La mostra che non ho visto #35. Rosa Foschi

Rosa Foschi, autoritratto

La mostra che non ho visto e vorrei vedere, è quella che illustra il movimento ondivago degli “SPETALIZZATI”.

Il critico, il curatore, certi storici e via dicendo, hanno fama di gran botanici, sono espertissimi di roseti, rose, innesti, ibridazioni.

Ovviamente la Rosa da loro coltivata e messa in Mostra, avrà come nome scientifico il loro.

Molti, quasi tutti gli artisti, desiderano essere un petalo della novella Rosa.

Abbiamo così la Rosa di A… di B… di C… di E.. F… G… H… ecc…
Questi petali o meglio artisti-petalo, sono selezionati con cura, si controlla il profumo, la persistenza dell’odore, il colore…….

Sappiamo che in botanica ci sono circa 150 specie di rose e infiniti ibridi, specie rampicanti, striscianti, … dal fior-(ego)grande, piccolo, o solitario, dal fiore doppio…

Il curatore-giardiniere, sta progettando una Mostra e passeggiando nel suo particolare e unico giardino, sceglie, da forma o partorisce una rosa, e con l’aiuto delle cesoie, del lucidante per petali, rifinisce la sua rosa, ed è costretto ad accantonare, lasciar cadere, depositare a terra quei petaluzzi non in sintonia con la sua “ideale rosa”.

In sostanza deve soprattutto “spetalizzare”, con dispiacere magari, non sempre si possono fare compromessi.

Gli artisti-petalo eliminati, dalla rosa primaria del curatore, sono pazienti in attesa di un nuovo curatore che li rimetta in forma.

Ecco, vorrei vedere, la mostra degli artisti-spetalizzati dalla mostra X o dalla mostra Y, non come un Salon des Refusés.

Una mostra che spieghi il perché il tal petalo non può stare nella Rosa X o Y.

Vorrei la motivazione della “spetalizzazione”, ossia, questo petalo forse è troppo opaco, ci vuole più sole! Uno è insipiente… non ha profumo, un vecchio profumo… un altro ha perso mordente… l’altro è poco sviluppato, forse si tratta di carenza vitaminica, …

Premesso che la Rosa-Curatoriale, è insindacabile, “una rosa è una rosa” e non si può indire uno sciopero per il licenziamento di qualche petalo…

“Un curatore è un curatore”

Lo si sente mentre ripete il suo mantra:

Io sono

io suono

lo sento

il suono

del Sono

Ganni Piacentini

Ganni Piacentini

Nato mezzo secolo fa a Roma e morto nel futuro, non attraversa di buongrado la strada senza motivo. Impiegato prima in un forno in cui faceva arte bianca poi del terziario avanzato, da mancino dedica alle arti maggiori la sola mano sinistra. Allestisce, installa, fa deperire, dimostra, si confonde, è uno scadente imbonitore, intelligentissimo ma con l’anima piuttosto ingenua. Ha fondato in acqua gli artisti§innocenti, gruppo di artisti e gente comune, che improvvisa inutilmente operette morali. Tra suoi progetti: la Partita Bianca (incontro di calcio uguale), una partita notturna tra due squadre vestite di bianco, a cura di ViaIndustriae, Stadio di Foligno 2010 e, in versione indoor, Reload, Roma 2011 e Carnibali (per farla finita con i tagliatori di carne), Galleria Gallerati, Roma 2012.
Ha contribuito alla performance collettiva TAXXI (Movimento di corpi e mezzi al riparo dalle piogge acide contemporanee) prodotto dal Dipartimento Educazione del Maxxi nel 2012. Sua la cura del Premio città etica (per l’anno duemilae...) e del Premio Retina per le arti visive.

2 commenti

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  • bellissimo pensiero, tristemente vero, come però è anche tristemente vero è che in Italia son tutti Dottori, Allenatori e…. Artisti!