Pitti Uomo 92 a Firenze. Calzature Campanile e Museo Ferragamo

Pitti Uomo 92 a Firenze è la piattaforma più celebre per il lancio di nuovi progetti sulla moda maschile e si svolge alla Fortezza da Basso, Fortezza di San Giovanni Battista: la maggiore opera di fortificazione moderna che ospita numerose manifestazioni, tra cui fiere internazionali e concerti.

Calzature Campanile

E’ nella fiera del Pitti Uomo che approfondiamo la storia del marchio di calzature Campanile, un’azienda che esiste da più di 100 anni, nata nel cuore di Napoli. Da sempre è stata gestita dalla famiglia, nelle varie generazioni e fin dal principio ha puntato sulla qualità, cercando di ottenere un prodotto che si elevasse rispetto alla media. Punto di forza del brand è realizzare calzature di un certo pregio usando e lavorando specifici materiali; Campanile, rispetto ad altri marchi di calzature, realizza forme particolari, eleganti ma comode, tramite l’utilizzo di tomaia, fodera e suola di prima qualità. Vi sono modelli sempre disponibili, come elementi continuativi dell’azienda, e negli stessi colori, richiestissimi: rispecchiano la scelta maschile di calzature più classiche.

Sulla stessa linea dell’artigianalità delle scarpe Campanile sono le pregiate calzature artigianali di Salvatore Ferragamo: visitiamo il Museo Ferragamo (www.ferragamo.com/museo/it/ita) alla scoperta della storia di questa ditta storica.

Salvatore Ferragamo ((Bonito, 5 giugno 1898 – Firenze, 7 agosto 1960)  nasce in un paesino in provincia di Avellino, da una famiglia piuttosto povera. Fin dalla sua infanzia, mostra la volontà di diventare un calzolaio, frequentando la bottega più famosa  del suo paese d’origine, ovvero quella di Luigi Festa. All’età di 9 anni realizza il suo primo paio di scarpe, in occasione della comunione della sorella minore, durante una sola notte. Raggiunge, in seguito, i suoi fratelli negli Stati Uniti, trascorrendo 12 anni; sarà conosciuto ad Hollywood come “il calzolaio delle star”, per le più importanti dive del cinema. Tornato in Italia, per la crescente domanda di scarpe, si trasferisce a Firenze, data la tradizione culturale legata all’artigianato, ponendo le basi del Made in Italy. Acquista Palazzo Spini Feroni nel 1938, di origini medievali, destinato nel tempo a diversi utilizzi. Salvatore Ferragamo muore nel 1960, lasciando la sua produzione ai figli, che si occupano ancora oggi dei vari settori dell’azienda.

All’interno del Museo vi sono 8 sale, in cui oltre a diverse opere d’arte, si trovano le originarie scarpe realizzate da Salvatore Ferragamo, fatte a mano e di qualità elevate, dalla fine degli anni ’20, inizio degli anni ’30, con una grande varietà di materiali. Essendo realizzate negli anni ’20-’30, sono state utilizzate materie piuttosto poverie ma sempre dipinte a mano. Si trovano, tuttavia, anche delle calzature di fattura più pregiata: ad esempio, con il pizzo di Tavernelle, piccola cittadina toscana, particolarmente nota per tale produzione artigianale. Si trovano, inoltre, scarpe realizzate per attrici e dive famose, come la Contessa della Gherardesca Spalletti, e brevetti importanti, come il cinturino con la fibbia.

Nella sua carriera, Salvatore Ferragamo ha realizzato 14.000 modelli di scarpe, di cui 400 brevetti, ispirandosi all’oriente e a molti movimenti artistici, quali, ad esempio, il Futurismo, citandone i colori brillanti, le forme dinamiche e geometriche tipiche, testimoniando un sagace adattamento ai tempi e all’arte.

Negli anni ’30 vi è la collaborazione tra Ferragamo e Lucio Venna Landsmann, il pittore futurista e cartellonista  che ha creato un famoso manifesto e soprattutto il logo Ferragamo che oggi si ha nella scarpa.

Obiettivo della mostra, nel Museo Ferragamo, tra calzature pregiate e opere d’arte, è quello di mostrare come, negli anni ’20 e ’30, ci sia stato il desiderio di creare lo stile italiano, che fosse sia omaggio alla lunga e consolidata tradizione, sia, al tempo stesso, di  modernizzarlo, al fine di mostrare la volontà, in Italia, di essere al passo con i tempi e con le influenze che provenivano dagli altri Paesi. Creazioni, quindi, classiche ma rilette in chiave innovativa e moderna.

Il nostro viaggio a Firenze ha dimostrato quanto l’artigianalità del prodotto-moda – e calzature in tal caso – sia considerabile come forma di alta creatività. Su calzature e prodotti artigianali, infatti, funziona meravigliosamente il connubio del “fatto a mano” con l’influenza imponente dei movimenti artistici di diverse epoche.

Elisa Lucà

Elisa Lucà

Calabrese d’origine, romana d’adozione. Laureata in Economia, Finanza e Diritto per la Gestione D’Impresa presso l’Università di Roma La Sapienza, con una Tesi di Laurea nel settore Moda, inizia il lavoro presso uno Studio Commerciale, ma data la forte passione per il Fashion e la scrittura, approfondisce la formazione in tale ambito con un Master professionale in Comunicazione e Marketing per la Moda presso lo IED di Roma. Collabora con portali e riviste di settore (tra i quali “MyWhere”) e con “art a part of cult(ure)”.

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