Lucrezia De Domizio Durini: una vita per il Bene Comune. L’Intervista

Lucrezia De Domizio Durini, operatrice culturale, giornalista, editrice, collezionista, scrittrice, mecenate. Una vita spesa nell’arte e per l’arte. Personaggio atipico del sistema dell’arte contemporanea, opera da circa cinquant’anni nel campo della cultura internazionale. Negli anni ’70 ha collaborato con i più importanti artisti dell’Arte povera e del Concettuale italiano.

Operatrice culturale, giornalista, editrice, collezionista, scrittrice e mecenate, il suo nome è particolarmente legato a Joseph Beuys. Con il Maestro tedesco, in diretta collaborazione, ha svolto un intenso e importante lavoro nella famosa operazione Difesa della Natura, donata interamente alla Kunshaus di Zurigo (2011).

Curatrice di mostre in musei internazionali, Presidente della Free International University italiana, membro onorario della Kunsthaus di Zurigo, nel 1993 è stata insignita da Jack Lang dell’Onorificenza di Cavaliere dell’Ordine delle Arti e della Letteratura e nel 2000, dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi, del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana. Lucrezia De Domizio Durini ama definirsi Collezionista di Rapporti Umani.

Studiando e leggendo della sua vita, spesa al servizio dell’arte e del Bene Comune, posso affermare con certezza che sono di fronte ad una donna instancabile, appassionata, che ha vissuto sempre con grande coraggio, sapienza, lungimiranza le sfide del suo tempo. La incontriamo, in occasione del Canova Prize (www.canovaprize.com) – premio internazionale dedicato all’arte contemporanea per il quale Lucrezia De Domizio Durini è membro della giuria – e redigiamo questa intervista esclusiva, da leggere tutta d’un fiato per la radicalità e la chiarezza della sua visione dell’arte e della società contemporanea. Lucrezia De Domizio Durini ci regala parole preziose, da conservare gelosamente e da concretizzare nelle nostre vite.

Le chiediamo subito: lei è stata una figura di riferimento nel panorama artistico nazionale e internazionale già dagli anni ’60. Per un lungo periodo di quasi 50 anni ha fatto dell’arte, della cultura e delle problematiche umanitarie e ambientali lo scopo primario della sua esistenza e intorno a lei si sono ritrovati artisti e critici di grande fama. Cosa dire ai giovani artisti emergenti, a volte confusi e disorientati, o catapultati all’interno di circuiti viziosi da quali non riescono a svincolarsi ed uscire.

“Ho sempre lavorato con i giovani in Accademie e Università e da loro ho imparato molto. Nel corso dei miei anni come operatrice culturale ho promosso stage, convegni, forum ed ho usato qualsiasi mezzo per traslare non solo il sapere ma principalmente la solidale libera collaborazione, il rispetto dell’altro e per la nostra Madre Natura – Principi fondamentali beuysiani ai quali la mia esistenza fa riferimento in tutte le sfaccettature quotidiane della mia vita per il Bene Comune. Posso affermare, per la mia lunga esperienza, che i giovani possiedono nel loro DNA una visione ampia della vita, una energia creativa eccezionale e tanta sete di esprimere se stessi. Il problema dei giovani nasce in primis dalla famiglia. Ma di quale famiglia parliamo? Prima era patriarcale, ora è “allargata”. Ma non è questo il vero problema. È necessario che un genitore non dimentichi che nell’infanzia il bambino è come una carta assorbente, si impregna di tutto, comprende quando l’adulto abdica alla sua funzione di guida consentendogli di passare molte ore col tablet o davanti alla TV. Ed è questo che lo renderà egocentrico ed aggressivo. Ciò che incorpora nel suo tessuto mentale gli giunge ormai quasi esclusivamente dai messaggi che attraversano il processo razionale della sua educazione. Purtroppo spesso i genitori sono egoisti e la casa non è più un laboratorio in cui equilibrio e saggezza si praticano quotidianamente con atteggiamenti coscienti e costanti, in sintonia con lo sviluppo di una educazione nel rispetto del “libero arbitrio” necessario per un sano sviluppo. Soltanto l’educazione equilibrata costituisce il metodo fondamentale del progresso e dell’evoluzione sociale. E vi è anche un altro aspetto importante per una possibile trasformazione sociale che riguarda, oltre i genitori, gli insegnanti ed anche i governi e la politica. Si tratta del sistema pedagogico, quale fondamento di una nazione civile, attivato nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle Università. I giovani sono il futuro di una società che deve avere un proprio chiaro disegno in vista dell’orientamento verso il quale desidera muoversi. Purtroppo nel nostro sistema educativo nelle scuole si insegna a trovare un lavoro nel segno del business e non il sapere e la qualità della vita.

La ristrutturazione dell’informazione e della conoscenza implica una profonda trasformazione del nostro sistema educativo. A livello più profondo, il riesame dei concetti e dei modelli obsoleti esistenti nella nostra società deve tener conto del sistema dei valori e riconoscerne la relazione con il contesto culturale. Le priorità dell’uomo contemporaneo, delle attività e degli atteggiamenti considerati importanti nella vita odierna, purtroppo ,sono l’acquisizione materiale, l’espansione, la competizione e una ossessione per la hard tecnology e la hard science che potremmo chiamare “valori sensistici”.

Le colpe di tale situazione vanno attribuite ad uno Stato confuso, privo di etica e alle persone della mia generazione che posseggono il loro status quo e non riescono a comprendere le necessità dei giovani che hanno bisogno di comprensione, di messaggi comportamentali etici come unica comunicazione di verità.”

Quale secondo lei il ruolo delle gallerie d’arte in questo momento storico così contraddittorio, dove sempre più accentuata la differenza tra quanto accade in Italia e quanto si svolge in altri paesi europei e extraeuropei e quale il rapporto tra gallerista, artista e curatore.

“Sulle Istituzioni italiane e sul Governo grava la responsabilità di aver contribuito, attraverso un comportamento obsoleto e compromissorio, alla perdita dell’etica, della Cultura, della dignità  dell’Uomo. Nella nostra Italia si è sviluppata una sorta di fenomeno di gruppi di pressione dove gli interessi trionfano sulle loro aspirazioni e rivendicazioni, dove la trasparenza e la storia, la creatività e i valori sono stati sostituiti dall’egemonia della partitocrazia e dall’adattamento all’immagine dei media, dove le strategie politiche e il potere capitalistico gestisce la vita quotidiana dell’uomo. Questo grave problema purtroppo si rispecchia totalmente nell’Arte italiana che vive un sistema compromissorio tra critici dal potere oscuro, portaborse dei politici, e Associazioni Culturali che nascono come funghi e non hanno nulla a che fare  con la Galleria dal termine italiano “Tunnel” – In e Auto– uscita di cultura e ingresso di economia e viceversa. Sono luoghi privi di passione e di sapere dove non circola l’arte. Sono scatole craniche senza cervello, batterie esaurite e non ricaricabili dove non si sperimenta, si pensa solo al business, illudendo i fruitori inesperti a vantaggio di quei vecchi collezionisti ormai divenuti furbi mercanti. La passione per l’arte che avevano i galleristi di decenni passati, come il grande gallerista Lucio Amelio che fece conoscere e portò per primo in Italia i famosi Maestri internazionali come Beuys, Warhol, Fischer, Rauschenberg e tanti altri, oggi non esiste più; e, cosa peggiore, ora i galleristi non sanno nulla della Storia dell’Arte passata e recente, non studiano, non viaggiano, non si aggiornano. Resta solo integro Peppe Morra che non ha mai tradito l’arte e ha avuto sempre, con una visione allargata dell’arte, un’arte che ha sempre difeso e amato. Casa Morra è una inconfutabile realtà.

La crisi è principalmente intellettuale, culturale ed etica di questa nuova Italia, una Italia che non amo più.
In tutte le Nazioni l’Arte, la Cultura e la Scuola sono i principi fondamentali di un paese civile.”

Nel 1971 inizia il suo sodalizio con Joseph Beuys. In che modo questo incontro ha cambiato la sua vita e il suo approccio all’arte? Lei ritiene che sarebbe possibile oggi un simile tipo di coinvolgimento tra artista e curatore o tra vari attori della scena contemporanea?

“Grazie all’educazione e all’insegnamento della mia famiglia, da giovane, ho realizzato molte mie aspirazioni, ma avevo dei sogni nel cassetto. L’Incontro con Beuys mi ha dato l’opportunità di concretizzare la mia personalità che viveva recondita nel mio DNA ed è così, malgrado le mie tragedie personali, ho fatto dell’arte l’unica possibilità per esistere. Mi sono nutrita dell’energia e dello spirito di grandi uomini, di prestigiosi artisti e di curatori indipendenti come Harald Szeemann, Pierre Restany e Arturo Schwarz. Ho assistito ad eventi storici irripetibili; ora posso e tento di dare ai giovani la mia esperienza per un futuro migliore. Il problema dell’uomo contemporaneo è la mancanza di passione, attraverso di essa l’uomo disegna un progetto di vita e step by step arriva alla meta. Sono ottimista: il Tempo è amico dell’uomo poiché il Comportamento è l’Unica Comunicazione di Verità. “

Quale la responsabilità dell’arte e degli artisti nella società contemporanea.

“Ho scritto e ripetuto tante volte: Artista si nasce. Non vi è nessuna egemonia politica, istituzionale, economica che crea un artista.

L’artista oggi ha un ruolo chiave in questa trasformazione sociale in atto. Una responsabilità che dimostra la propria sostanziale necessità. Un potere che coglie , trattiene e dà forma all’umanità. È questo il compito dell’artista perché l’arte si nutre di ciò che la società condanna, accantona, esclude e dimentica. Quindi l’Artista è colui che pone l’Arte a svolgere la funzione centrale della nostra vita, una funzione che cambia innanzitutto il nostro modo di vivere, di pensare, di vedere. Un mutamento di dinamicità e di apprendimento radicale e senza fine, poiché l’Arte è una forma alternativa libera dell’esistenza umana, il luogo dell’essenzialità e delle tensioni assolute, dove l’artista non riproduce il visibile ma rende visibile attraverso i vari linguaggi la sua stessa anima.”

L’artista oggi più che mai deve essere a Servizio della Società per il bene comune dell’Umanità.

Lucrezia De Domizio Durini – Bolognano – Parigi – New York 13 maggio 2018
(ringraziamo Canova per la collaborazione)

Roberta Melasecca

Roberta Melasecca (1971) si è laureata in Architettura presso l’Università degli Studi “G. D’Annunzio” Chieti-Pescara. Ha svolto attività di libero professionista per 15 anni nel settore del restauro e del rilievo architettonico. Nel 2012 inizia l’attività nel settore della comunicazione, scrivendo articoli in varie riviste online e curando l’ufficio stampa e comunicazione per eventi e studi di architettura. Sempre nel 2012 diventa responsabile dell’ufficio stampa dell’AIAC Associazione Italiana di Architettura e Critica, della redazione della rivista presstletter.com e nel 2013 art director di Interno 14, spazio espositivo sito in Roma. Inizia anche l’attività di curatela di mostre e progetti artistici ed editoriali. Dal 2015 porta avanti una intensa attività di ufficio stampa nel settore dell’arte e del design, curando la comunicazione di centinaia di mostre, eventi, premi in tutto il territorio nazionale. Collabora con curatori, artisti, giornalisti, gallerie costruendo reti e connessioni tra diversi ambiti disciplinari.

Commenta

clicca qui per inviare un commento