Felicità del vivere. L’Italia degli anni ’60 incarnava il tempo della rinascita: un paese sognante, esterofilo, desideroso di riscatto, smanioso del nuovo.
Gli Italiani, dopo 10 anni di conflitti, potevano così liberarsi da un’idea di vita fatta di sussistenza per andare incontro a diverse prospettive; nel quinquennio 1958-1963 il Pil crebbe ad un tasso del 6,3% annuo, cambiava rapidamente il mondo industriale e gli oggetti imponevano la loro presenza comprimendo il passato agricolo e raffigurando un futuro di benessere e rinnovamento.
L’azienda Longo S.p.A., che per decenni ha prodotto e distribuito cancelleria, inchiostri e materiali per ufficio, è rappresentativa del profondo sentimento di speranza che permeava nella società italiana del dopoguerra: l’ultimo presidente della società bolognese, Giorgio Longo, era un innovatore, un visionario, – nonché promotore dell’arte e collezionista -, attento alle esigenze del lavoro in continua mutazione e al desiderio di gioia diffusa che si materializzava in oggetti per la scuola e per le arti visive fino a spingersi anche verso prodotti per il divertimento subacqueo e al settore dell’editoria.
Marco Angelini nella sua personale A ciascuno il suo giorno al Museo del Patrimonio Industriale di Bologna cattura la tipica joie de vivre dell’Italia del boom economico, desiderando, insieme ad Ascanio Balbo di Vinadio, nipote di Giorgio Longo, di riportare in vita una storia dimenticata mediante un percorso di riconoscimento e di riattivazione della memoria.
In un anno di lavoro assiduo ed intenso Ascanio e Marco hanno cercato ovunque, tra collezionisti, vecchie cartolerie, sui siti di vendita di oggetti desueti, i pochi e quasi ormai introvabili segni del passaggio di un’azienda che ha scritto la storia dell’Italia.
E proprio questi oggetti – la gomma da cancellare Vicky, i fogli di carta carbone, i timbri e i nastri dattilografici, ecc., nonchè i ritagli della rivista Selecart editata da Longo per venti anni dal 1954 – depurati dal loro significato ed utilizzazione originari, si tramutano, sulle 14 tele di Angelini, in organi cristallizzati intrisi di un mutato spirito, scrigni di un passato non troppo lontano e tuttavia visivamente estraneo al nostro immaginario quotidiano.
E così ogni elemento appartenente al mondo “Longo” narra piccole storie di ordinaria vita, dal percorso degli operai per raggiungere l’azienda alla lunga collaborazione con Olivetti. E l’artista le rivela e le ridona con un intimo sentimento di giocosa ironia, scevro da ogni forma di malessere o di nostalgici stardust memories.
La ricerca artistica di Marco Angelini, infatti, è connotata fortemente dall’elemento “oggetto” che in ogni opera realizzata assurge da tramite con mondi altri aprendo a inedite possibilità di condivisione, comunicazione e interrogazione (cit. Marco Angelini). Come scrive Raffaella Salato nel testo critico:
“Le tele di Angelini, la cui superficie spaziale è scandita da geometriche alternanze di colore e di materiali in un gioco di ragionate simmetrie, appaiono dunque come “espositori”, “vetrine” di una serie selezionata di reliquie laiche – gli articoli di cancelleria, appunto – che celebrano la quotidianità rassicurante e operosa di un recente passato […]
L’artista non si limita tuttavia ad un’operazione asettica di recupero della memoria e di riutilizzo di vecchi prodotti di magazzino, ma al contrario si compiace nel riscoprire in quel mondo vintage una carica comunicativa del tutto peculiare, sublimandola in rapporto con l’espressività artistica che gli è propria.”
Gli oggetti nelle mani dell’artista non si limitano, dunque, a mantenere le stesse forme e non si accontentano di rimanere puri reperti: il loro destino è di essere plasmati dallo sguardo, di essere accentuati dal colore, di essere innalzati nell’essenza, liberati dalle rimembranze degli anni trascorsi. Marco Angelini scrive una storia nuova ma che appartiene a tutti noi.
Info mostra Marco Angelini A ciascuno il suo giorno
- Testo critico di Raffaella Salato
- Organizzazione: Ascanio Balbo di Vinadio
Con il patrocinio del Comune di Bologna - Dal 13 ottobre 2022 al 12 febbraio 2023
- Orari: giovedì e venerdì dalle 9.00 alle 13.00; sabato e domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.30 – biglietto di accesso (5-3 euro)
- Bologna Musei – Museo del Patrimonio Industriale Fornace Galotti
- Via della Beverara, 123 – Bologna –
- tel. 051 6356611 – museopat@comune.bologna.it
- www.museibologna.it/patrimonioindustriale
Roberta Melasecca è architetto, curatrice indipendente ed esperta in comunicazione per l’arte e l’architettura. Ha diretto per cinque anni lo spazio Interno 14 a Roma, è titolare di un ufficio stampa per l’arte - Melasecca PressOffice - e di uno studio di mecenatismo interdisciplinare - Interno 14 next - con i quali cura e organizza mostre, eventi e premi. Segue il lavoro e le ricerche di numerosi artisti e promuove progetti curatoriali in Italia e all’estero, collaborando con diversificate realtà culturali. Dal 2019 con Interno 14 next è entrata a fare parte del progetto The Indipendent della Fondazione MAXXI, dedicato agli spazi indipendenti, ed è Ambasciatrice del Progetto Rebirth Terzo Paradiso di Cittadellarte - Fondazione Pistoletto ONLUS. Opera da molti anni nell’ambito dell’arte partecipata, adottando un modello di lavoro orizzontale che coinvolge artisti, diversi operatori culturali e le comunità locali. Dal 2021 è Presidente dell'associazione culturale blowart, nata per promuovere progetti artistici e culturali.
















Una risposta
Complimenti a Roberta Melasecca! Recensione ben scritta di una mostra molto interessante.