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L’urlo degli incalcolabili. Stefano Diana, matematica e ultimo illusionismo del potere

Interazioni – di Daniele Ferrise

E così, Noi siamo incalcolabili. La matematica e l’ultimo illusionismo del potere, un libro che avrebbe probabilmente consigliato anche Umberto Eco (che lo fece davvero per una precedente pubblicazione dello stesso autore) finalmente esce in ebook.

Il saggio di Stefano Diana parte dall’intuizione che numeri, calcoli e misure siano illusioni. Così come sono illusioni tutte le forme della semantica, nel senso che sono strumenti che in questa realtà gli esseri umani utilizzano sulla base di una convenzione (dai più accettata inconsapevolmente) allo scopo di comunicare e condividere il proprio pensiero. L’archeologia ci restituisce come primo esempio di scrittura umana il resoconto di un magazzino, la conta di quello che uomini avevano e a cui conferivano un valore per poter effettuare uno scambio. Mercato, economia, interazione.

Sostiene Diana:

«Matematica e formalismo sono stati sfruttati per dare alle teorie più irrazionali e disumane l’aspetto di verità scientifiche inoppugnabili»  (leggi: http://amzn.eu/dTN5GAc).

Penso ai giochi di società dei campi di concentramento non solo in Germania, ma anche in Estremo Oriente, il sistema di stoccaggio dei prigionieri basato sui numeri seriali, gli esperimenti per verificare in quanto tempo determinati acidi avrebbero scoperto lo scheletro di prigionieri vivi immersi a forza. Brivido.

Stefano Diana è contro:

«il totalitarismo contabile, la tossicodipendenza terminale dai numeri, l’illusionismo della finta razionalità. Perché l’indifferenza verso gli esseri umani e la natura continuano ad aggravare la nostra alienazione, a distruggere il nostro futuro. Rendendoci più tristi, disorientati, persino malati».

Penso alle recenti statistiche sulla disoccupazione, giovanile e non, che lasciano senza fiato e senza speranza. Penso a chi a parole garantisce ai disoccupati il 50 per cento di possibilità di riuscire ad ottenere fondi europei per aprire un’impresa in cambio di un’iscrizione (che so) ad un sindacato: un costo e una scommessa al buio per chi prova, un guadagno sicuro per chi aiuta a provarci. Penso agli ospedali tagliati per una statistica che lasciano le puerpere da sole, ad esempio, su di un’isola. Penso alle hit parade, all’audience e ai big data. Penso alle votazioni senza quorum, in cui tecnicamente una sola persona (il candidato) potrebbe decidere il bello e il cattivo tempo favorendo le astensioni. Penso alle diete, alla massa grassa, ai pasti sostitutivi, alla disinformazione transmediale su quando e quanto mangiare che passa come un caterpillarsulle due certezze che la gente ha, grazie a trasmissioni criminali che usano le statistiche come un grimaldello per convertire al libro e ai prodotti industriali del dietologo di turno.

In quest’epoca, la matematica è stata ridotta a strumento per esercitare potere: «un diorama – dice Diana – fatto di finte scienze e false certezze».

Penso agli occhiali finti da vista usati come un push up, per apparire autorevoli. Penso al camice bianco che, come il vestito dei supereroi, quando lo indossi diventi negli occhi di chi ti guarda scienziato, medico, fisioterapista e comunque sei uno bravo. Di contro, penso agli occhi persi di quelli a cui, nei miei laboratori, propongo di usare le proporzioni matematiche per liberare dalla paura la mente creativa o di quelli a cui suggerisco, per prendere coscienza del valore del proprio tempo, di moltiplicare il numero delle ore passate a studiare (che è un lavoro) per la cifra che prenderebbe all’ora una donna delle pulizie.

La matematica può aiutare a uscire dall’apatia, può incoraggiare a vivere. Come un martello che può essere usato per uccidere o costruire. Dipende dal fine con cui si usa. Certo è che determinati strumenti sono più adatti degli altri ad essere usati in modo malvagio.

Sostiene Stefano Diana:

«Esistono prospettive nuove, via di fuga e di emancipazione. Le neuroscienze stanno svelando come funzioniamo, come conosciamo e cosa desideriamo. Bisogna ripartire dalla nostra organica abilità empatica, abbandonando l’inutile egoismo che ci tiene divisi e miseri».

Penso alla produzione condivisa, a quanto sia difficile ma vitale scoprire obiettivi fuori da noi stessi per riuscire ad andare oltre i giochetti di potere che ci impoveriscono. Penso alla Teoria del valore di Makiguchi e a Ichinen Sanzen per cui la vita può manifestarsi in tremila condizioni, «tremila mondi» che per il buddismo sono né esistenti, né non esistenti.

Per Stefano Diana siamo in un momento storico in cui vige un «illusionismo generato da una minoranza di persone che vuole mantenere il proprio dominio sugli altri dietro una maschera di razionalità, civiltà e progresso».

Secondo la cronologia hindu l’epoca attuale è il kali yuga, un’epoca oscura caratterizzata da numerosi conflitti, da diffusa ignoranza spirituale, da corruzione, dalla predominanza dell’ateismo. In quest’epoca l’uomo si allontana sempre più dalla propria natura divina. È un tempo in cui sono presenti in modo paradossale un forte sviluppo della tecnologia ed un’enorme regressione della spiritualità; in cui ricchezza e prestanza fisica sono ritenute più importanti della nobiltà d’animo e della cultura (leggi: Fernanda Moneta, Tecnoindi@. Transmedia, videoarte, net art in India, Roma, Universitalia, 2012).

In quest’epoca, secondo gli hindu, compaiono falsi profeti di nuove religioni, che confondono spiritualmene un’umanità già confusa. Falsi profeti che anticipano l’avvento dell’Adharma, l’unificatore sanguinario del mondo, che a sua volta sarà distrutto da Kalki, il decimo avatar di Vishnu dopo Matsya, Kurma, Varaha, Narashima, Vamana, Parasurama, Rama, Krisna e Buddha. Kalki (questa è la bella notizia) instaurerà una nuova età dell’oro. La cronologia hindu colloca nel 3.102 a.c. l’inizio del kali yuga e ne stabilisce la durata in 5.000 anni: ci siamo, quasi.

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