Note slegate a Il testo e la figura del paroliere di Simone Pozzati

La piovosità novembrina ha incoraggiato le letture accompagnate dall’incedere copioso delle gocce sui tetti di Napoli. In queste ultime settimane, mi ha fatto compagnia una nuova uscita in casa Arcana, Il testo e la figura del paroliere, di Simone Pozzati dall’incoraggiante sottotitolo, Canzoni come teorie: la falsificabilità e le idee dietro le canzoni. Lo scrittore e autore di canzoni classe 1989 nella quarta di copertina ce lo presenta quasi come un saggio, avendo frequentato una certa letteratura, come in direzione di una svolta semiotica nella canzone italiana. Eppure, non si tratta solamente di questo, perché in questo caso l’autore ci mette in dialogo con la sua stessa esperienza di paroliere che compone testi, affidandola proprio a quel sottotitolo che sorride sornione al lettore.

Con una prosa estremamente paratattica, l’autore presenta una antologia essenziale di momenti formali della canzone commerciale, con la musica che entra poche volte in campo nei suoi termini analitici, piuttosto nei suoi generici riferimenti modulari. Una indicazione forse anche riferita al pubblico cui questo libro è rivolto, gli ascoltatori prima degli esecutori.

Queste pagine, questo diario condiviso su una personale esperienza musicale, diventano l’occasione per orientare il lettore nei suoi stessi ascolti, così da partecipare non semplicemente ascoltando ma soprattutto riconoscendo quello che ascolta.

Il confronto con una piuttosto eterogenea discografia di base motiva la personale cultura dell’autore a riguardo, facendosi luogo di confronto a partire dalle stesse indicazioni ammucchiate nel testo. Un diario, abbiamo detto, che alle volte diventa consapevolmente epistolare, dunque più apertamente rivolto al lettore nella smisurata partecipazione del consiglio silenzioso.

L’autore tira in ballo Platone, Popper, Eco e tanti altri nomi importanti che di sicuro avranno ascoltato molte canzoni. Certo, il fare di Platone con la musica è relativamente poco più disposto al dialogo tra i modi, però la storia della musica, come quella della filosofia, sono andate avanti comunque. In questo caso, possono dare un’idea di come a partire da una canzone si possa fare molto altro che solo cantarla, con l’autore che addirittura si spinge oltre fino a fornire degli archetipi, misurandosi con la densità dell’inconscio collettivo, delineando una succosa teoria dei generi. Trovano ugualmente spazio basi di fonologia, divisioni in sillabe e una piccola guida alle figure retoriche, quelle maledette.

Talvolta interviene con dei grafici, a dotare di un dispositivo ancora più immediato l’analisi del testo, unitamente alle tante linee di fuga tematiche segnalate dalle freccette. Quando accade, bisogna pur complimentarsi con l’autore per la messe di riferimenti, così lontani nel tempo eppure vicini nell’accostamento delle pagine che interrogano il lettore ancora una volta sulla canzone stessa a partire dai così detti topoi letterari.

La sua proposta è anche vicina a una musica i cui canali sono sfuggiti alle radio per consegnarsi direttamente alla rete, e la dimensione stessa della canzone d’autore è difficilmente apprezzabile su larga scala se non in alcuni modelli, che lo stesso autore ha voluto segnalare.

immagine per Simone PozzatiLa proposta di questo libro resta altamente operativa, confinata nella fiducia che il lettore possa muoversi similarmente, abbracciare il peso della carta e la fatica della penna e proporre storie attraverso le canzoni, anche in riferimento all’accresciuta possibilità di celebrare musica da soli. La terza parte agisce in modo quasi dichiarato in tal senso mettendo insieme gli spunti per esercizi da un lato, gli approfondimenti dall’altro.

Già a partire dall’indice si può derivare quella spinta alla segmentazione che muove le pagine: segnalo come la vita, il tempo e il sesso siano tra le indicazioni che hanno guadagnato più continuità, pur essendo normate anche esse nella misura dei paragrafi. Questa formula è riconosciuta anche ad alcuni approfondimenti, giusto per ribadire il carattere determinato dell’oggetto stesso di questo piccolo e piacevole volume.

Lontani dunque dalle sentite pagine di Apocalittici e Integrati riferibili alla stessa canzone di consumo, ci avviciniamo alle canzoni nella proposta impegnata de Il Testo e la figura del paroliere, a cura di Simone Pozzati, scrittore e autore di canzoni classe 1989.

Antonio Mastrogiacomo

Antonio Mastrogiacomo

Antonio Mastrogiacomo ha studiato in Accademia di Belle Arti (didattica dell'arte), Conservatorio (sassofono e musica elettronica) e Università (lettere classiche e scienze filosofiche) perfezionandosi in teoria critica della società. Nel minimo comune multiplo della tecnologia piegata a spazio di gioco, sviluppo una discutibile ricerca attraverso pratica di montaggio - come nel disco 'Suonerie' (2017) e nel lungomontaggio 'Glicine' (2018) presenti nel catalogo Setola di Maiale. Si è esibito in musei e spazi pubblici; collabora con diversi magazine e scrive saggi e contributi critici su diverse riviste; dal 2017 è il curatore di d.a.t. [divulgazioneaudiotestuale]. Tiene i corsi di didattica della multimedialità presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli e di storia della musica applicata alle immagini presso il conservatorio Nicola Sala di Benevento.

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