«L’amore è la capacità di avvertire il simile nel dissimile.»
L’aforisma 122 di Minima Moralia di Theodor W. Adorno apre il viaggio creativo del progetto IOAMOTE, a cura di Umberto Palestini, in mostra a Teramo negli spazi de L’Arca – Laboratorio per le arti contemporanee. È quanto dichiara anche il curatore nel testo critico, specificando che:
“la frase sarà una bussola nel magmatico mare in tempesta del nostro presente, poiché ogni artista, ogni intellettuale, ha come obbligo morale di essere portatore di differenza. Io Amo Te. Io (individuo / differenza) Amo Te (altro / simile). Tenteremo di riconoscere il simile nel dissimile”.
Tentiamo, dunque, di discernere il simile nel dissimile e ci addentriamo nel percorso espositivo che vede la presenza di artisti di diverse generazioni, dalla giovanissima Giuditta Branconi, per la prima volta ospite del Polo Museale cittadino, a Luigi Carboni, Fabrizio Cotognini, Matteo Fato, Giuseppe Stampone, Georgia Tribuiani, già protagonisti delle sale de L’Arca in più occasioni, affermando così la specifica vocazione del museo che, come aggiunge Umberto Palestini, è un luogo che:
“offre riparo e ospitalità alle singole diversità, creando uno spazio d’incontro, dove sperimentare senza conflitti la ricchezza dell’arte in grado di aprire nuovi mondi e prospettive inedite”.
All’ingresso accoglie il visitatore un’opera di Giuseppe Stampone, Emigration Made, che testimonia immediatamente l’impegno socio-politico della ricerca dell’artista e la modalità con la quale vengono affrontate alcune tematiche attuali, come quella della migrazione: riproponendo dei modellini di mezzi di trasporto – qui in mostra una nave che naviga nel mare fermo e nero di una vasca nera – Stampone altera da subito il sentimento atteso invitando a salire le scale, per raggiungere lo spazio espositivo, infondendo inedita curiosità poetica.
Nelle diverse sale de L’Arca il curatore impone uno sforzo che ha il sapore di un gioco: accostando le opere dei vari artisti e non prediligendo un itinerario monografico autoriale, le bianche pareti vengono scandite dai segni vivi e pulsanti di Luigi Carboni, dal corpo pittorico fluttuante di Giuditta Branconi, dagli ossimori graffianti e contraddittori di Stampone, dai ritratti paesaggistici di Matteo Fato, dagli animali fantastici che sai dove trovare di Fabrizio Cotognini e dall’iconografia tra graphic design e pubblicità di Georgia Tribuiani.
La mostra è un corpus profondamente estetico, intimamente equilibrato, diversamente specchiante, nel quale il dissimile è certo, il simile da rintracciare negli apparati coloristici e materici ma soprattutto nell’attestazione evidente di ogni ricerca e di ogni processo artistico.
Ridisegnare di Carboni, Nel mio nome di Branconi, Golden Residencies di Stampone, Collage di Fato aprono la sala di ingresso e si presentano come preludio al tono più intimo e introverso delle proposte successive.
Infatti, Welcome to Gran Sasso di Stampone parla di memorie e di radici, ma anche di natura, quella non bella ma necessaria, come l’arte che è sempre salvifica; hybridatio mundi di Cotognini apre ad una realtà misteriosa di immagini e storie che provengono da un passato lontano e viaggiano su mondi distopici futuristici.
Le opere di Fato abitano nello spazio, come lui stesso afferma nel pannello informativo accanto a La Venere delle Fave, e acquisiscono consapevolezza solo nel permanere nei luoghi a cui sono destinate; gli universi floreali di Branconi spingono lo sguardo nel confronto tra reale e irreale mentre le superfici astratte di Carboni negano la linearità delle forme deformandone la visione prospettica.
A concludere il cammino di IOAMOTE, i video in sequenza di Tribuiani, disincantati ed essenziali, preceduti da alcune frasi che percorrono il corridoio: «L’amore non ha età: è sempre nascente» (Blaise Pascal); «L’amore è quando incontri qualcuno…che ti dà delle notizie su di te» (André Breton).
A questo punto del mio viaggio incontro il curatore, Umberto Palestini, al quale rivolgo alcune domande.
Come nasce il progetto editoriale ed espositivo IOAMOTE.
“Il progetto espositivo IOAMOTE nasce come evento celebrativo per il decennale de L’ARCA di Teramo, il laboratorio per le arti contemporanee che fu inaugurato nel 2011 con una personale di Giuseppe Stampone.
Da quel momento lo spazio ha visto susseguirsi una serie di eventi espositivi di artisti quali Henri Cartier-Bresson, Enzo Cucchi, Simone Pellegrini, Gianluigi Colin, e collettive con autori come Ettore Spalletti, Liliana Moro, Stefano Arienti, Gianfranco Baruchello, Vedovamazzei, Andrea Mastrovito, solo per citarne alcuni.
Nel 2021 l’attuale Amministrazione e il suo Assessore alla Cultura hanno deciso di rilanciare lo spazio dopo una comprensibile chiusura a causa della pandemia. Si è tornati a programmare l’attività espositiva con la mostra Pressure sulla grafica di grande formato con autori come Sandro Chia, Eliseo Mattiacci, Matteo Fato, Gianmarco Montesano, Fabrizio Cotognini, Luca Pignatelli: un nuovo inizio di alto livello autoriale confermato sia con le retrospettive dedicate a Guido Montauti e Giovanni Melarangelo, che con la mostra dell’artista Banksy, e con l’attuale collettiva IOAMOTE, la quale per assonanza richiama io amo Teramo, città che ha fatto nascere questo spazio dedicato all’arte contemporanea.
Per celebrare tutto ciò, con la solidale complicità del Sindaco e dell’Assessore alla Cultura, si è deciso di produrre un progetto editoriale eccentrico. Non un catalogo di mostra, ma un libro d’artista, in quanto sono state offerte ai sei autori coinvolti ventiquattro pagine ciascuno per creare dei racconti visivi composti con materiali scelti in piena libertà.
Il volume risulta essere, a mio avviso, molto interessante e in linea con la vocazione di uno spazio nato come un laboratorio di ricerca, in cui si auspicava una salutare e continua ibridazione di linguaggi espressivi, che viene omaggiato con un progetto editoriale aperto e libero da schemi preconfezionati”.
Quali sono state le linee guida che hanno portato alla scelta degli artisti e quale la relazione che si instaura tra i diversi lavori nel percorso espositivo.
“La semplice linea guida era di far riapprodare negli spazi de L’ARCA artisti che avessero negli anni presentato una personale nelle sue sale espositive, Giuseppe Stampone, Georgia Tribuiani, Luigi Carboni o che avessero esposto e partecipato alle recenti mostre, Matteo Fato e Fabrizio Cotognini.
Accanto a loro ho invitato Giuditta Branconi, giovanissima artista teramana in forte ascesa nel panorama della pittura in Italia, una sorta di testimone e simbolo di uno spazio laboratorio che ha avuto per molti anni e torna a riconquistare una vocazione e un’attitudine al dialogo con autori di rilievo nazionale ed internazionale, senza dimenticare la promozione di eccellenze, espressione del territorio e della sua capacità formativa.
Lo spessore e il rilievo di IOAMOTE sono attestati anche dalle gallerie, tra le più blasonate in Italia, che hanno in scuderia gli artisti selezionati e hanno collaborato alla realizzazione dell’evento: L.U.P.O, Monitor (Roma, Lisbona Pereto), Prometeo Gallery, Studio La Città.
In ogni caso la scelta è caduta su artisti che praticano con diversi accenti un linguaggio per me molto attuale come il disegno; che fanno propria la pratica del prelievo rinnegandone la prassi citazionista; che fanno emergere, in modo traslato e non didascalico, le problematiche delle drammatiche emergenze contemporanee.
Per quanto riguarda il percorso espositivo, il cui allestimento è ‘firmato’ insieme agli artisti, è stato imbastito seguendo il filo della condivisione.
Considerando ogni opera come un racconto unico che accettava la sfida del confronto per creare un dialogo fertile, si è rifiutata la divisione in stanze per scommettere sul rimbalzo di risonanze, sui riverberi stimolanti dei montaggi eterogenei offerti da opere affiancate in piena libertà.
Un dispositivo attraverso il quale chi guarda possa trovare e creare storie, riecheggiando la verità contenuta nell’incipit di un testo della scrittrice Joan Didion: «Noi ci raccontiamo delle storie per vivere»”.
IOAMOTE è visitabile a Teramo fino al 1° maggio 2023; dal 14 dicembre 2023 al 14 gennaio 2024 sarà invece ospitata presso la Casa natale di Raffaello a Urbino.
Info mostra IO AMO TE – Giuditta Branconi, Luigi Carboni, Fabrizio Cotognini, Matteo Fato, Giuseppe Stampone, Georgia Tribuiani
- A cura di Umberto Palestini
- Mostra promossa dalla Città di Teramo / Assessorato alla Cultura
- Organizzazione Arti Grafiche della Torre
- In collaborazione con Accademia Raffaello e Accademia di Belle Arti di Urbino
- L’ARCA / LABORATORIO PER LE ARTI CONTEMPORANEE, Teramo, Largo San Matteo
- Fino al 1 maggio 2023
Roberta Melasecca è architetto, curatrice indipendente ed esperta in comunicazione per l’arte e l’architettura. Ha diretto per cinque anni lo spazio Interno 14 a Roma, è titolare di un ufficio stampa per l’arte - Melasecca PressOffice - e di uno studio di mecenatismo interdisciplinare - Interno 14 next - con i quali cura e organizza mostre, eventi e premi. Segue il lavoro e le ricerche di numerosi artisti e promuove progetti curatoriali in Italia e all’estero, collaborando con diversificate realtà culturali. Dal 2019 con Interno 14 next è entrata a fare parte del progetto The Indipendent della Fondazione MAXXI, dedicato agli spazi indipendenti, ed è Ambasciatrice del Progetto Rebirth Terzo Paradiso di Cittadellarte - Fondazione Pistoletto ONLUS. Opera da molti anni nell’ambito dell’arte partecipata, adottando un modello di lavoro orizzontale che coinvolge artisti, diversi operatori culturali e le comunità locali. Dal 2021 è Presidente dell'associazione culturale blowart, nata per promuovere progetti artistici e culturali.
- Roberta Melasecca

















