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La Nuda Verità di Walter Chappell

Eternal Impermanence, a cura di Filippo Maggia è il titolo della retrospettiva dedicata da Fondazione Fotografia di Modena al fotografo americano Walter Chappell (Portland 1925 – Santa Fe 2000). Il titolo, Eterna Impermanenza, quindi il continuo scorrere e mutare di tutto ciò che esiste, è esplicativo della filosofia di vita che Chappell ha seguito, con naturalezza, tenendo fede alle proprie origini (indiane da parte di padre) e ad un richiamo profondo che lo ha sempre portato verso la ricerca, la Natura, gli affetti, la famiglia (numerosa e diffusa, perché ha avuto oltre alle compagne, tre mogli e sette figli, dei quali uno acquisito), quasi una dimensione cosmica. Interessato alle filosofie orientali, pratica la meditazione, approfondisce i testi del filosofo George Gurdjieff (fa anche parte del gruppo creato da Frank Lloyd Wright), vive nelle comuni, attraversa l’America in macchina, è perfettamente inserito nella sua epoca, quella che vede l’inizio del movimento hippie. Studia musica (pianoforte), scrive poesie, progetta e realizza alcune delle case dove si trasferisce (e dove quasi regolarmente appronta una camera oscura), fa molti e diversissimi lavori, contadino, parcheggiatore, operaio. Incontra la fotografia molto presto, ma soprattutto ha la grande opportunità di conoscere e frequentare i grandi fotografi americani, Ansel Adams, Edward Weston, Imogen Cunningham, Beaumont e Nancy Newhall, in particolar modo è amico e allievo di Minor White.

Nel 1946, al rientro dal servizio militare inizia davvero la sua esperienza fotografica, che lo porterà a lavorare alcuni anni alla George Eastman House, dove può approfondire e affinare la propria tecnica, a fianco proprio di Minor White o ad insegnare e a tenere workshop nei più prestigiosi centri e college americani. Insieme conducono varie ricerche e sperimentazioni, specialmente sul concetto di Camera Vision, che poi pubblicano sulla rivista “Aperture”.

Riportiamo qui le parole dello stesso Chappell, scritte per il volume Under the Sun che riescono a coniugare le teorie spirituali di Gurdjieff e le nozioni di fotografia:

“Camera Vision opera come una funzione intelligente che sta tra l’occhio umano e la totalità della conoscenza in un momento di consapevolezza attiva. Questa esperienza non ha bisogno della macchina fotografica, ma solo della profonda sensibilità della mente umana. Per fermare e perfezionare questo flusso di impressioni, creando un’immagine indipendente nello spazio, mi servo della mia macchina fotografica con la stessa cura e la stessa immediatezza di quando adopero gli occhi. La macchina fotografica mi consente di fissare ciò che ho visto come una realizzazione in uno spazio esterno, proprio nel momento in cui la mia conoscenza e la mia coscienza sperimentano, a livello intuitivo, una realtà di fondamentale importanza per la mia consapevolezza della presenza essenziale della Vita. Questa immagine della mia Camera Vision, quando espressa con pienezza in una stampa perfetta, assume il carattere peculiare di una fusione, è il mescolarsi, in un tutto omogeneo, di due mondi altrimenti inconciliabili.”

Una tale affermazione, intrisa di spiritualità, quasi mistica, è perfettamente esplicativa del motivo per cui Walter Chappell sia poco noto negli Stati Uniti e quasi sconosciuto in Europa. Certamente il profitto e la fama non stavano tra le sue priorità. Addirittura, viene censurato e sono sequestrate alcune sue opere a causa del contenuto ritenuto scandaloso: per lo più nudi, esplicitamente incentrati sulla sessualità, sul desiderio di raccontare il corpo nei particolari, compresi quelli esteticamente negativi, come le smagliature lasciate sul ventre della moglie Nancy dai ripetuti parti. Il portfolio World of Flesh (anche questo esposto a Modena), rifiutato da tutti gli editori, quindi come accade per altri lavori, non viene mai pubblicato, ne è l’esempio principale.

Non è voyeurismo, il suo, non c’è nulla di contorto o di perverso, semmai si può pensare all’ingenuità, allo stupore e alla reverenza che prova nei confronti di tutto ciò che è Natura e Vita. In realtà basta osservare con attenzione il ritratto in primo piano, intenso, quasi etereo, della moglie Nancy o la stessa, immersa nell’acqua, in penombra, come in un elemento primordiale, senza tempo, o le fotografie delle piante, dell’acqua, delle rocce, per allontanare qualsiasi sensazione di sgradevolezza.

La vita di quest’uomo, dai tratti innegabilmente somiglianti ai Nativi d’America, con i lunghi capelli spesso raccolti in trecce e lo sguardo profondo, trascorre tra esperienze, incontri, contemplazione, viaggi.

Nel 1987 si trasferisce definitivamente in un piccolo villaggio del New Mexico, senza ritirarsi per questo a vita privata. Infatti anche qui suona il pianoforte, tiene corsi di fotografia, pratica yoga e meditazione, segue i riti, le danze degli indiani Hopi.

Le parole di Filippo Maggia definiscono bene la figura di questo artista:

“Nell’articolo commemorativo apparso sul “Los Angeles Times” alla sua morte, viene definito come un dissidente e pioniere nel mondo della fotografia, affermazione condivisibile se vogliamo intendere con dissidente qualcuno che assume per scelta un ruolo riparato, lontano dal palcoscenico, e che, in quanto pioniere, investe tutta la propria energia nella ricerca di forme di espressione inedite, con la consapevolezza che queste potranno risultare incomprensibili, finanche inaccettabili. Si è più volte dibattuto dell’audacia del suo lavoro, riferendosi in particolare ai nudi definiti scandalosi, provocatori, e infine anticipatori di quanto avremmo visto nelle sale dei musei. Chappell è stato tutto questo, ma, prima di tutto, è stato uno spirito libero.”

Info mostra

  • Walter Chappell | Eternal Impermanence
  •  A cura di Filippo Maggia
  •  13 settembre 2013 – 2 febbraio 2014
  • ex Ospedale Sant’Agostino
  • Modena, Largo Porta Sant’Agostino 228
  • orari di apertura: lunedì e martedì chiuso; mercoledì 15-19; giovedì 15-22; venerdì 15-19; sabato, domenica e festivi 11-19
  • biglietto d’ingresso: € 5,00 – ingresso gratuito tutti i mercoledì

Catalogo

  • WALTER CHAPPELL | a cura di Filippo Maggia
  • pagine 110, in bianco e nero
  • Skira, 2013

Fondazione Fotografia Modena

Altre info

 

 

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