, il raggiungimento dell’ufficialità e della consacrazione al ruolo di attore.
L’arrivo di Fo fu una sorpresa perché il suo teatro era esso stesso una sorpresa. Un teatro surreale, basato sul legame emotivo ma che al contempo nutriva un profondo feeling con l’intelletto. A poco a poco poi le sue commedie mutarono, diventando sempre più politiche e impegnate.

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PLPL16-Staino-Celestini – Foto Chiara Pasqualini

Staino ha voluto spiegare come Dario Fo abbia influenzato la sua concezione di satira. Con “Isabella, tre caravelle e un cacciaballe”, l’autore ha rovesciato completamente una storia così com’era conosciuta. “Questo capovolgimento” ha detto il fumettista “è il meccanismo della satira”. Su questo criterio e secondo questi dettami Staino ha dato vita al personaggio di Bobo.

Impossibile poi non menzionare la massiccia dose di irrazionalità sulla quale Fo ha basato il proprio processo creativo. Partire dall’illogico, dall’anarchia affinché la razionalità non contamini la creatività: “Quando qualcosa nasce da un’emozione, la differenza nel risultato si vede” ha sottolineato l’illustratore.
Era così che creava Dario Fo ed era questo che lo rendeva diverso, era questo il suo punto di forza.

A tal proposito Celestini ha ricordato una sua intervista a Fo sul tema della memoria: “L’ho visto improvvisamente anziano, mi sembrava molto stanco, rallentato. Finché non ha iniziato a raccontare ciò che voleva lui. Lì è tornato il Dario che conoscevo”.
Perché Fo era anche questo: vivere, e quindi creare, di pancia. E, come ha detto Celestini, tutto ciò che voleva era raccontare la pancia che aveva nella testa.
Non si può ignorare poi il suo impegno politico, essendosi trovato ad attraversare un momento storico nel quale fare politica era divenuto parte della quotidianità di chiunque, anche di quella degli artisti. Dunque Fo, con la sua straordinaria capacità di non rimanere indifferente a ciò che gli accadeva intorno, aderì al cambiamento così come aveva sempre aderito al tempo in cui viveva. E questa abilità era passata anche nella sua scrittura. Secondo Ascanio Celestini uno dei talenti di Fo che ci fa e ci farà sentire la sua assenza, resa ancora più mesta dalla consapevolezza della rarità di osservatori tanto abili, è quello di essere riuscito “a buttare dentro la scrittura quello che leggeva nel mondo”.

Giulia Mirimich

Giulia Mirimich

Nata e cresciuta a Roma dove si è laureata in Lettere alla Sapienza per poi specializzarsi in Editoria e Scrittura con una tesi sul giornalismo corsaro di Pier Paolo Pasolini. Appassionata di letteratura e giornalismo, di cinema e moda, sogna di scrivere per vivere. Per ora si accontenta di vivere per scrivere.

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