Se si cercasse il significato di affettività, questa è la definizione che si leggerebbe:
In psicologia è l’insieme dei fatti e dei fenomeni che caratterizzano le tendenze e le reazioni psichiche di un individuo. (Treccani)
Ultimamente si parla tanto di educazione all’affettività nelle scuole, non senza un vespaio di polemiche. Come sempre l’arte, in anticipo coi tempi, ha affrontato a modo suo questo tema, dimostrando come i sentimenti siano fondamentali nella crescita e nella costruzione di rapporti sani con se stessi e gli altri.
Disregolazione emotiva. Barry è il protagonista della commedia del 2002, Ubriaco d’amore, diretta da Paul Thomas Anderson.
Barry è timido e manifesta delle evidenti difficoltà nella gestione della rabbia: spacca vetrate, vandalizza bagni pubblici, ricorre a parole violente. La disregolazione emotiva è la difficoltà nell’esprimere le proprie emozioni in modo controllato.
In momenti ansiogeni, come una cena con le sorelle iperprotettive o un primo appuntamento, Barry non trova altro modo di sfogarsi se non attraverso un atteggiamento aggressivo.
Se si domandasse ad un adolescente come è solito comunicare la rabbia, o qualsiasi altra emozione, la risposta sarebbe unanime: esclusivamente a livello fisico. Non solo i ragazzi manifestano una sempre maggiore difficoltà nel dare un nome al magma che li sconvolge dentro, ma spesso lasciano che questo esploda come una bomba che provoca vittime e feriti.
Barry minaccia, Barry distrugge, Barry si pente e si vergogna: è simile a tanti che si confrontano per le prime volte con mille sentimenti intensi e mutevoli e, non disponendo di strumenti adeguati, senza neanche sapere il perché, li manifestano con reazioni incontrollate: da un pugno dato nel muro di una scuola, all’aggressione fisica di un coetaneo.
Dipendenze. Titta Di Girolamo è il personaggio principale de Le conseguenze dell’amore, film del 2004 di Paolo Sorrentino.
Titta vive da solo, in un asettico albergo a Lugano. Nella sua solitudine alimenta una terribile dipendenza: l’eroina.
Il mio segreto inconfessabile è questo, e non è l’unico. Sulla droga la società civile tende a semplificare, distinguendo il mondo in tossicodipendenti e non tossicodipendenti. Questa separazione netta non tiene conto di situazioni intermedie molto diffuse, come la mia.
Io faccio uso di eroina una volta alla settimana da 24 anni. Solo il mercoledì mattina e solo alle 10:00 in punto. Non ho mai, dico mai, fatto strappi alla regola. Non posso definirmi un tossicomane, non posso definirmi un uomo estraneo al problema della droga.
Titta è costretto contro la sua volontà a risiedere in Svizzera per occuparsi del riciclaggio di denaro sporco per rimediare ad uno sgarro fatto in passato ad una famiglia mafiosa. La sua tossicodipendenza nasce come meccanismo per difendersi da un disagio interiore.
“Non sono mai stato amato da nessuno, io.”.
Secondo uno studio, condotto dall’Osservatorio Nazionale Alcol nel 2019, il 12% degli adolescenti in Italia consuma alcolici in maniera incontrollata. Un’altra ricerca, fatta questa volta dall’Osservatorio Gioco Online, evidenzia che il 29% degli adolescenti gioca d’azzardo. Per non parlare della dipendenza dai social media che interessa quasi centomila ragazzi. Le dipendenze nascono dalla necessità di un beneficio immediato che eluda la consapevolezza di un malessere interno.
La maggior parte di coloro che rientrano nelle percentuali riportate nelle righe precedenti sono orfani di un’educazione necessaria per individuare delle adeguate strategie per attraversare il disagio esistenziale tipico di un’età caratterizzata da cambiamenti graduali; un’età di transizione, nella quale si vive in un limbo: ormai troppo grandi per l’infanzia, ancora troppo piccoli per il mondo degli adulti.
Titta ha paura di scendere negli abissi del proprio male poiché non dispone di strumenti e quindi non ha altra alternativa che scappare attraverso il consumo abituale di eroina.
Mascolinità tossica. Il mondo de L’appartamento, pellicola degli anni Sessanta diretta dal genio di Billy Wilder, è gretto e misogino.

Gli uomini sono machi, hanno un ego smisurato, trattano le donne come oggetti del desiderio o trofei da mostrare, calpestano i sentimenti altrui per un vantaggio personale, mancano di empatia.
Di questa realtà è vittima Fran, l’ascensorista, che viene maltrattata dal capo del personale, Sheldrake, sebbene questi affermi di amarla. In tale universo si muove con maldestrezza l’impiegato C.C. Baxter: un uomo anonimo – addirittura non si conosce il suo nome – che tenta di emulare quel comportamento tossico che pensa essere l’unica chiave per raggiungere il successo. A causa di un’indole introversa non ci riesce e finisce per essere trattato come uno zerbino dai suoi superiori.
Uno studio del “Journal of School of Psychology” così descrive la mascolinità tossica:
“L’insieme di tratti socialmente regressivi che servono a favorire il dominio, la svalutazione delle donne, l’omofobia e la violenza insensata.”.
È ancora dominante l’immagine dell’uomo che “non deve chiedere mai”, che deve mostrarsi in ogni occasione sicuro di sé e aggressivo, che non deve mostrare un briciolo di vulnerabilità (perché piangere sarebbe da femminucce), che deve raggiungere gli obiettivi a qualunque costo e non deve accettare un no come risposta.
Un tale modello socio-culturale, a causa dei media e della pubblicità, serpeggia prepotentemente tra i maschietti che, immaginando di non avere altre alternative, si assuefanno a questo standard. Quanta violenza provoca ciò? Quante donne sono state vittime di abusi solo per aver detto un no?
“Eseguo gli ordini del dottore. Ho deciso di diventare un mensch. Lei conosce il tedesco? Un essere umano.”
Con tali parole C.C. Baxter si ribella al malsano meccanismo di una società maschilista.
Cos’è cambiato? Si è innamorato.
Perché Barry abbandona gli scatti d’ira? Si è innamorato.
Come mai Titta decide di ribellarsi alla criminalità? Si è innamorato.
Innamorarsi è una tappa imprescindibile per diventare adulti o, come afferma Baxter, esseri umani. Tale sentimento crea uno speciale canale di connessione con noi stessi e con quanti ci circondano, spinge un individuo verso la maturazione, sensibilizza alla necessità di educarsi.
Progetti per il futuro: non sottovalutare le conseguenze dell’amore.
L’educazione affettiva è un momento indispensabile per la crescita, di conseguenza è necessaria la presenza di figure preparate che possano assumere il ruolo di guida. Se ne parla tanto negli ultimi tempi e spesso con colori negativi.
C’è chi afferma che è compito delle famiglie e non della scuola; che i ragazzi devono essere grandi per avere la giusta sensibilità; che è un “pretesto per indottrinarli – testuali parole – “alla dottrina LGBTQIA+”.
Nel frattempo i diretti interessati sono persi e vittime dell’influenza di contenuti spazzatura e pornografici sul Web. I genitori e la scuola hanno il dovere di occuparsi della formazione e della crescita degli adolescenti e ciò tocca anche la scoperta di sé e della propria sessualità, delle proprie emozioni, della propria intelligenza emotiva.
Solo così si potranno costruire rapporti sani con se stessi e il prossimo fondati sul rispetto e l’empatia.
Emmanuele Antonio Serio è nato e vive a Salerno. È laureato in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Fisciano. Da quattro anni è docente di Lettere presso una scuola media a Napoli. Nel tempo libero si "diverte" a scrivere di cinema, letteratura e musica presso alcune testate giornalistiche online. Inoltre, si diletta nella scrittura di poesie.


