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La Mail Art è viva, lotta, si muove, viaggia insieme a noi

La Mail Art o Arte Postale è una pratica d’avanguardia che consta di invii di lettere, cartoline, buste e simili elementi extra-artistici innalzati al grado di artisticità da manipolazioni ad hoc e recapitati a uno o a più destinatari tramite posta. La rielaborazione autoriale, cioè, avviene dipingendo, decorando graficamente etc. tali materiali o costruendone delle speciali versioni e successivamente spedendo ogni opera così realizzata prevedendo un’interazione con i fruitori riceventi.

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La narrazione romanzata vuole che uno dei primi semi della Mail Art fosse incarnato da… Cleopatra, che si fece letteralmente recapitare, come dono d’amore, nascosta avvolta in un tappeto pregiato, al suo amato Giulio Cesare. Come la storia andò a finire è cosa nota… Leggenda a parte, il vero principio della Mail Art è concentrato nell’ottocento inglese, in procedimenti popolari e nel concetto che oggi chiameremo di Brand, tutto riassunto nelle illustrazioni dell’artista William Mulready, fatte per la riproduzione a mezzo stampa del primo nucleo di buste pre-affrancate create per il lancio della Penny Post e utilizzati a partire dal 6 maggio nel 1840; esse, per qualche strano motivo, non furono apprezzate e per questo caricaturate da altri autori, generando una mole notevole di altro materiale simile, basato sul servizio postale e proto-Mail Art…

Da allora, tanti artisti perseguirono quest’arte, spesso pionieristicamente: i Futuristi, con le cartoline e le epistole anche ludiche di Giacomo Balla, di Fortunato Depero, Francesco Cangiullo e i collage spediti da Ivo Pannaggi; o i Dadaisti, con le cartoline rettificate di Max Ernst e George Grosz oltre che alcune risoluzioni di Marcel Duchamp; ecco, anche, Paul Klee: in particolare, ci è nota una sua cartolina disegnata indirizzata a Gabriele Munter nel 1913; altro attore importante di tale arte è stato Yves Klein nel 1959, quando appose un bollino del suo peculiare colore blu ricoprendo i francobolli ufficiali delle Poste francesi e spedendo, proprio con tali francobolli modificati, inviti delle mostre. In pieno clima Fluxus, esemplare è The Postman’s Choice, 1965, di Ben Vautier, una cartolina con indirizzi diversi su ognuna delle sue due facce…: il recapito, insomma, era a discrezione del postino, come titolazione premetteva; Robert Watts, a sua volta, progettò una serie di francobolli e, nel 1966, George Maciunas creò il Fluxus-Kit postale, un multiplo di scatole contenenti cartoline, francobolli e buste da lettera.

Ray(mond) Johnson è da molti considerato un padre forte della Mail Art; l’artista morì suicida il 13 gennaio 1995 gettandosi nelle acque ghiacciate dal ponte di Sag Harbor (Long Island); quello che è stato definito  “il più famoso artista sconosciuto di New York” mise fine alla sua vita così, con una terribile, drammatica performance che fu celebrata da una cartolina postale. Invece, avvisava di “essere ancora vivo” On Kawara, che negli anni Settanta inviò telegrammi che, testimoniando la sua analisi e l’ossessione connessa al Tempo, davano conto, concettualisticamente, del suo “Still Alive” – appunto – dopo avere dettagliato su cartoline di viaggio ora e minutaggio, oltre che il giorno esatto dei suoi inizi della giornata  (I got up).

L’elenco è davvero lungo, e si amplia nelle controculture e nelle tante esperienze diversificate di Mail Art e simili rese, di cui non si contano gli autori…

Anche in Italia si distinguono protagonisti connessi a tale configurazione artistica: non dimenticando un episodio più politico-utopistico (l’Isola delle Rose, autoproclamatasi Repubblica Esperantista e Stato indipendente nel 1968 in acque Adriatiche, editò propri francobolli-capolavoro),  molti si cimentarono, sia sporadicamente ma strepitosamente – Alighiero Boetti, Giosetta Fioroni, Mario Schifano, tra i vari – sia più in linea con un’idea di scambio artistico libero dai condizionamenti commerciali – Enrico Baj, Pablo Echaurren, Prof. Bad Trip –, sia noti per portare avanti questa forma d’arte in maniera netta: Anna Boschi, ad esempio, oltre ad avere organizzato molti progetti di Mail Art, ha creato un ampio archivio del genere (Mailartmeeting Archives) e archivi e analoghe realtà sono il M.I.M.A. Museo Internazionale Mail Art, l’A.I.M.A. Archivio Internazionale Mail Art, e l’International Union of Mail Artists – IUOMA); altri artisti hanno scelto di portarla avanti  in maniera insistita (Ruggero Maggi, Marcello Diotallevi etc.) atri più giocosa (Anna Banana)  o prioritariamente, come Guglielmo Achille Cavellini, Piermario Ciani e Vittore Baroni, che editò per trent’anni anche una rivista specializzata (“Arte Postale!”, ottobre 1979 – dicembre 2009). Sono solo alcuni dei tanti esempi di una scelta che coniuga istinto e progetto…

Questa è arte-azione ed è qualcosa di attivissimo. Gli artisti della Mail Art hanno spedito negli anni una mole inimmaginabile di queste loro elaborazioni via corrispondenza; hanno affidato e affidano al viaggio postale il proprio messaggio estetico-elegiaco in liaison con la comunicazione e dando all’atto della ricezione un’ulteriore aggiunta di significato, come ci siamo detti; così, infatti, si allontana la prassi più passiva della fruizione solo espositiva di tali lavori per una sollecitazione partecipativa; si provoca la sorpresa, in chi li riceve, la meraviglia di poter rigirare tra le mani qualcosa che solitamente è vietato toccare nei musei e nelle gallerie. Si genera, insomma, con queste missive artistiche, un circuito etico e positivo, potenzialmente infinito, che regala occasioni per possedere un capolavoro facilmente, gratuitamente e inaspettatamente, ripagandolo, semmai, contraccambiando con un’altra creazione di Arte postale destinata al mittente che per primo ha omaggiato della sua opera: e così via, come in una catena di Sant’Antonio virtuosa dove lo spettatore diventa protagonista e compartecipe dell’esperienza artistica; del resto, non fu Marcel Duchamp ad aver dichiarato che il pubblico, nel “processo di visualizzazione” dell’opera o dell’evento estetico “aggiunge il suo contributo all’atto creativo” (Marcel Duchamp in una lettera del 1956 di Jean Mayoux, in: M. D., La Liberté et une divisibile: Textes critiche et politiques, Ussel, 1979)?

La legge della Mail Art è poi mutata nel suo meccanismo standard e, con l’avvento di nuove tecnologie ha visto i suoi protagonisti tra i primi a servirsene creativamente; così, alla spedizione delle opere in maniera tipica, ovvero imbucandole e affidandosi all’ufficio postale, si è affiancato prima l’uso creativo del Fax, poi l’invio tramite email (ed oggi condiviso anche nei Social-Network): a questo punto, la comune, classica modalità della prima Mail Art si rinnova, accetta di aprirsi alla tecnologia e si modernizza. L’invio, da tangibile si fa immateriale ma non per questo meno presente e reale. Le opere-cartoline, o le opere-buste, si possono così godere sui computer, le si possono stampare, volendo, a proprio uso e consumo; il piéce unique accetta, così, la sfida della sua possibile proliferazione… Più condivisione di così…: multipla, liquida, inarrestabile e gioiosa… Già:  poiché come scrisse un esperto in materia, l’autore HR. Fricker, “Mail Art (…)it is the artist who is fine” e da questo dato si parte come imprescindibile mission che dà corpo – cartaceo o più liquido, come abbiamo dettoa piccoli lavori preziosi nella loro semplicità, belli e fortemente comunicativi a ogni livello e per tutti: come nel più puro spirito della Mail Art.

E’ in siffatto universo cangiante, di alternativa all’oggetto-opera più usuale, che è ascrivibile il lavoro di Sandro Rinaldi. Egli preferisce una strada molto individuale, più autonoma. Mette grande attenzione alla formalizzazione compositiva, essenzialmente astratta, molto luminosa, segnica e pittorica oltre che emozionata. Sono opere frutto di impressioni ed emozioni che condivide, come artista-mittente, con amici-riceventi. Le sue opere minute – miniaturizzate, diremmo –  adottano come superficie espressiva medium uguali e ripetuti nel tempo: buste di carta di vario tipo – più leggera, più spessa, ornata, neutra, a colori, stampata, di formato quadrato, rettangolare etc. – e di alberghi nei quali egli ha soggiornato e ancora si reca. Importantissimo, nel suo lavoro, come nella pratica della Mail Art, il concetto del viaggio, che egli puntualizza realizzando molte opere-buste legate ai diversi alberghi dove egli ha risieduto ed è ospitato. Alla   Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte, sala della Crociera, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Via del Collegio Romano 27 a Roma, c’è una sua mostra: dal 17 giugno (ore 17:30 – conversazione inaugurale ore 18,30 – intervengono: la curatrice; la responsabile della Crociera, Patrizio Roversi e l’artista) e sino al 27 giugno 2013 (orari: lunedì 14:00 – 19:00; mercoledì 9:30 – 17:00; giovedì 9:30 – 13:30).

1 commento

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  • Ho ri-letto con piacere anche le origini più fantasiose che si ricollegano “ex-post” alla Mailart e riempiono quasi tutte le pagine di esordio creando spunti “possibili” ma non sempre fondati, ma certamente non ne furono i germi più fecondi
    … così come le buste illustrate che furono un esempio diffuso della parola aggiunta alle immagini preesistenti con fantasia e divertimento, ma non costituiscono, secondo i miei studi che conduco dal 1985 quando per merito di Mari Grazia Federico di Genova, entrai nel mondo “ufficiale” della Mailart
    perché ufficiale: avendo praticato dal 1973 la spedizione di circa 100 “artwork” ogni estate a persone di mia scelta, tutte con disegni, fotocollage, lettering su CARTOLINE POSTALI ITALIANE… ma senza conoscere e mutuare lo “spirito della Mailart, sono anni che io non considero nel mio percorso di Networker, che poi mi ha visto lanciare alcune “Call, Project, Convocatoria” dal 2003 e organizzare mostre pubbliche in grandi eventi come in piccole realtà culturali
    concordo con la descrizione storica, ma continuo a pensare che la Mailart come movimento spontaneo di arte concettuale, naque – sulla scia delle Avanguardie artistiche del ‘900 – dalla ribellione di artisti visuali e non (John Cage spediva audiocassette con brani improvvisati ad hoc o con rumori naturali e corporali… e non card, ad esempio) degli USA, nei confronti della mercificazione dell’arte che Gallerie e Mercanti mettevano in atto come è naturalmente nelle cose del mondo
    la ribellione pacifica vide quindi la circolazione di Opere – il cui unico prezzo era quello del francobollo regolare del servizio postale – spedite a chi si sceglieva autonomamente come destinatario e nuovo possessore/proprietario dell’opera, con la consuetudine, non vincolanta, della “RECIPROCATION”
    le quattro regole non scritte ma rispettate dai Networker di tutto il globo erano e restano (salvo i commenti tra parentesi che a volte le ‘tradiscono’)
    NO MONEY (da qualche anno si vedono nel web aste e vendite di opere nate nello spirito della Mailart, contro il concetto della NON COMMERCIALIZZAZIONE che fu alle origini del Movimento USA come detto)
    NO RETURN
    NO RULES (l’unica prudenza dovuta sta nel porre in album riservato – nell’ambito delle Mostre/Exibition pubbliche – quelle opere che per soggetto scabroso, sessuale esplicito, razziale, etc)
    NO JURY

    altro punto che vede moltissimi Networker assolutamente contrari al concetto di Mailart è la c.detta “e-mailart” che tradisce lo spirito evitando:
    – la personalizzazione di ogni artwork
    – l’alea del viaggio
    – l’utilizzo del mezzzo postale “snail mail”
    – la presenza di timbri d’annullo o di errore di destinatario etc.

    Grazie davvero, nonostante le piccole disparità d’opinione che sono il seme del dialogo culturale, per aver scritto della Mailart con chiarezza e conoscenza

    emilio de tullio
    emilio-dt@libero.it

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