Pitti Uomo 92 a Firenze. I segreti della moda in mostra a Palazzo Pitti

In occasione del Pitti Uomo a Firenze (la kermesse dedicata al menswear. www.pittimmagine.com) si è inaugurata la mostra Il Museo effimero della moda e del costume all’interno di Palazzo Pitti aperta fino al 22 ottobre 2017.

Museo effimero della moda e del costume

Ogni abito ha il proprio segreto. Gli abiti lasciano le grucce dei negozi per posare sulle nostre spalle. Da quel momento in poi durano finché sono guidati dall’entusiasmo e dalla moda. Arriva però un giorno in cui non vengono più considerati con simpatia ed attaccamento, e vengono così nascosti in fondo ad un armadio o, come capitava in passato, in un baule ai piedi del letto. Questo non deve farci dimenticare che ognuno di loro porta con sé un segreto. Perché è stato comprato? Quando è stato comprato? O addirittura in che occasione è stato indossato? Ogni abito ci ricorda qualcosa, momenti belli e momenti meno piacevoli ma sicuramente non può passare indifferente nei nostri ricordi. Per questo motivo è importante dare valore a ciò che indossiamo e riconoscerne l’importanza.

Questo è un po’ lo spirito della mostra Il Museo effimero della moda prodotta da Fondazione Pitti Immagine Discovery in collaborazione con Gallerie degli Uffizi e Palais Galliera. L’ideatore e chief curator della mostra è Olivier Saillard, direttore del Palais Galliera, curatore anche della mostra Balenciaga, l’oeuvre au noir da poco inaugurata al Musée Bourdelle di Parigi.

Ancora una volta Firenze si riconferma un crocevia importante per la moda italiana e non solo. In mostra quasi 200 tra abiti e accessori risalenti da metà Ottocento fino ai giorni nostri. Il percorso si dimostra interessante non solo per gli addetti al settore moda ma anche per chi è a digiuno sull’argomento. Tutto grazie alla cura meticolosa dei restauratori che passano giorni interi per la rinascita degli abiti. Con attenzione sono stati capaci di guarire piaghe che si pensavano definitive su vestiti e accessori di oltre cento anni. A proposito dei musei della moda, l’attrice Tilda Swinton confessa:

“Quando si entra in un deposito di costumi, si pensa di entrare in un obitorio. Quando ci si lavora, appare evidente che si tratta di una nursery”.

C’è quindi una vera e propria rinascita dei costumi e degli abiti curati da questi attenti artigiani.

Ogni abito ha bisogno delle proprie cure. Un esempio è il vestito esposto all’interno della mostra, di Madeleine Vionnet che si presenta come un abito estremamente fragile. La tipologia di seta non consente nessun tipo di restauro, che  in questo caso sarebbe fatale per i tessuti delicati. Oggi l’abito può essere apprezzato soltanto disteso come una bella addormentata protetta dalla teca di cristallo. E’ importante ricordare che nel museo molti sono i vestiti conservati in questo modo. A causa della delicatezza dei tessuti essi non sopportano più di essere esposti sui manichini dato il peso e la forza di gravità.

A malincuore i restauratori affermano che altri abiti nonostante le cure, continuano a deteriorarsi. Purtroppo con il passare degli anni i colori si attenuano, i disegni si cancellano e i tessuti si rompono. In quei casi l’unica cosa da fare è accettare il tempo che passa ed accettare che questi sono destinati alla sparizione.

Martina Capuano

Martina Capuano

Napoletana di nascita, laureata alle magistrali in Scienze Politiche, dopo l’università ha deciso di seguire la sua passione per la comunicazione seguendo il Master in Marketing e Comunicazione per la Moda presso lo IED di Roma. Attualmente si occupa di arte, moda, cultura e spettacolo e scrive per vari magazine online (tra i quali MyWhere) e per art a part of cult(ure).

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