Poemi della terra nera. Wangechi Mutu alla Galleria Borghese

pubblicata il
5 Maggio 2025

Galleria Borghese presenta
Wangechi Mutu, Poemi della terra nera

L’artista keniota-americana è la prima donna vivente a esporre alla Galleria Borghese, con una mostra che reinterpreta il museo attraverso forme sospese, gesti spaziali radicali e nuove mitologie.

Dal 10 giugno al 14 settembre 2025, la Galleria Borghese ospita, per la prima volta nella residenza del Cardinal Scipione, una mostra dell’artista keniota e americana Wangechi Mutu, dal titolo Poemi della terra nera, a cura di Cloé Perrone.

immagine per Wangechi Mutu Suspended Playtime, 2012 Garbage bags and twine Dimensions variable Installation View at the Staatliche Kunsthalle Baden-Baden, Germany Courtesy of the Artist and Gladstone Gallery.
Wangechi Mutu Suspended Playtime, 2012. Garbage bags and twine Dimensions variable. Installation View at the Staatliche Kunsthalle Baden-Baden, Germany – Courtesy of the Artist and Gladstone Gallery.
immagine per Wangechi Mutu, Ph. by Khadija Farah
Wangechi Mutu, Ph. by Khadija Farah

Il progetto, che muove anch’esso, come la mostra recentemente conclusa sul poeta barocco Giovan Battista Marino, dall’interesse del museo nei confronti della poesia, è concepito come un intervento site-specific che si sviluppa nelle sale interne del museo, sulla facciata e nei Giardini Segreti, sfida la tradizione classica, attraversando sospensioni, forme frammentate e nuove mitologie immaginate, e crea un dialogo multistrato tra il linguaggio contemporaneo dell’artista e l’autorità antica.

Il titolo evoca il profondo significato della pratica duplice di Mutu, intrecciata tra poesia e mitologie, ma profondamente ancorata ai contesti sociali e materiali contemporanei.

La “terra nera”, ricca e malleabile sotto la pioggia, quasi come argilla, appare in molteplici geografie, inclusi i Giardini Segreti della Galleria Borghese, che offrono un punto di risonanza con l’immaginario dell’artista. Da questa terra, le sculture sembrano emergere, come modellate da una forza primordiale, dando vita a storie, miti, ricordi e poesie. La metafora sottolinea la forza generativa e trasformativa del suo lavoro: radicato nella materialità ma aperto a molteplici interpretazioni future.

L’intervento di Wangechi Mutu introduce un vocabolario inedito nell’architettura storica e simbolica della Galleria Borghese.

Attraverso la scultura, l’installazione e l’immagine in movimento, l’artista propone un approccio innovativo allo spazio museale, che sfida la gerarchia, la permanenza e il significato fisso.

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