Alvar Aalto e L’Esprit des Lieux di Jacques Toussaint – Intervista all’artista

Se una notte d’inverno… fredda e nebbiosa, mentre in città si svolge la White Night di Bologna del circuito di Artefiera, uno tra i più frequentati appuntamenti mondani, ricchissimo di eventi, ci si allontana in direzione opposta, verso i colli, scegliendo così una sola tra le proposte, accade di essere premiati con una piacevole sorpresa.

La nostra meta è stata Riola di Vergato, piccola frazione del territorio montano bolognese, ma con un’inattesa offerta artistica, dalle molte anime; ne è un esempio l’inconsueta Rocchetta Mattei, un “capriccio” ottocentesco che mescola stili diversi, ideata da Cesare Mattei, eclettico nobile del luogo, studioso di esoterismo e inventore dell’Elettromeopatia; nei pressi del castello, si trova il Villino RomAmor, la casa-museo dell’artista Luigi Ontani, nativo di Vergato. A pochi chilometri, a Grizzana, c’è la residenza di montagna che il pittore Giorgio Morandi divideva con le sorelle e dal cui studio si gode lo splendido paesaggio che ha ripetutamente dipinto. Ma tornando a Riola, proprio di fianco al fiume Reno, si trova l’unico edificio italiano (se si esclude il suo Padiglione ai Giardini della Biennale, a Venezia) dell’architetto finlandese Alvar Aalto (1898-1976), la chiesa di Santa Maria Assunta.

Dalla Finlandia, l’architetto giunge a Riola su invito del Cardinal Giacomo Lercaro, negli anni ’60, per progettare la nuova chiesa del paese, ma dalla consegna dei disegni, nel 1966, all’inizio dei lavori, passeranno ben dieci anni ed entrambi i protagonisti, il committente e l’architetto, non riusciranno a vedere l’opera ultimata (nel 1978 l’edificio, nel 1994 il campanile).

L’interno della chiesa appare come una sorta di nave rovesciata, le arcate si susseguono simili a fasciami. L’ampia navata, completamente bianca, si trasforma con la luce, nelle varie ore del giorno e nelle stagioni; lateralmente si apre un piccolo battistero, con finestre rivolte al fiume, in dialogo con l’acqua del fonte battesimale.

Straordinario esempio di architettura nordica, essenziale nell’intensa spiritualità, in sintonia con la natura circostante, è stata oggetto di un suggestivo intervento artistico ed inclusa tra le iniziative legate ad Art City. La nostra visita si è svolta necessariamente di notte, perché l’istallazione dell’artista francese Jacques Toussaint (Parigi 1947) dal titolo “L’Esprit des Lieux” si è avvalsa, come per altre sue opere precedenti, dell’uso della luce.

Abbiamo incontrato Toussaint nella sacrestia della chiesa, ambientazione ideale per aggiungere curiosità a curiosità, in una sorta di Wunderkammer che vedeva affiancati, tra le altre cose, arredi sacri seicenteschi e pezzi di design finlandese moderno, a firma Marimekko o dello stesso Aalto.

Domanda: Innanzitutto, ci siamo chiesti cosa l’abbia portato quassù, tra le montagne dell’appennino bolognese… lei si è molto occupato di architettura, ma di epoca ben più antica di questa, oltretutto poco conosciuta anche dagli esperti del settore.

Jacques Toussaint: avere quest’opera a portata di mano mi ha di certo facilitato il compito… abito in Italia, vicino a Bassano, da molti anni; la mia attività di artista si affianca a quella che svolgo nel mondo del design, tra le altre cose collaboro con Marimekko, la famosa casa di design nata negli anni ‘60 in Finlandia. Sono appassionato di architettura e in particolare di Aalto, da qui il desiderio di lavorare sulla sua unica creazione italiana.

Inoltre, dopo l’esperienza con il classico, dove tutto è bello, persino le crepe dei muri, o dove basta trovare un bell’affresco e illuminarlo bene e il gioco è fatto, sono stato attratto dalla sfida del moderno e in questo caso, dalla grande passione per Aalto.

D.: Nelle sue opere impiega vari supporti, per esempio era presente ad Artefiera “Senza titolo”, una sua scultura in acciaio: usa la luce per tracciare linee e creare forme, il vetro, il metallo, dipinge, assembla. Qui a Riola, il suo intervento site-specific si avvale di un video, di un’istallazione al neon blu e di una proiezione di fasci di luce su piccole croci di vetro argentato, il tutto a formare “L’Esprit des Lieux”.
Come sceglie i materiali che utilizza?

J.T.: Nel corso degli anni, mi sono confrontato con varie problematiche e ho trovato alcune risposte.

Dispongo quindi di una serie di risultati ottenuti con vari materiali che posso applicare a secondo dei casi. Strutture che posso adattare e modificare secondo le esigenze. Nel caso di Riola, ho scelto di utilizzare un vetro materico argentato a mano, per ricoprire le 12 piccole croci in marmo bianco volute da Alvar Aalto e presenti nella navata. Il vetro argentato consente di ottenere un effetto rifrangente che mette in risalto gli elementi che nell’oscurità sarebbero scomparsi e che sono alla base dell’allegoria espressa mediante 12 segmenti di luce al neon e il gioco grafico proiettato sulla parete, dove 12 piccole croci si fondono in un solo elemento luminoso, convergendo sulla croce lignea di Aalto.

Per i miei lavori di scultura è necessaria la luce naturale, le istallazioni invece hanno bisogno del buio, per valorizzare l’effetto della luce artificiale prodotta dal neon. Finché ho operato con edifici come la Basilica dei Santi Vitale e Agricola nel complesso di Santo Stefano a Bologna o la cappella di Valmarana del Palladio, avevo già naturalmente questa condizione di oscurità. Ma poi ho voluto occuparmi dell’architettura moderna, che comprende in sé molta più luce naturale.

Con un edificio come questo di Riola è stato difficilissimo intervenire, perché è chiuso nella sua perfezione e istallare un oggetto, qui non avrebbe avuto senso.

Mi ha affascinato la complicazione di lavorare in uno spazio purissimo, però quando sono arrivato qui la prima volta, sono stato inondato dalla luce naturale e mi sono scoraggiato.

Ho pensato quindi di tornarci d’inverno, per trovare una chiave di lettura diversa, che non aggiungesse nulla, ma cercasse invece di esaltare l’esistente.

D.: La sua è una ricerca rispettosa, che interpreta il luogo e rilascia un senso di profonda spiritualità, accennando con delicatezza a vari temi

J.T.: Il tema centrale del lavoro è la croce, presente anche nelle due diverse video-istallazioni proiettate una nel battistero e una nell’abside, in fondo alla navata, che incorpora la grande croce di legno disegnata da Aalto: lo sviluppo del tema avviene mediante l’uso del vetro argentato applicato sulle piccole croci laterali e che vive solo in riferimento alla luce blu della lampada. La mia luce al neon blu, che solitamente riesce a riempire gli spazi, in questo caso, data l’estensione dell’aula liturgica, non era sufficiente, quindi ho impiegato anche lampade led, calibrate per non interferire con il neon.

Volevo ottenere un effetto che mostrasse l’architettura della chiesa, il negativo del bianco che normalmente la caratterizza, una sorta di radiografia dell’interno. Di giorno, in condizioni normali, si rimane abbagliati dalla luminosità e i grandi archi di sostegno, quasi svaniscono. Nel buio e con la luce giusta, invece, appaiono tutte le nervature, si delinea il disegno delle travi, esaltando così l’architettura di Aalto. La mia intenzione era di mostrare allo spettatore la mia personale visione.

Per mantenere la coerenza con il mio linguaggio artistico, poi, ho riproposto il segno grafico, che grazie a modelli matematici e algoritmi, nel video si trasforma, fino a definire la croce.

D.: nelle sue opere il disegno ha una parte rilevante, sia nella fase di progettazione sia nella realizzazione, infatti la sua formazione passa per l’Ecole National Supérieure des Beaux Arts

J.T.: Sì, ma ho frequentato l’Accademia in un periodo di profonde rivoluzioni, gli eventi portavano ad approfondire altri aspetti, politici soprattutto, mentre quello artistico non quanto avrei voluto…

D.: L’uso della luce, nell’espressione artistica è diffuso e articolato; molte opere si avvalgono del video mapping, che però solitamente sfrutta la parte esterna di un edificio. La chiesa di Aalto esternamente appare come una grande quinta teatrale: la facciata chiara, di pietra arenaria, con il profilo che richiama la forma delle montagne, nel buio sembra bidimensionale.

Il senso del volume arriva dalla luce blu che esce dai lucernari nel buio della notte e trasforma la chiesa in una sorta di lanterna, suggestiva proprio perché anche nel buio totale, quando spariscono le linee, suggerisce comunque la presenza dell’opera.

J.T.: Se mi fossi fermato alla facciata, sarebbe stato tutto molto facile… non avrei però avuto modo di far emergere “L’esprit de lieux”, lo spirito del luogo, che ho ritrovato nell’interno.

D.: La scelta del colore blu, per la luce induce solitamente uno stato di riflessione, di spiritualità individuale, è stato così anche per lei?

J.T.: Non avevo pensato a questo aspetto, ma non lo escludo. In questo caso il blu è il colore giusto per esaltare le ombre e le linee che la struttura forma all’interno, ma è anche il colore che ho scelto tra gli altri perché si adatta al tipo di ricerca che porto avanti e che ho sperimentato prima di tutto sull’architettura antica. In precedenza ho usato molto il bianco, lavorando sulla rifrazione della luce su segmenti applicati alla superficie delle pareti, è del 1978 per esempio il mio Spazio ambientale per l’allora Expo Arte di Bari, descritto nel catalogo a cura di Gillo Dorfles. Ora sono passato alla luce blu, sia perché mi piace mantenere una linea univoca, sia perché lo ritengo funzionale alla mia poetica.

D.: pensa di proseguire il suo lavoro sulla stessa linea? ha già individuato altri edifici che hanno attratto il suo interesse?

J.T.: Essendo per mia natura curioso, non posso negare di avere già individuato in Pierluigi Nervi e Le Corbusier le mie prossime “vittime”. Sono in partenza per una visita al convento di Sainte-Marie de La Tourette, nei pressi di Lione, chissà?

Biografia: Jacques Toussaint nasce a Parigi nel 1947. Inizia la sua attività in Italia nel 1971 dopo aver studiato a Parigi all’Ecole Nationale Supérieure des Beaux Arts. Partecipa a numerose mostre in gallerie e istituzioni italiane ed estere. Nel 2014 tiene la mostra personale “…Que du bleu!!!” al Palazzo delle Stelline di Milano, in collaborazione con l’Istitut Français. Recentemente realizza interventi site-specific intitolati “L’Esprit des lieux” nell’ex chiesa di San Francesco a Como, nella basilica romanica dei Santi Agricola e Vitale del complesso delle Sette Chiese di Santo Stefano a Bologna e nella piccola chiesa dedicata a San Francesco a Crespellano, nel comune di Valsamoggia. Nel 2011 ha realizzato la grande istallazione luminosa “La Torre blu” alle Torri dell’Acqua” a Budrio.
Le sue opere sono presenti nelle collezioni permanenti del Denver Art Museum, del Die Neue Sammlung di Monaco di Baviera, del Kunstgewerbemuseum di Berlino, del Museo Nazionale di Poznam in Polonia e della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Forti a Verona.

www.jacquestoussaint.com

Cristina Villani

Cristina Villani

Vive a Bologna, dove lavora come logopedista al Servizio di Neuropsichiatria Infantile occupandosi prevalentemente di disturbi della comunicazione, del linguaggio e dell'apprendimento, è appassionata da sempre di Arte, in qualunque forma si presenti. Da alcuni anni ha iniziato un percorso nel campo della fotografia

Federica Casetti

Federica Casetti

Nata a Ferrara, a 5 anni realizza la sua prima casa delle bambole con spezzoni di travi in ferro; dal 1992 al 2006 vive a Venezia dove si laurea in architettura. Nel 2008 dopo un internship presso lo Studio Asymptote di New York rientra a Venezia, all' Università IUAV, dove lavora come assistente alla didattica nel corso di Architettura degli Interni. Attualmente è tornata a Ferrara dove prosegue l’attività di Architetto e Designer nel suo studio tra i tetti della città medioevale.

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