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Piero Gilardi al Maxxi natura forever e disalienare la vita e

«L’Arte deve entrare nella vita, ma dato che la vita è alienata, occorre impegnarsi anche a liberare e disalienare la vita». Piero Gilardi

La prima opera architettonica di Zaha Adid con cui mi relaziono attraversandola – non solo vedendola – è il museo MAXXI di Roma, il polo nazionale per l’arte e l’architettura contemporanee. Lontano dalla stazione AV quasi fantasma di Afragola, vengo accolto dagli ampissimi e luminosi spazi di una casa delle composizioni che fa della continuità il suo piano espressivo, rischiarato da luce e trasparenze che “fanno aria” sebbene siamo al coperto. Solo nel bookshop/caffetteria si avverte un’atmosfera diversa, figlia anche di un orientamento commerciale data la presenza di merci – non opere – da vedere, da vendere.

Finalmente posso ammirare i plastici tutti delle fermate in divenire della metro di Napoli, rimirarle mentre, custodite da un teca, aspettano di diventare aperte. Passo poi in rassegna i diversi tentativi di misurarsi col ponte sullo stretto per unire l’Italia, un’idea che sfiora la storia della nostra cultura almeno da quando è iniziata la società dei consumi.

Non sto a raccontarvi di tutto quel che troverete visitando il piano terra del museo, ma sono sicuro abbia il potere di accogliervi nella logica che sostiene l’offerta del MAXXI: importanti esperienze architettoniche ed artistiche del XXI secolo infatti animano un percorso scandito al solito da collezioni permanenti e temporanee da visitare.

Da un lato The other city, dall’altro No place like home (parti della collezione permanente The place to be a cura di Margherita Guccione e Bartolomeo Pietromarchi) ruotano intorno alla relazione tra uomo e ambiente quale inscindibile nesso della sua presenza al mondo. Leggere insieme questi due aspetti che si integrano a vicenda lavora su una diversa sensibilità del presente. Si scopre un rapporto tra società ed arte in continuo divenire, come le tecnologie che lo documentano. Interiors, le stanze del quotidiano (a cura di Margherita Guccione e Elena Tinacci) offre poi uno spazio di incontro con la dimensione domestica, come a chiudere un discorso sulle architetture a misura di uomo.

Il museo MAXXI ospita poi Nature forever, la temporanea di Piero Gilardi, fino 15 ottobre ( a cura di HOU Hanru, Bartolomeo Pietromarchi, Marco Scotini). Si tratta di un’occasione importante per confrontarsi con le opere  – oltre 60, comprese le installazioni interattive, il Parco d’Arte Vivente di Torino e importanti lavori esposti dopo anni o ricostruiti per l’occasione – del sempre impegnato artista torinese (1942).

Figura chiave dell’intervento artistico in ambito sociale, il suo lavoro rivela, appunto, un’attenzione tanto civile quanto politica. Sarebbe meglio dire: biopolitica; infatti, la proposta chiama il pubblico ad osservare criticamente ed affrontare attivamente le stringenti problematiche poste dalla crisi ecologica e sociale. Un percorso nel tempo, questo di Gilardi, in grado di coniugare arte e vita nel segno di una militanza tradotta in creatività, soprattutto nell’ambito di una azione collettiva.

Dai Tappeti-Natura – una natura artificiale che segue i dettami del realismo – del 1966 si arriva ad Igloo (1964) quale manifesto di un’arte abitabile, dunque, profondamente relazionale:  in grado di ridurre le distanze col visitatore. Addirittura dispone un tappeto che, assecondando i movimenti del corpo, muove gli arti di un coccodrillo che sta di fronte. Si tratta di opere in gomma piuma che spiccano per realismo, dandoci l’idea di trovarci in un parco giochi disegnato a misura della nostra curiosità.

La sua militanza si traduce poi nelle animazioni politiche, operazioni in grado di coinvolgere una collettività che trova la sua espressione negli eventi carnevaleschi, gli unici in grado di sovvertire l’ordine prestabilito. Lo scenario urbano ospita questo tipo di iniziative, portando finalmente l’arte fuori dai suoi musei, esprimendo al contrario una sua nomade politicizzazione. Il campionario di oggetti impiegati in questi eventi pubblici spicca per ironia e colori che danno voce a chi manifesta il dissenso con la creatività.

Artista decisamente trasversale, il suo impegno non poteva esimersi anche dalla new-media art considerata quale indagine di una natura stavolta scientifico-tecnologica. Così, i suoi interventi si distinguono per il calarsi in una esperienza ludica, l’unica in grado di abbattere i confini dell’età.

Quale traccia del Piero Gilardi attivatore e teorico, la collezione degli scritti La mia biopolitica rappresenta il punto di arrivo di una concreta coscienza ecologica.

«Mentre l’odierna devastante crisi sembra condurre il postcapitalismo liberista all’implosione, si aprono lentamente gli spazi per la costruzione di un’alternativa politica globale, i cui punti  di forza sono la cosiddetta conversione ecologica del modello produttivo-estrattivo e la costituzione di una nuova democrazia per la gestione di tutti i beni comuni, compresa la conoscenza e il lavoro cooperativo». 

«L’arte oggi può e deve corroborare questa costruzione politica, non limitandosi alla denuncia delle feroci conseguenze sociali delle politiche ultraliberiste dominanti, ma implementando il senso nuovo delle pratiche alternative esperimentate dai movimenti a livello glocal».

 

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