È uno scenario surreale, e al tempo stesso perfettamente realistico, quello riproposto da Domenico Starnone in Destinazione errata, romanzo breve edito Einaudi nel 2025.

Affrontando il tema della fragilità di coppia – colonna portante della narrativa starnoniana – l’opera restituisce l’universalità di un flagello che oscilla tra consapevolezza e incoscienza, laddove è il desiderio a tessere le fila.
Il sole del meriggio illumina le strade romane quando gli equilibri matrimoniali di una comune famiglia borghese si incrinano in modo inaspettato. Preso a trafficare con il telefono per comunicare con la collega Claudia e, contemporaneamente, con la moglie Livia, lo sceneggiatore protagonista del romanzo commette uno degli errori più comuni dell’epoca della digitalizzazione: scrivere un messaggio alla persona sbagliata.
Un equivoco facilmente risolvibile se non fosse che il testo inviato è un messaggio d’amore, e che la replica che ne segue confessa un sentimento corrisposto.
Così, tra il protagonista e la sua cosceneggiatrice ha inizio una relazione clandestina che, dapprima frutto di fraintendimenti e poi di azioni riprodotte per inerzia, finisce per dare vita ad una spirale di eventi irrefrenabili.
Quasi a voler riproporre la psicologia del desiderio di Jacques Lacan – che concepisce le désir non come pulsione tesa al soddisfacimento, bensì come mancanza primordiale resa manifesta tramite l’inconscio – Starnone racconta il paradosso della brama latente che, sottesa ai gesti del quotidiano e alla malleabilità del ricordo, induce chi la sperimenta ad interrogarsi sulla volontarietà del proprio vissuto.
Non è quindi un caso se il personaggio del romanzo sembra vivere sul filo del rasoio, perennemente in bilico tra l’intenzione benevola di rimediare al misfatto ed il lascivo proposito di abbandonarsi ad una valanga di bugie sempre più irrefrenabile.
«Negli ultimi cento anni abbiamo un po’ ecceduto col desiderio. Ci si sbraccia subito come se fosse chissacché e poi si scopre che è soprattutto abbaglio e confusione».
In perfetta armonia con l’analisi lacaniana, l’infedele marito tratteggiato dal racconto si ritrae dalla possibilità di realizzare la propria fantasia non appena il suo appagamento appare possibile: prende tempo quando Claudia gli scrive «ti amo», sparisce per ore dopo il loro primo bacio, è sul punto di andarsene quando attende l’amante nell’appartamento in cui entrambi hanno deciso di trascorrere furtivamente la notte.
Un’attitudine, quella del protagonista, volta non soltanto ad anticipare ed attenuare la delusione derivante da una mancata gratificazione, ma anche a mantenere vivo il desiderio stesso, la cui fiamma può ardere solo in virtù della sua incompiutezza.
Con una maestria che alterna la scorrevolezza di una prosa semplice ad un ritmo progressivamente incalzante, in questo libro Domenico Starnone riproduce le complessità e le sfide sentimentali di un uomo come tanti altri; un uomo, per così dire, “disincarnato”, il cui nome non viene mai rivelato per l’intera durata del romanzo… forse, proprio ad indicare la crudele realtà secondo cui quell’uomo potrebbe essere chiunque.
Laureata in Filosofia triennale presso l’Università degli Studi di Padova, con una tesi dedicata al rapporto intertestuale tra Nietzsche e Dostoevskij, ho proseguito gli studi in Francia conseguendo una laurea magistrale in Sceneggiatura e Narrazione. Attualmente mi occupo di scrittura e critica culturale, collaborando con riviste cine-letterarie e universitarie, oltre che con testate locali, tra cui Il Gazzettino.




