Leggere per aprire la mente. Presentata la 15a edizione di Più Libri Più Liberi

A Roma, nella Camera di Commercio all’interno del Tempio di Adriano, proprio nel cuore della capitale, nella giornata del 22 novembre si è tenuta la conferenza stampa della quindicesima edizione di Più Libri Più Liberi, la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria. Si terrà anche quest’anno presso il Palazzo dei Congressi, dal 7 all’11 dicembre.

Il claim di questa edizione è Sono tutte Storie. Tante storie, tutte diverse e dalle più diverse parti del mondo, ma tutte meritano ugualmente di essere raccontate.
Ad aprire la conferenza, introducendo quello che vuole essere il tema centrale dell’intervento, è proprio il direttore di Più Libri Più Liberi, Fabio Del Giudice. Accanto a lui tre ospiti speciali sono chiamati a riflettere sull’accezione della parola “indipendenza”: Michela Murgia (scrittrice), Marino Sinibaldi (direttore di RaiRadio3) e Marco Damilano (giornalista, vicedirettore di L’Espresso).

Sinibaldi evidenzia due aspetti che il termine assume in ambito culturale. Da una parte definisce la dimensione dell’editoria indipendente, dall’altra sfida e definisce l’indipendenza del lettore. Perché è innegabile che il lettore tipico di Più Libri Più Liberi, quello che si aggira e si perde nella Fiera, ha un atteggiamento differente da quello habitué delle grandi librerie. Costui si predispone ad una dimensione di scoperta e proprio per questo è libero da qualsiasi gerarchia commerciale ed editoriale imposta dall’alto.
Il successo di questa fiera mi è sempre sembrato consolante” dice Sinibaldi, riferendosi al momento di profondo cambiamento che l’ambiente editoriale sta vivendo.
Michela Murgia ci tiene subito a dire che, stando ai dati raccolti, il vero lettore forte ha quindici anni. Ma c’è di più: è di sesso femminile. A leggere di più sono le giovani donne dunque.
Indipendenza. Per me è ciò che ha distribuito e messo in rete storie che molto difficilmente sarebbero potute arrivare a quella quindicenne” dice, riferendosi ai meriti della piccola editoria. Proprio lei, autrice conosciuta e che pubblica con una grande casa editrice, riconosce la spiccata sensibilità della piccola editoria e per questo non manca mai alla Fiera.
Più che di indipendenza però la Murgia parla di interdipendenza: “Penso sarebbe un danno ragionare in termini di indipendenza in questo caso”. Questo perché il vero interesse è far arrivare più libri possibile a più persone possibili, non solo alla giovane quindicenne. Interdipendenza per far viaggiare le storie dunque, interdipendenza per ricucire lo strappo tra editoria e pubblico.

Damilano inizia confessando la sua dipendenza dal libro, da Più Libri Più Liberi, essendo “un maniaco della carta stampata”. Ribadisce poi la diversità del lettore di PLPL: “è un lettore atipico, invisibile, cerca qualcosa di più rispetto al lettore che invece fa parte di un circuito”. Ecco perché lui è indipendente. Apre poi una parentesi inerente un altro aspetto dell’editoria, quello che lo riguarda in prima persona, e spiega come oggi giornali e settimanali maggiori non siano più in grado di intercettare la realtà. “Sono macchine in crisi, oltre ad essere in balia del potere”. Dall’altra parte c’è poi la rete, il mondo di Internet che ha fatto irruzione nel nostro quotidiano come un mondo nel quale poter far circolare liberamente fantasia e racconto, finendo però negli ultimi anni sul banco degli imputati. Un po’ per la creazione di circoli chiusi, un po’ per la mancanza di ufficialità di tutto il materiale che ci si trova e soprattutto di chi ce lo immette.
Lo spazio dell’indipendenza” continua “come quello di Più Libri Più Liberi, è uno spazio prezioso, di frontiera”. Ma se prima questo poteva essere percepito come un ponte, un tramite tra due mondi che altrimenti non saprebbero comunicare, ora tutto quello che è di frontiera, seppur interessante, viene accusato perché scomodo. “Oggi si preferiscono i muri” dice. Culturali, civili, sociali.
Ecco perché si confessa entusiasta di un’importante novità di questa edizione di PLPL: per la prima volta ci sarà una rassegna delle riviste culturali italiane.

Interviene poi anche l’Assessore alla Cultura della regione Lazio, Lidia Ravera, ricordando alcuni dei principali appuntamenti della Fiera e il ruolo che le biblioteche del territorio svolgono ogni giorno.
Noi ci crediamo veramente che leggere salva la vita” dice. E conclude con una frase, eredità del Salone del Libro 2015: “L’intelligenza degli altri è nei libri. La tua crescere leggendo”. Presente anche Luca Bergamo, Assessore alla Cultura di Roma, che riconosce l’importanza della promozione dell’editoria indipendente soprattutto in questo momento di transazione sotto tanti aspetti, da quello demografico a quello socio-economico. Promuoverla quindi è necessario per capire le attitudini culturali del popolo italiano, nuove e complesse, ma soprattutto per recuperare una capacità di empatia che sembra essere andata perduta. L’editoria, quella piccola, quella di nicchia, può farlo: essa è in grado di cogliere le debolezze della società e stimola la curiosità in un modo che la grande distribuzione non può e non sa fare. Fare questo a Roma è ancora più importante, perché Roma non ha mai avuto un’anima industriale, ma è sempre stata più vicina ad una realtà artigianale. Più Libri Più Liberi riesce a far emergere proprio quest’aspetto e il suo messaggio deve essere esteso agli altri ambiti culturali, come musica e cinema. Flavia Cristiano, direttrice del Centro per il Libro, sottolinea invece il ruolo della lettura a scuola: promuovere la lettura prescolare è fondamentale per riavvicinare i giovani ai libri. Ecco perché nel corso di quest’anno nelle Biblioteche del Comune di Roma si sono tenute diverse letture ad alta voce per i più piccoli.

Conclude poi l’incontro il Presidente dell’Associazione Italiana Editori, Federico Motta, ricordando come l’AIE sposò quindici anni fa l’idea della Fiera. La sua forza sta nell’originalità: “Più Libri Più Liberi è l’unica fiera in Europa della piccola editoria” spiega. Ecco perché nel corso degli anni attorno ad essa si è formata una vera e propria cultura del come fare una fiera del genere, che valorizzi e sottolinei questo rapporto di interdipendenza tra lettori, editori e istituzioni.
Perché leggere, soprattutto in questo preciso momento storico, è l’unico modo per poter aprire la mente. L’unico modo per poter essere davvero indipendenti e liberi, due condizioni essenziali per poter capire appieno le dinamiche del paese in cui viviamo.

Giulia Mirimich

Giulia Mirimich

Nata e cresciuta a Roma dove si è laureata in Lettere alla Sapienza per poi specializzarsi in Editoria e Scrittura con una tesi sul giornalismo corsaro di Pier Paolo Pasolini. Appassionata di letteratura e giornalismo, di cinema e moda, sogna di scrivere per vivere. Per ora si accontenta di vivere per scrivere.

Commenta

clicca qui per inviare un commento