Leonardo Crudi – Profili Rivoluzionari, L’Estetica della Rivoluzione

Anatolij Lunačarskij, Vladimir Majakovskij, i Fratelli Stenberg, Lilja e Osip Brik, Aleksandr Rodčenko, Dziga Vertov, Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, László Moholy-Nagy, Kazimir Malevic, El Lissitzky. Il giovane artista romano Leonardo Crudi sciorina nomi, e ne parla come amici di vecchia data.

C’è chi ricorda questi nomi come echi accademici, chi come letture di tempi passati, o ricordi di riunioni al lume di candela negli scantinati del quartiere San Lorenzo.

Per taluni sono scioglilingua. Per altri ancora – tipo il passante medio romano che si troverà a interfacciarsi a queste figure in forma di poster che Leonardo ha affisso per strada – sembrerà di leggere il cirillico.

Precisa Leonardo:

“Però, per gli ultimi lavori ho cercato di eliminare il cirillico, proprio per far si che questi lavori fossero più leggibili dal pubblico”.

Rosso tricologicamente e spiritualmente, l’artista dichiara più volte di “Non nascondersi dietro un dito.”

Cosa vorrà dire?

Frastornata dalla giornata di sole ottobrino, nell’entrare nello studio d’artista in una bella e tranquilla zona di Furio Camillo, al mio occhio solitamente vispo (così mi piace pensare), stavolta a serranda socchiusa, sono sfuggiti i testi sovietici sfrontatamente piazzati nella libreria laterale.

E quindi, quando Leonardo mi racconta che in molti hanno voluto estrapolare messaggi politici dal suo lavoro e che lui “non si nasconde dietro a un dito”, non riuscivo proprio a capire a cosa alludesse.

Perché questo è il problema del contemporaneo, del postmodernismo, dell’arte in genere. A volte uno è ironico, usa l’estetica della storia in maniera puramente formale, a volte invece è mortalmente serio.

Leonardo per fortuna non è nessuno dei due. E’ onesto, genuino e schietto, appassionato ad un galassia di volti e immagini. E’ così come lo si vede. E anche le sue opere lo sono.

Eppure, nonostante i propri ideali, nella nostra chiacchierata l’artista non parla mai di messaggi politici o sociali nelle proprie opere. Chiarisce che non vuole inneggiare a Lenin (e d’altronde che senso avrebbe?) e non gli interessa continuare una propaganda interrotta il secolo scorso per ovvie ragioni. Ma neppure attualizza i volti proponendoci un Putin o altre figure dell’attualità politica russa. Questo ci porta a leggere il suo lavoro come postmoderno, poiché sebbene l’artista usi un linguaggio, ma non si dichiara nell’etica che questo sottende.

Il linguaggio è utilizzato infatti perché bello. Bello hic et nunc. Non solo bello per il rosso Leonardo; il pariolino che scende dai suoi appartamenti per andare a prendersi un caffè a Villa Ada ad esempio, incontrerà diversi affissioni taggate Crudi.

Cosa penserà il pariolino di quel manifesto? Non potrà che apprezzarne le forme e le arditezze grafiche, una perizia compositiva e un trillo cromatico mutuato dal linguaggio dei graffiti. E poi, nella propria passeggiata per gli ampi viali dei più nobili dei parchi di Roma, costui vagherà senz’altro con una forte suggestione in un angolo della propria mente.

Ma chi è Leonardo Crudi?

Graffitaro appena tredicenne con l’amico Elia Novecento, artista con il quale condivide lo studio e si “addentella” – come per la catena di una sovietica bici – Leonardo è spinto da esigenze personali (la nascita di un pargolo) a trascorrere più tempo a casa di giorno, che nei vagoni delle stazioni di notte. Quando calano le tenebre preferisce guardare il programma televisivo Fuori Orario di Enrico Ghezzi che gli propone spezzoni di film italiani d’avanguardia. Un’avanguardia che, come mi spiega Leonardo, si è contaminata con le sperimentazioni della Russia dal pugno alzato.

E così Leonardo arriva in una Russia dell’immaginario. Il nostro si nutre di queste immagini, di queste grafiche inedite, di questi volti espressivi, e a loro modo esotici.

Continuando un lavoro che aveva già cominciato creando locandine per film del passato italiano che la locandina non l’avevano, il nostro si dedica alla produzione di poster con un gusto squisitamente costruttivista, avanguardista, insomma ista. Il suo intento, per tornare al passeggiatore che costeggia i muri di Villa Ada, è divulgativo.

Quando lascio lo studio di Leonardo, lo lascio nei preparativi per l’imminente vernissage. Con la curatela congiunta dei giovani curatori Giovanni Argan e Tiziano Tancredi (il primo parte di Studio900, il collettivo composto da lui, Leonardo ed Elia, il secondo esperto della new wave della street art italiana) Leonardo avrà modo di presentare questa sua ultima serie al nuovo pubblico.

Dice Leonardo perentorio:

“E poi basta. Poi passerò a nuovi progetti, tra cui il cinema, per cui ho sempre nutrito un grande interesse. Ho già realizzato due cortometraggi, ed ora sto lavorando a un nuovo film: I Gatti d’Orson Welles.”

E dunque, questa mostra è il suo saluto a loro, ad Anatolij Lunačarskij, Vladimir Majakovskij, i Fratelli Stenberg, Lilja e Osip Brik, Aleksandr Rodčenko, Dziga Vertov, Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, László Moholy-Nagy, Kazimir Malevic, El Lissitzky.

Info mostra

  • Profili Rivoluzionari – Leonardo Crudi
  • A cura di Giovanni Argan e Tiziano Tancredi
  • Inaugurazione: domenica 13 ottobre, ore 17 e 30
  • in corso fino a domenica 20 ottobre
  • Studio900, via Gino Capponi 77, Roma
  • Dal lunedì al venerdì dalle 14 alle 18 e 30 Sabato e domenica dalle 10 alle 18 e 30
Naima Morelli

Naima Morelli

Naima Morelli è critica d’arte e curatrice indipendente. Nasce a Sorrento e studia all’Accademia di Belle Arti di Roma. Comincia collaborando con il Mattino e scrivendo di musica per numerosi magazine d’orientamento rockettaro (Il Mucchio, Rockshock etc.). Recensisce le mostre d’arte contemporanea per Teknemedia, finchè non viene radiata per una stroncatura di Sandro Chia. Trasferitasi a Roma comincia la duratura collaborazione con art a part of a cult(ure), Women in the City e riviste d’arte straniere tra cui Art Monthly. Contemporaneamente collabora con varie gallerie del panorama romano ed è resident curator per The Room Gallery.

Commenta

clicca qui per inviare un commento