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L’arte del Femminile di Cameron, Florence Henri e Woodman a Villa Pignatelli a Napoli

E’  straordinaria la mostra delle tre protagoniste della storia della fotografia mondiale e dal titolo: L’arte del Femminile a cura di Sergio Giuliano.

Il percorso espositivo segue un  andamento cronologico e mette in dialogo le ricerche di Margaret Cameron, Florence Henri e Francesca Woodman. Le circa novanta opere provenienti da diverse collezioni private, illustrano tre sguardi sul mondo, tre approcci completamente diversi alla fotografia, provenienti da tre distanti  archi temporali. Dalle composizioni  di apparente matrice vittoriana, ma nella sostanza libere e modernissime della Cameron, alle sperimentazioni surrealiste e costruttiviste della Henri, alle composizioni esplose ed intimiste della Woodman.

E’ un percorso in immagini di un’ evoluzione: quella dell’identità femminile, che tenta di liberarsi dagli schemi stereotipati, estetici ed esistenziali costruiti da una società sostanzialmente maschilista e patriarcale, che ha da sempre relegato le ricerche di artiste in secondo piano, sminuendone l’importanza e la potenza innovatrice. Emblematico è l’esempio degli straordinari ritratti di Margaret Cameron, in mostra nelle prime sale, che sperimentava liberamente il fuori fuoco, includeva graffi e macchie nelle sue fotografie. Attirando così critiche pesantissime, perché quelle che, se realizzate da un fotografo, sarebbero risultate sperimentazioni innovative, se realizzate da una fotografa invece,  furono lette e definite come: errori grossolani. Era troppo libera per essere compresa dal suo tempo. Le sue donne, scapigliate ed inquiete e quegli sguardi che urlavano parole silenti, disturbavano l’estetica borghese del minuziosamente a fuoco e della perfezione formale, l’Inghilterra fine ottocentesca non era pronta ad accogliere la sua visione profonda, che andava oltre la superficie del visibile, oltre l’obiettivo; lei riusciva ad entrare nell’anima dei suoi modelli, attraverso gli occhi e a rivelare il non detto.

Nella sala successiva entra in gioco l’immagine dell’artista, il suo corpo, nelle sue fotografie Florence Henri infatti, si ritrae spesso allo specchio, indagando l’identità ed il suo doppio in relazione all’ambiente.  Qui siamo in presenza di una donna artista, pittrice, musicista, tra gli anni venti e quaranta del novecento, che ha preso coscienza di sè, frequenta ambienti artistici, è amica di Adrian Ludwigh Ricther, László Moholy-Nagy, studia alla Bauhaus statale di Weimar, con Paul Klee e Wassily Kandinsky, nelle sue composizioni sperimenta i nuovi linguaggi delle avanguardie, con una originalità e capacità compositiva sorprendenti per l’epoca. In questo ciclo non vi è più traccia del femminino materno, che emerge invece nelle fotografie della Cameron, nelle sale precedenti. Come non ve ne sarà traccia, nelle fotografie intimiste, di Francesca Woodman, che chiudono il percorso espositivo. In quest’ultimo segmento, emergono le delicate e drammatiche indagini sull’io in relazione allo spazio,  di una delle più sensibili ed innovatrici artiste della storia della fotografia contemporanea, che sovvertono, schemi visivi, percettivi e mentali, facendo emergere con sovversiva potenza, le sue “disordinate geometrie iteriori”.

La mostra, che rappresenta la prima occasione espositiva che Napoli dedica a queste tre acclamate artiste, è accompagnata da un catalogo, edito da Silvana Editoriale, con testi di Anna Imponente, Denise Pagano, Gabriella Buontempo e Giuliano Sergio.  

Info mostra

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