Io Penso Positivo. A proposito di The Founder. La storia segreta

The Founder, il film diretto da John Lee Hancock (2016, riprogrammato spesso in Tv e da poco rivisto), basato sulla storia vera dell’imprenditore Ray Kroc che avventurosamente acquisì il franchise McDonald’s, contiene una vicenda segreta che è decisamente più rilevante di quella in primo piano.

In una scena all’inizio del film, dopo una giornata di lavoro sprecato, il venditore di frullatori professionali Ray Kroc (Michael Keaton) è nella propria camera d’albergo e ascolta il vinile The Power of the Positive del Dr. Clarence Floyd Nelson.

Quando penso agli anni ‘50, agli Stati Uniti e ai vinili, penso al rock’n’roll, a Presley e al pugno di Fonzie sul jukebox. Sicuramente non penso alle prime registrazioni di corsi di auto-aiuto e mai, prima di vedere questo film, avrei immaginato un Ray Kroc sudaticcio in giacca e cravatta sottile che fa sessioni di pensiero positivo.

Conosco bene la capacità di chi è perennemente in viaggio per lavoro di evitare l’alienazione, trasformando con piccoli particolari ogni stanza d’albergo in un luogo amico. Un suono, una voce, la borsa dell’acqua calda, un profumo e la meditazione che – incredibilmente in albergo meglio che a casa propria ­– agisce sul quotidiano, trasformandolo in modo non necessariamente migliore, ma straordinariamente diverso.

Come la corda tesa di un arco, la meditazione fatta con regolarità spinge il tran-tran ad una velocità estrema permettendoci di andare oltre il limite della nostra vita. Anche gli obiettivi che ci prefiggiamo non sono poi così importanti perché, dai e dai, alla fine si riducono tutti ad uno: essere felici della propria vita, a proprio agio dentro la propria vita. Se ci si abbandona come un bambino che succhia il latte dalla madre il gioco è fatto. Tutto poi dipende dal tipo di meditazione. Una è quella legata al pensiero positivo.

The Power of the Positive e il Dr. Clarence Floyd Nelson sono entrambi frutto della fantasia di Robert D. Siegel, lo sceneggiatore.

Però, l’audio ascoltato da Kroc nel film The Founder si basa sul vero vinile The Power of Positive Thinking di Norman Vincent Peale, pubblicato nel 1953. L’anno precedente era uscito il libro omonimo che aveva venduto oltre 5 milioni di copie ed era stato un caso editoriale.

Negli anni ‘50 l’auto-aiuto o l’auto-miglioramento non aveva ancora raggiunto i livelli industriali di oggi, dove persino Feltrinelli nelle sue librerie dedica a questi testi un settore ragguardevole. The Secret, ad esempio, è uscito in libro e dvd. La prima metà del dvd (poi diventa didascalico) agisce come un acceleratore sull’energia, addirittura fisica dello spettatore. Come non ricordare La Profezia di Celestino, esperienza complessa fatta attraverso diversi libri e almeno un film? Quest’ultimo vuole fomentare la crescita spirituale decritta nei libri attraverso la direzione della fotografia, bombardando lo spettatore di luce e colori in modo crescente e secondo una logica interna alla profezia stessa.

Oggi come oggi, esiste un vero e proprio genere che si esprime in film che sono spuri tra fiction, documentario e tutorial. Tutto parte dall’idea di registrare l’audio dei testi dei manuali, generalmente scritti con l’ausilio di psicologi o ipnotisti.

Attivando la nostra drillability, vediamo che The Power of the Positive e il Dr. Clarence Floyd Nelson ha alcuni sottotitoli che ne indicizzano il contenuto:

7 modi di arrivare al successo,

5 modi per cambiare attraverso patterns,

11 strategie per la vita quotidiana.

I pattern, in particolare, sono stringhe di software mentale che possono essere inseriti nel nostro subconscio, grazie alle suggestioni date dalle parole. Quali pattern? Questa è la vera questione del pensiero positivo. Perché nessuno negli anni ’50, ma forse anche oggi, poteva sapere in anticipo se il pattern inserito avrebbe ottenuto davvero l’effetto ipotizzato.

È noto il caso di un programma di ipnosi per dimagrire, molto in voga anni fa, che otteneva l’effetto opposto grazie ad un pattern che convinceva profondamente chi lo ascoltava di poter mangiare a sazietà qualsiasi cibo, senza per questo ingrassare.

«Perseveranza, niente al mondo può sostituire la perseveranza. Né il talento. Che c’è di più comune degli uomini di talento che non hanno successo? Né il genio. Il genio non ricompensato è di fatto un luogo comune. E neanche l’istruzione. Il mondo è pieno di cretini istruiti. Soltanto la perseveranza e la determinazione sono onnipotenti». Queste le parole che Kroc ascolta dal disco del Dr. Clarence Floyd Nelson e ripete per tutto il film.

I frullatori invenduti, gli amici che lo sminuiscono, la moglie che si lamenta e non lo comprende, i continui microfallimenti di Kroc, nell’ambito della storia segreta di The Founder, sono eventi esterni a lui, utili a spingerlo a ripetere, giorno dopo giorno, la sua meditazione. Se avesse avuto un immediato successo, Kroc non sarebbe mai diventato il proprietario di McDonald’s. Non avrebbe mai fatto il grande salto. Non sarebbe mai entrato nella Storia.

Tutti falliamo prima o poi, il punto è perseverare nel nostro obiettivo di felicità, nonostante i fallimenti e, in un certo senso, nonostante i successi.

Kroc ha una bella casa, è iscritto al Circolo, ha una bella moglie. Ma sente di non potersi fermare, di non volersi fermare. Anche i successi possono essere letti come fallimenti. Il punto è: sono a mio agio e felice nella mia vita?

I fallimenti sono la causa esterna che attiva la causa interna.

Per certi versi, è divertente come un oggetto creato per velocizzare la realizzazione di frappè faccia da veicolo per la velocizzazione del profondo cambiamento interiore di Kroc.

Attraversando gli Stati Uniti da costa a costa, il venditore fallito frequenta ristoranti a basso costo, hamburgerie per la maggior parte, dove l’attesa è lunga, il servizio distratto, i proprietari sono persone di una mediocrità appena superiore alla media locale. Ai suoi possibili clienti, ripropone lo stesso discorsetto imparato a memoria che termina sempre con la citazione del detto “l’uovo e la gallina”. Dopo il rituale del “no”, sale in macchina e aspetta di mangiare un hamburger. Un’attesa che può superare i 20 minuti. Kroc si lamenta senza speranza con le cameriere che sono vuote come marionette, con ai piedi pattini a rotelle che dovrebbero renderle veloci, ma le rendono solo ridicole.

La sequenza di eventi si ripete in un loop sfiancante, che si spezza nel momento in cui un ristorante, mai visitato prima, ordina al telefono 8 frullatori in una volta sola. Vuole capire Kroc, indagare. Pensa ad un errore. Si trova di fronte ai fratelli McDonald che riescono a servire all’istante il cibo ordinato dalle decine, centinaia di loro clienti. Una fila che scorre velocemente senza intoppi.

Con franchezza e aperta generosità, con orgoglio, i due fratelli mostrano all’incredulo Kroc i loro segreti industriali. Gli stessi utilizzati ancora oggi. Un misto di strumenti concepiti ad hoc, logistica ante litteram e coordinamento di squadra. Una catena umana atta a minimizzare gesti e tempi di lavorazione, uso della materia prima e cottura (energia). C’è un che di danza moderna in quei gesti che sono stati provati fino a trovare la sequenza perfetta. Kroc capisce che si trova di fronte a due inventori, ingegneri, creativi.

Negli anni ’50, Norman Vincent Peale di The Power of Positive Thinking, a cui si ispira il Dr. Nelson, era una figura molto popolare, ma controversa. All’epoca, l’industria dell’auto-miglioramento era praticamente inesistente e davvero pochi capivano l’importanza delle applicazioni del pensiero positivo.

Un singolo essere umano può cambiare il mondo attorno a sé a proprio vantaggio? Credo che se riesce a creare una massa critica, sì. Ogni azione, se ripetuta nel tempo con costanza, produce un’onda di cambiamento. Sempre. È una questione di fisica.

Questo cambiamento può esistere anche a scapito di altri? Sì.

Questo è eticamente accettabile? Dipende dal contesto.

I metodi e gli insegnamenti di Peale sono stati oggetto di critiche da diversi punti di vista. Il pensiero positivo, applicato alla lettera e senza l’aiuto di una forte base culturale può portare a situazioni estreme.

Kroc, rivolgendosi a Maurice “Mac” McDonald, dice ad un certo punto: «se il mio avversario sta affogando, io mi avvicino e gli verso l’acqua direttamente in bocca. Tu puoi dire lo stesso?».

«Non posso. E nemmeno lo voglio», è la risposta sgomenta che ottiene.

Dopo qualche sequenza, i fratelli, piegati nello spirito e nel fisico dalla costanza di Kroc, che pure riesce a sviluppare la rete McDonald’s come loro non sono mai riusciti a fare, sono costretti a vendergli, idea, know-how e marchio.

È nata prima l’offerta o la domanda? L’uovo o la gallina? È vero che se si incrementa l’offerta, la domanda arriverà o è vero il contrario: che crescendo la domanda, poi arriva l’offerta? Siamo sicuri che dipenda dal punto di vista?!

Questo film e lo stesso Kroc dicono che no, non dipende dal punto di vista. Dipende dalla perseveranza nel voler raggiungere la felicità all’interno della vita che si sta vivendo. Non in futuro, non in un altro mondo. Qui e ora.

Quando penso a McDonald’s, da viaggiatrice per motivi di lavoro, non turista in cerca di avventura ma viaggiatrice costretta a viaggiare continuamente, penso al fatto che in qualsiasi luogo del pianeta mi sia trovata, entrando da McDonald’s sapevo già cosa avrei potuto trovare: lo stesso cibo, gli stessi arredi, le stesse divise, prezzi comparabili. Una pausa, una sospensione. Mi sentivo al sicuro. L’intuizione di Kroc, di far diventare gli archi dorati di McDonald’s il terzo luogo sacro in ogni più sperduto paesino degli Stati Uniti, oltre la chiesa ed il Municipio, era fondata.

Si pensa ad un sacco di cose, non tutte positive, pensando a McDonald’s, ma non al fondatore Ray Kroc, l’uomo che ha trasformato un piccolo fast food a San Bernardino in un franchise multinazionale; l’uomo che, pur potendo semplicemente rubare, ha preferito comprare. Perché il punto, ci svela Kroc, non è il know-how. Il punto è l’energia positiva che sta nel suono del nome “McDonald”, un mantra fortunato, «che sa di America», al contrario di “Kroc”, molto simile a “crac”.

«Il destino è nel nome», dice un proverbio indiano. Ci crede un uomo di mezza età, depresso, solo nella sua stanza d’albergo, che mette The Power of the Positive sul giradischi. E con lui, ci crede almeno un terzo dell’umanità. Senza nulla sapere, in Italia abbiamo rinominato “Croc” il personaggio (simpatico ma sfortunato) “Ollio”.

C’è ancora un altro grande insegnamento nella storia di Kroc.

È un uomo di 52 anni, infelice, sposato ad una donna che non lo ama davvero, con amici che lo compatiscono, ai limiti minimi della propria esistenza. Eppure, sta ancora credendo nella possibilità di migliorare se stesso e la propria vita. Ha 52 anni eppure cerca la crescita ed il miglioramento. E ad un certo punto l’onda d’urto funziona. La sua vita si piega e va verso la direzione del successo o meglio della felicità. Non è più circondato da chi lo vede come lo scemo del villaggio, ma da persone che lo stimano come uomo dalle grandi intuizioni, un profeta del self made man. Non è più lui a dover cercare i compratori. Sono i compratori a fare la fila per avere l’onore di trattare con lui, essere ammessi nella sua cerchia.

«Dimostra che niente mai ti potrà sconfiggere, che puoi raggiungere la serenità, una salute migliore e un incessante flusso di energia. Se ti prefiggerai ogni singolo giorno il raggiungimento di questi obiettivi, i risultati non tarderanno a manifestarsi in maniera evidente. Anche se può sembrarti una formula magica, è dentro di te che costruisci il tuo futuro», continuano le parole che Kroc ascolta ogni giorno della sua vita dal disco del Dr. Clarence Floyd Nelson.

È cambiato il contesto. La realtà attorno a Kroc è stata ridisegnata affinché lui sia felice nella propria vita. L’uovo e la gallina hanno piegato il loop temporale in cui erano imprigionati. In questo senso Kroc è il fondatore. Fondatore della propria esistenza.

«La più grande scoperta della mia generazione è che gli esseri umani possono cambiare la loro vita cambiando il loro atteggiamento mentale oppure come sosteneva Ralph Waldo Emerson: “un uomo è sempre ciò che pensa tutto il giorno”», conclude il Dr. Clarence Floyd Nelson.

Fernanda Moneta

Fernanda Moneta

Regista, sceneggiatrice e giornalista professionista. Ha svolto il praticantato a Paese Sera, è stata nella redazione di Filmcritica, ha pubblicato anche su Il Manifesto, La Repubblica, Liberazione, Avvenimenti, Cinema D'oggi, Filmcronache, Visto, Ocula, Cinebazar, Plot di Affabula Readings. Consulente dell'Enciclopedia del Cinema Treccani per la Corea, ha pubblicato vari libri tra cui "Spike Lee" (Il Castoro), "Tecnocin@" (Costa & Nolan), "La chiave del cinema DUE. Tecniche segrete per realizzare un film di valore" (Universitalia), “Tutta un’altra storia. La scrittura creativa in pugno” (Universitalia), “10 Mondi-Storie” (Universitalia). Con "La Donna Luna in Azzurro" ha vinto il Gabbiano d’argento al Festival Anteprima per il cinema indipendente italiano di Bellaria (1986) e una Menzione Speciale al Salso Film&TV Festival (1987). Ha rappresentato l’Italia alla B’Biennale di Salonicco (1987). Finalista al Premio Solinas (2000) con il racconto “Latte Dolce”, nel 2003 fa parte del Consiglio Editoriale del Premio. Nel 2004 la sceneggiatura “THE DORA (a true story)” è selezionata da SOURCE 2, Script Development Workshop. Con “Love Conquers Mountains” è tra gli autori del concept film “Walls and Borders”. Docente di Metodi e tecniche della produzione video 3 all'Università di Firenze. Titolare di Regia presso l'Accademia di Belle Arti di Roma. Dal 2009, è anche Referente del Triennio in Teorie e Tecniche dell'Audiovisivo.

Commenta

clicca qui per inviare un commento