In qualche parte del Regno Unito, fine anni ’60. In un prestigioso collegio maschile gli studenti tornano dopo un breve periodo di vacanze. La solita routine, fatta di lezioni da seguire e folli ordini ai quali obbedire ciecamente, alimenta il malcontento e l’insofferenza di un cospicuo gruppo di ragazzi guidati dal ribelle Mick Travis.

In qualche parte della Germania, fine anni ’60. Julian è un annoiato rampollo della più rampante borghesia del secondo dopoguerra. Le sue giornate passano monotone in una grande villa immersa nel verde della foresta tedesca. La sua personalità è soffocata da una tediosa abulia: da una parte c’è Ida, una studentessa rivoluzionaria che vorrebbe scuoterlo da quell’apatia, dall’altra c’è la figura di un padre troppo ingombrante, Klotz.

In poche battute la trama di due pellicole che seppero mettere in scena, con una spietata lucidità, l’aria che si respirava in tutta Europa verso la fine degli anni Sessanta. La prima pellicola, ambientata nel Regno Unito, è If… diretta da Lindsay Anderson, uno dei massimi esponenti del free cinema; la seconda, quella ambientata in una villa tedesca, è Porcile, frutto di una delle più grandi menti del secondo Novecento italiano, Pier Paolo Pasolini.
Entrambi i film sono mossi da un preciso sentimento di denuncia verso il potere dominante dell’epoca (sebbene la natura del potere messa in scena non sia tanto distante da quella dei tempi attuali). Il college inglese, così austero e grigio, è un microcosmo dominato da due figure di potere: gli insegnanti e il rettore. Uomini anziani che sottomettono gli studenti martoriandoli con leggi assurde e proibizioni allucinanti: addirittura nella struttura vige il divieto di portare i capelli lunghi perché segno di sciatteria e di disordine.
Il potere, in ogni tempo e in ogni sua forma, ha una sola finalità: spersonalizzare l’individuo, plasmarlo fino a renderlo uguale alla massa, anonima per sua natura, per trasformarlo in una marionetta facilmente manovrabile e sfruttabile per i propri fini egoistici. Per perseguire un tale obiettivo il potere si avvale di due stratagemmi: il terrore di una repressione violenta (gli studenti se si ribellano vengono violentemente frustrati) e la possibilità di poter essere premiati se si obbedisce ciecamente alle regole (altri, invece, se si mostrano accondiscendenti, hanno una vita facile e di privilegi).
Il potere non cambia negli anni, si avvicendano i Governi, cambiano i partiti e i nomi, ma la sua vera natura resiste allo scorrere del tempo.
La villa borghese di Julien è perfettamente geometrica perché il potere ha la capacità di poter trasformare a proprio piacimento perfino gli spazi e le architetture: così sottolineò Pasolini mentre osservava sconsolato, da una malinconica spiaggia, la città di Sabaudia.
Anche se Porcile è ambientato durante gli anni paranoici della Guerra fredda, dichiara a voce alta che il Fascismo non è morto, ma la sua natura ancora sopravvive tra le pieghe della società dei consumi del secondo Novecento e di quella più attuale.
Il padre di Julien stringe un torbido rapporto di affari con l’inquietante Herdhitze, un nazista della prima ora che ha compiuto le peggiori atrocità contro altri esseri umani ma che continua a sopravvivere in una società “democratica”, seppure con un volto “nuovo”:
Eh, già! Una plastica facciale all’italiana. (Herdhitze a Klotz)

In qualche parte del Regno Unito, fine anni ’60. Durante il giorno della Festa del Fondatore, Mick Travis fa fuoco sul corpo docenti assieme ai suoi compari.
Violenza e rivoluzione sono gli unici atti puri. (Mick Travis)

In qualche parte della Germania, fine anni ’60. Julien, dopo un periodo di catatonia, ormai stanco dell’alienante vita borghese, decide di andare nel porcile vicino casa sua e si dà in pasto ai maiali. Qualche secolo prima, invece, come raccontato sempre nella pellicola pasoliniana, un giovane cannibale decise di ribellarsi al potere genitoriale mangiando suo padre.
Ho ucciso mio padre, ho mangiato carne umana, ed ora tremo di gioia. (Il Cannibale)
In un clima alienante come quello creato dal potere la sola ed unica necessità è quella di ritornare ad una dimensione di calorosa umanità.
Come fare, allora? In un periodo di palinsesti chiusi perché troppo scomodi e di disegni di legge creati per evitare che si parli di argomenti scottanti nei luoghi di cultura, quali scuole e accademie, come si può arrivare “ad un gesto molto più umano” che metta in discussione e sovverta l’ordine costituito, quello stesso che è caratterizzato da un atroce degrado e da una corruzione impietosa?
Attraverso la rabbia che resiste alla spersonalizzazione e che porta alla ribellione.
Gli studenti inglesi non hanno altra strada che la violenza e l’occupazione della scuola; Julien, prima di darsi alla morte, si accoppia con un maiale: un gesto violento sia disperato, per scuotersi da dosso l’apatia borghese, sia metaforico, inteso come atto per dominare e annullare la figura paterna considerata simile a quella abietta di un porco; il Cannibale mangia i suoi genitori provando un gesto di estrema felicità.
Lungi dal voler giustificare la violenza, la Storia insegna che la strategia della lotta armata è sempre stata fallimentare, dalle BR a Forza Nuova: ciò ha sottolineato il giornalista Roberto Saviano in un suo video sulla morte di Charlie Kirk.
Eppure l’unica strada per il sovvertimento dell’ordine appare la violenza; di quest’ultima, però, ne esistono di due tipi.
L’invito fornito da queste due pellicole, distanti negli anni, è ancora più che mai attuale: bisogna correre alla rivolta, nelle strade e nelle piazze, per contrastare il potere il cui esercizio ha caratterizzato, e pervertito, i vari Governi che si sono avvicendati fino ad ora.
Il regime è un regime democratico però quella acculturazione, quella omologazione che il Fascismo non è riuscito assolutamente ad ottenere, il potere di oggi, cioè della civiltà di consumi, invece riesce a ottenere perfettamente. (Pasolini in un’intervista del 1974)
La violenza, l’unica accettabile e davvero performante, è quella praticate nelle ultime, delicate settimane. Manifestazioni nelle piazze di studenti e lavoratori; contestazioni tramite i social e altre piattaforme, trasmissione di informazioni veritiere; interruzione dei servizi e di tutte le attività lavorative; flottiglie che mettono in “discussione” il ruolo di quanti occupano i piani alti: sia questa l’unica forma di lotta contro un potere fatto di menzogna, terrore e punizione.
Un borghese redento deve rinunciare a tutti i suoi diritti, / a bandire dalla sua anima, una volta per sempre, / l’idea del potere. (Il PCI ai giovani!)

Emmanuele Antonio Serio è nato e vive a Salerno. È laureato in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Fisciano. Da quattro anni è docente di Lettere presso una scuola media a Napoli. Nel tempo libero si "diverte" a scrivere di cinema, letteratura e musica presso alcune testate giornalistiche online. Inoltre, si diletta nella scrittura di poesie.
