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Furti in casa. Gioielli, opere d’arte e quella strana voglia di raccontare a tutti che stiamo partendo

«Dottore, ancora in città?»
«Sì, ma finalmente sabato parto. Vado in Sardegna e mi fermo quasi tre settimane. Ho proprio bisogno di staccare.»
«Beato lei. Tre settimane sono tante.»
«Eh sì, infatti abbiamo organizzato tutto: macchina carica venerdì sera e partenza all’alba. Così evitiamo il traffico.»
«Fa bene. Qui ad agosto resta poca gente.»
«Lo so, ma ormai avevamo deciso. Quest’anno vacanza lunga.»

immagine perPartenze cariche in un'estate Italiana d'annata
Partenze cariche in un’estate Italiana d’annata

Conversazione normale, educata e innocua. Da bar, da portineria, da pianerottolo, da ascensore. Nessuno ha parlato di gioielli, quadri, cassaforti o allarmi. Eppure, se ad ascoltare ci fosse stata la persona sbagliata, avrebbe già raccolto diverse informazioni utili: quando si parte, per quanto tempo, che la casa resterà probabilmente vuota, quando verrà caricata la macchina, che nel palazzo ci sarà meno movimento del solito e anche che il proprietario sarà in Sardegna, cioè sufficientemente lontano da non poter fare una rapida improvvisata a casa.

Ecco, questa è la base di ciò che dovremmo evitare.

Quando si parla di furti in abitazione, il pensiero va subito alla porta blindata, all’allarme, alla cassaforte, alle telecamere e magari al vicino di casa che “tanto controlla tutto lui”. Tutte cose utili, per carità. Ma il primo sistema di sicurezza, spesso, non è attaccato al muro e non ha bisogno di batterie: è la prudenza. Soprattutto quando in casa ci sono gioielli, orologi, opere d’arte, oggetti d’antiquariato o beni da collezione, il problema non è soltanto evitare che qualcuno entri. Il problema è evitare che qualcuno sappia troppo: cosa possediamo, dove lo teniamo, quando siamo in casa e, soprattutto, quando non ci siamo.

Porte blindate, grate alle finestre, allarmi, telecamere e sensori sono strumenti importanti. Ma il ladro non lavora solo con il piede di porco: lavora prima di tutto con le informazioni. Osserva, ascolta, collega dettagli. E spesso siamo noi, senza accorgercene, a lasciargli le briciole come Pollicino. Solo che, in questo caso, le briciole non servono a ritrovare la strada di casa: servono a indicarla a qualcun altro.

Una valigia caricata in macchina davanti al portone, con tutta la famiglia schierata come per una spedizione in Antartide, è già un piccolo comunicato stampa: “Stiamo partendo, la casa resterà vuota”. Se poi ci aggiungiamo il barista informato, il parrucchiere informato, il gruppo WhatsApp informato e magari anche una bella foto sui social con scritto “finalmente si parte”, più che una vacanza sembra una conferenza stampa. Naturalmente, non bisogna vivere nella paranoia. Ma nemmeno rendere il lavoro facile a chi osserva. Parlare delle date precise delle ferie, raccontare che “torniamo tra tre settimane”, mostrare con disinvoltura oggetti di valore o far capire che in casa non resterà nessuno sono informazioni che, sommate tra loro, possono diventare molto utili per chi ha cattive intenzioni.

Oggi, poi, l’osservazione può avvenire anche in modi meno tradizionali. Non bisogna immaginare scenari da film di spionaggio, ma la tecnologia ha ampliato le possibilità di controllo. Un drone, ad esempio, può essere utilizzato per osservare terrazzi, giardini, accessi secondari, finestre, abitudini della casa e sistemi di sicurezza visibili dall’esterno.

D’estate, quando lasciamo finestre e portefinestre aperte per non trasformare casa in un forno, il tema diventa ancora più concreto. Una finestra aperta non è solo una gentile concessione all’aria fresca: può diventare anche un punto di osservazione. Senza fare fantascienza, un piccolo drone potrebbe avvicinarsi a un ambiente accessibile, scrutare dettagli utili, individuare oggetti lasciati in vista o, in casi estremi, tentare di intercettare piccoli beni lasciati nel posto sbagliato, come un mazzo di chiavi appoggiato vicino all’ingresso. Non significa che ogni drone che vola vicino a casa sia pilotato da una banda criminale; significa però che la protezione dell’abitazione non può più limitarsi alla sola porta d’ingresso.

Lo stesso vale per tutto ciò che è collegato alla rete domestica. Allarmi, telecamere, videocitofoni, serrature smart e sistemi di controllo da remoto sono strumenti utilissimi, ma solo se configurati e aggiornati correttamente. Una telecamera collegata al Wi-Fi, se mal protetta, può smettere di essere un presidio di sicurezza e diventare una finestra aperta sulle nostre abitudini. Il paradosso è evidente: installiamo dispositivi per controllare casa, ma se non li proteggiamo bene potremmo offrire ad altri la possibilità di controllare noi.

Non serve diventare esperti informatici. Serve però evitare password banali, aggiornare i dispositivi, proteggere il router, non lasciare credenziali di fabbrica e affidarsi a installatori competenti. La sicurezza fisica e quella digitale, ormai, non sono più due mondi separati.

C’è poi un altro equivoco molto diffuso: pensare che basti “nascondere bene” gli oggetti. Il famoso cassetto segreto, la scatola in fondo all’armadio, il portagioie dentro la scatola delle scarpe, i gioielli in una busta e immersi nel sifone del bagno, il controsoffitto, il vaso decorativo, il libro scavato. Sono soluzioni che danno conforto psicologico più che sicurezza reale. Chi entra per rubare non fa archeologia domestica: cerca nei posti più probabili, e spesso sono esattamente quelli.

Per i gioielli più importanti, per gli orologi di valore e per i beni che non vengono utilizzati spesso, la scelta più razionale è non tenerli tutti in casa. Una cassetta di sicurezza o una custodia professionale possono essere molto meno romantiche del vecchio nascondiglio di famiglia, ma decisamente più efficaci. Certo, anche le cassette di sicurezza non sono immuni da rischi, la cronaca recente di Napoli ce lo ha ricordato con una certa energia. Ma tra una struttura bancaria e il cassetto del comodino, nella maggior parte dei casi, la differenza resta significativa. Il rischio zero non esiste; il rischio mal gestito, invece, esiste eccome.

La cassaforte domestica può essere utile, ma anche qui bisogna evitare illusioni. Una piccola cassaforte appoggiata dentro un armadio non è una cassaforte: è una confezione regalo particolarmente pesante. Se deve proteggere beni importanti, deve essere adeguata, ben installata, murata o solidamente ancorata, collocata in un punto non ovvio e conosciuta da pochissime persone.

Anche i sistemi di protezione dell’abitazione vanno pensati come un insieme. Porta blindata, serrature, infissi, allarme, videocitofono, telecamere, sensori e collegamenti da remoto non servono a trasformare la casa in una banca svizzera, ma ad aumentare difficoltà, tempo e rischio per chi vuole entrare. Un ladro cerca rapidità e prevedibilità. Se trova ostacoli, rumore, incertezza e possibilità di essere visto, spesso cambia obiettivo.

Poi c’è un punto decisivo che non mi stancherò mai di dire: l’allarme deve funzionare prima che i ladri entrino, non quando sono già in camera da letto. Se un sistema segnala l’intrusione solo dopo l’accesso effettivo all’abitazione, è già tardi. Un ladro esperto non ha bisogno di un pomeriggio intero per trovare gioielli, orologi e contanti. In pochi minuti può controllare i luoghi più prevedibili, raccogliere ciò che cercava e uscire. L’allarme non dovrebbe essere una sveglia che ci informa che qualcuno è già entrato; dovrebbe essere un ostacolo che rende più difficile, rischioso e rumoroso arrivare fin dentro casa.

Per questo sono importanti le protezioni perimetrali, i sensori sugli accessi, la rilevazione esterna dove possibile, il corretto posizionamento delle telecamere e la manutenzione periodica dell’impianto. Un sistema non verificato da anni, con batterie scariche, sensori esclusi, collegamenti non funzionanti o notifiche che nessuno controlla, dà solo una sensazione di sicurezza. E la sensazione di sicurezza, purtroppo, non ha mai fermato un ladro.

Il punto, però, non è solo proteggere i beni prima ma anche essere in grado di dimostrare cosa è stato rubato dopo. Ed è qui che molti proprietari scoprono, troppo tardi, che possedere un bene non significa automaticamente poterlo documentare.

Per i gioielli bisognerebbe conservare fotografie chiare, descrizioni, certificati, fatture, stime, indicazioni su materiali, pietre, carature, marchi, punzoni e caratteristiche identificative. Non serve trasformarsi in gemmologi per passione, ma almeno sapere cosa si possiede e poterlo dimostrare.

Per le opere d’arte il discorso è ancora più importante. Un quadro, una scultura, una fotografia d’autore, un mobile antico o un oggetto da collezione dovrebbero essere accompagnati da una scheda descrittiva completa: autore, titolo, tecnica, misure, supporto, firma, iscrizioni, provenienza, autentiche, expertise, fotografie del fronte, del retro, della cornice e dei dettagli.

immagine per La parete del Louvre con la Gioconda scomparsa.
La parete del Louvre con la Gioconda scomparsa.

Un’opera non documentata è più difficile da cercare e da inserire negli archivi dell’Interpol, più difficile da rivendicare e più difficile da liquidare in sede assicurativa.

L’inventario, quindi, non è una noia da archivisti, è una forma di protezione. Non impedisce il furto, ma evita che dopo il furto ci si ritrovi a dire: “Avevo un anello con una pietra, mi pare blu”, oppure “era una Madonna con Bambino, grandicello, forse firmato in basso”. Descrizioni di questo tipo non aiutano nessuno: non aiutano le ricerche, non aiutano l’assicuratore e non aiutano il proprietario.

Infine, c’è il tema assicurativo. Molti sono convinti che la normale polizza casa copra automaticamente tutto ciò che si trova nell’abitazione. Purtroppo non sempre è così. Gioielli, preziosi, opere d’arte, collezioni e oggetti di particolare valore possono essere soggetti a limiti, sottolimiti, franchigie, scoperti, obblighi di custodia, condizioni relative alla cassaforte, limiti per singolo bene o esclusioni specifiche.

Per questo la polizza va letta prima del furto, non dopo. Per beni importanti, una copertura generica può non bastare: occorre verificare che i valori siano corretti, che i beni siano descritti adeguatamente, che le condizioni di custodia siano realisticamente rispettabili e che la garanzia sia coerente con il modo in cui quei beni vengono conservati, indossati, spostati o esposti.

In questo contesto, il ruolo di un broker specializzato può essere decisivo: non solo per individuare la copertura più adatta, ma anche per consigliare come proteggere l’abitazione, documentare i beni, valorizzarli correttamente e costruire con la compagnia una polizza meno esposta a scoperture, contestazioni o liquidazioni inferiori alle aspettative.

Perché il vero obiettivo non è semplicemente “avere una polizza”, ma avere una copertura che funzioni davvero quando serve.

La sicurezza domestica, in definitiva, non è solo questione di antifurti. È una questione di comportamento, discrezione, organizzazione, documentazione, cybersecurity e assicurazione corretta. Bisogna evitare di far sapere troppo prima, rendere difficile entrare durante, ed essere pronti a dimostrare tutto dopo.

Un furto non si può sempre evitare. Ma si può fare molto per non facilitarlo. E, soprattutto, si può evitare di commettere l’errore più comune: accorgersi dell’importanza della prevenzione solo quando ormai la casa è stata visitata da qualcuno che, purtroppo, non era stato invitato.

immagine per Massimo Maggio
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Massimo Maggio, collezionista, Membro dell’Advisory Board di Cascino Progetti e del Board del Brave Art Collectors Club, è uno dei massimi Broker di Assicurazioni e Head of Fine Art Division (Responsabile della Divisione di Belle Arti) di Wide Group.

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