Claudia Losi. How do I imagine being there?

Claudia Losi
How do I imagine being there?
8 maggio – 16 ottobre 2016
“Ogni organismo vivente percepisce del mondo solo ciò che gli serve per agire” (C. Losi)

Che linguaggio usare per raccontare un luogo? Questa è la domanda iniziale e centrale nel progetto di Claudia Losi.
Come percepiamo i luoghi significa anche come costruiamo pensieri: le riflessioni sottese ed evocate dalle opere in mostra partono dal  tema dell’immaginario individuale e collettivo; percepiamo, immagazziniamo esperienze per poi “rimetterle al mondo” in differenti e soggettive costellazioni.
Quella di Claudia Losi è una peculiare cronaca di viaggio che si trasforma in coscienza del viaggio. Prende avvio da un reale “attraversamento” delle isole di S.ta Kilda nel 2012 per poi spostarsi nel terreno della mente, approdando alla costruzione di nuove mappe.
Esperienze di relazioni fisiche con un territorio, di emozioni, di sensazioni, si trasformano in tracce mnemoniche, generatrici di nuove visioni, di artefatti che l’artista produce dopo un periodo di sedimentazione.

Progetto dedicato alla memoria, ai suoi meccanismi di funzionamento nella trasformazione dell’esperienza reale in cui viaggio e paesaggio circostante – che costituiscono un incipit e al contempo una meta – sono capaci di innescare esplorazioni sinestesiche, associazioni visive, percorsi dagli esiti talvolta imprevedibili quanto inaspettati per la stessa artista. Ma, al contempo, progetto focalizzato sul futuro possibile, sull’idea di andare coraggiosamente oltre nell’affrontare nuove mete che da luoghi reali divengono luoghi della mente.

Così, a fianco, scorre l’ineludibile necessità di riflettere sui possibili modelli di lettura dello stesso paesaggio, sui possibili “sistemi osservativi del mondo che ci circonda” (come li definisce l’artista)   che, di nuovo, non offrono risposte definitive, ma creano nuovi approdi all’ “arcipelago-mondo”.

La mostra si presenta come un itinerario attraverso una topografia di  artefatti reali, materici che – come una dispensa che si offre al nostro  sguardo – ci conducono dentro un “arcipelago di pensieri”.
Le pietre-pegno riportate da luoghi visitati si affiancano a isolari e portolani disegnati dall’artista a matita e acquerello sulle pareti delle sale espositive. Le foto, che documentano il viaggio alle isole di S.ta Kilda, si accompagnano a oggetti, vetri, collage e fusioni in bronzo di micro paesaggi fossili. Un grande ricamo del Polo Nord, ripreso dalla  rappresentazione immaginifica di Athanasius Kircher, dialoga con un quaderno che accoglie mani/uccello ritagliate su fogli dall’artista.  Oggetti d’uso, parzialmente schiacciati e deformati, inglobati da forme vegetali – che ricordano la quotidianità domestica, ma di cui non portano più memoria – occhieggiano a reperti fossili della raccolta archeologica ed etnografica del Museo Spallanzani della città.

Scritture e immagini procedono in parallelo nel progetto di Claudia Losi. A fianco della mostra, organicamente connesso, il volume dal titolo omonimo, pubblicato da Humboldt in collaborazione con Collezione Maramotti, raccoglie visioni e contributi di pensiero, oltre che della stessa artista, di Matteo Meschiari, Christopher Collins, Fabio Pupin, Giorgio Vallortigara, Carlo Maiolini, Michele Guerra, Paolo Ossola, Isabella Pezzini, Marco Ciriello, Hamish Fulton.

  • 8 maggio – 16 ottobre 2016
  • La mostra è organizzata in occasione del festival Fotografia Europea 2016.
  • Visita con ingresso libero negli orari di apertura della collezione permanente.
    Giovedì e venerdì 14.30 – 18.30
    Sabato e domenica 10.30 – 18.30
    Chiuso: dall’1 al 25 agosto
  • Private view su invito: 7 maggio 2016, alle ore 18.00, alla presenza dell’artista.

In occasione della private view, alle ore 17.00, si terrà una conversazione dal titolo La Terra immaginata fra Claudia Losi e Matteo Meschiari, professore associato in Geografia all’Università di Palermo.
Due sguardi, due percorsi di ricerca che da tempo intrattengono uno scambio sull’immaginario terrestre. L’invenzione della terra non è un processo culturale recente, ma risale a un passato ancestrale quando, ancor prima di Homo Sapiens, i nostri antenati esploravano, studiavano e immaginavano i propri ecosistemi di vita. Terre e animali, migrazioni e strategie di sopravvivenza: un viaggio a ritroso nella mente paesaggistica dell’uomo.
La partecipazione alla conversazione è gratuita e su prenotazione, fino a esaurimento posti.

Info

Ufficio stampa

Breve biografia

Dopo aver conseguito il Diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna e la Laurea in Letteratura e Lingue straniere all’Università di Bologna, Claudia Losi partecipa a numerose esposizioni in Italia e all’estero. Tra le mostre più recenti: Livorno In Contemporanea; Tenuta dello Scompiglio, Vorno-Lucca (2015); La Maréchalerie_énsa V, Versailles; Studio Orta Les Moulins, Boissy-le-Châtel; MAMbo, Bologna (2013); MAXXI, Roma (2012 e 2010); Via Farini-DOCVA, Milano (2011); MAGASIN, Grenoble; Royal Academy, Londra (2010).
Vive per alcuni anni all’estero (Francia e Scozia) e viene invitata come artista in residenza allo Studio Orta Les Moulins (Boissy-le-Châtel), al JCVA in Israele e all’Art Omi International di Ghent (NY).
Natura e scienza sono le sue fonti di ispirazione, così come gli aspetti storici  e antropologici dell’ambiente.
Interessata a diverse discipline (scienze naturali, etnologia, geologia, cartografia, poesia e letteratura), la sua investigazione artistica si focalizza  sulle relazioni tra l’umano e la natura, sul viaggio e l’esplorazione come esperienze di conoscenza.
Dal 1998 ha preso parte a numerosi progetti basati sulla partecipazione e la relazione: Losi esplora infatti il concetto di racconto attraverso l’arte e la scrittura impiegando spesso il suo lavoro per collegare e creare nuove  comunità nelle relazioni umane.
Losi lavora con una varietà di media dalle installazioni site-specific alla scultura, al video ai lavori su tessuto e carta.

Collezione Maramotti

Collezione Maramotti

Un progetto per l'arte contemporanea. Risale a più di trent’anni fa il proposito di Achille Maramotti di costituire una raccolta d’arte contemporanea che diventasse poi un luogo esemplare di fruizione estetica e intellettuale, aperto a un pubblico di conoscitori e interessati. La collezione doveva essenzialmente rappresentare, nelle sue intenzioni, uno specchio del movimento delle idee artistiche più avanzate del proprio tempo.

Fino al 2000, un certo numero di opere acquistate venivano esposte per lunghi periodi negli spazi di passaggio dello stabilimento Max Mara in via Fratelli Cervi a Reggio Emilia: l’intento era quello di promuovere una quotidiana, stimolante convivenza fra creatività artistica e disegno industriale. Non è perciò un caso che questo edificio, una volta dedicato alla creazione di “collezioni” di moda, sia ora divenuto la sede permanente di una collezione d’arte contemporanea. La continua esplorazione dei linguaggi diversamente espressivi e in costante evoluzione della moda e dell’arte era stata la passione centrale di Achille Maramotti.

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