Nel cuore dell’antica Bologna, a poca distanza da Piazza Maggiore, si trova un piccolo gioiello che merita assolutamente almeno una visita. È il Museo di San Colombano – Collezione Tagliavini (Via Parigi 5) dove è conservata, in un’antica e affascinante ex chiesa e nell’adiacente oratorio decorato da allievi dei Carracci, una raccolta unica di strumenti antichi tra cui clavicembali, spinette, pianoforti e perfino ocarine, tutti dal valore storico e artistico inestimabile.
Inaugurato nel 2010, il museo è il risultato della collaborazione tra la Fondazione Cassa di risparmio di Bologna e il grande organista e musicologo Luigi Ferdinando Tagliavini, scomparso nel 2017, che ha voluto mettere a disposizione dei suoi concittadini gli strumenti da lui acquistati e restaurati per decenni.
La volontà di Tagliavini, per il quale “la musica, finché rimane sulla carta, non è musica”, era che i suoi strumenti risuonassero senza sosta sotto le volte di San Colombano e così è stato: concerti di giovani strumentisti e affermati concertisti compongono una programmazione ricca e regolare che richiama tutto l’anno un pubblico affezionato e numeroso.
Curatrice della collezione Tagliavini a partire da quest’anno è Catalina Vicens, celebre clavicembalista, organista e studiosa cilena. Succeduta nell’incarico allo scomparso organista olandese Liuwe Tamminga, Catalina insegna in molte prestigiose istituzioni di diversi paesi come il conservatorio di Bruxelles e conduce l’ensemble Servir antico, specializzato nella musica medioevale e rinascimentale. Le abbiamo rivolto alcune domande sul suo percorso, i suoi interessi e il suo nuovo ruolo.
Buongiorno Catalina e grazie di aver accettato questa intervista. Per cominciare vorrei chiederle: come è nata in lei la passione per la musica e gli strumenti antichi che l’ha portata ad essere nel medesimo tempo una concertista e una ricercatrice di fama internazionale?
Dovevo avere 11 o 12 anni quando tornavo a casa correvo da scuola per sdraiarmi davanti allo stereo e ascoltare le grandi opere orchestrali di Beethoven, Mozart e Bach. Per qualche ragione, quest’ultimo ha suscitato in me un affetto speciale.
Non sapevo che quelle registrazioni che avevo scelto dalla collezione della mia famiglia fossero eseguite su strumenti storici (strumenti del tempo del compositore, violini barocchi con corde di budello, clavicembalo e organo). Adoravo quella musica: era così intensa, così emozionante e misteriosa allo stesso tempo.
Ho iniziato a imparare il pianoforte fin da piccola (nonostante ci sia voluto un po’ di tempo per convincere i miei genitori a fare un investimento così grande!), ma non avrei mai immaginato di studiare musica professionalmente.
Amavo le scienze e volevo studiare medicina per diventare un neurochirurgo. La vita e le coincidenze mi hanno portato in qualche modo a lasciare il mio paese per studiare il clavicembalo.
Ho trovato emozionante sapere da dove viene questa musica e come è stata concepita, anche se ci sono voluti alcuni anni prima che mi innamorassi dello strumento. In realtà, essere musicista ha iniziato ad avere un senso per me solo nel momento in cui ho avuto il primo incontro con strumenti antichi “originali”. C’era qualcosa di talmente forte nel riuscire a creare arte con qualcosa di così prezioso, che ha vissuto così a lungo, che ha così tante storie da raccontare, che da quel momento ho capito che era ciò che volevo.
Questo mi ha portato ad avvicinarmi a tante collezioni di tastiere antiche in tanti paesi, in tante biblioteche e libri: la necessità di conoscere gli strumenti antichi e di conoscere assieme a loro.
Nella sua carriera lei ha sviluppato anche “contaminazioni” con generi musicali diversi. Che attrattiva esercita la musica antica su artisti e spettatori che provengono da una formazione differente?
Sì, mi sono interessata a molti generi musicali diversi e lo faccio ancora. Passando dal rock al jazz alla musica tradizionale extraeuropea.
Mi piace vedere la Musica Antica semplicemente come musica: un’arte che tocca, appassionata, che può essere lì per te durante i momenti più gioiosi ed euforici così come nei momenti in cui si ha bisogno di conforto e introspezione. Una musica che offre un’ampia gamma di gusti e sensibilità: può essere leggera o estremamente profonda, della più gentile morbidezza ed estremamente rumorosa, può essere strutturata e complessa ma può anche essere semplice e libera.
La Musica Antica oggi può essere vista come musica proveniente da oltre 800 anni di storia (dal Medioevo al periodo classico e persino romantico!). Il movimento di Musica Antica si caratterizza per la ricerca dei colori che venivano utilizzati in passato: è qui che gli strumenti hanno ancora un ruolo così importante. Sono macchine del tempo sonore per il passato, ma sono anche una colorata fonte di ispirazione.
Cosa l’ha attratta della collezione Tagliavini e del suo nuovo ruolo di curatrice, spingendola a trasferirsi a Bologna?
La collezione Tagliavini è unica al mondo poiché si tratta di una delle più grandi collezioni di strumenti suonabili. Anche il lavoro del mio predecessore, il Maestro Liuwe Tamminga, che ha dato lustro alla collezione attraverso dieci anni di intensa attività concertistica, costituisce un’eredità ispiratrice da seguire.
Inoltre, per un’amante dell’arte come me, l’idea di lavorare in un luogo così stimolante come San Colombano è stata incredibilmente attraente.
D’altra parte, come concertista, leader e manager del mio gruppo musicale, ricercatrice e insegnante, l’incarico di curatrice e direttore artistico di San Colombano riassume tutto ciò che ho fatto e che volevo sviluppare da molto tempo. Ho sempre sognato di occuparmi di musei: negli ultimi anni ho collaborato con molte istituzioni museali in qualità di esecutrice, ma anche come direttore artistico creando legami tra musica, arte e patrimonio. Amo i musei per la loro missione all’interno della società e per quanto possono arricchire e ispirare le nostre vite.
Oltre alla mia particolare passione di esibirmi su antichi strumenti a tastiera per imparare da loro e godere della loro capacità unica di trasportarci nel tempo, adoro la sfida di portare all’esterno le loro storie per condividerle con il mondo. La collezione Tagliavini è unica in quanto la filosofia stabilita dal suo fondatore, lo stimato organista e ricercatore Maestro Luigi Ferdinando Tagliavini, è quella di mantenere vivi gli strumenti antichi. In molti musei gli strumenti sono solo in mostra, non saranno mai restaurati e la loro musica, (ciò per cui sono stati costruiti), non sarà mai ascoltata.
La collezione è eccezionale anche per il fatto di concentrarsi sugli antichi strumenti italiani, testimonianza unica del valore dell’arte dei loro costruttori, esposta in una grande varietà di tipi di strumenti, dei loro suoni e delle loro raffinate decorazioni. Sono sempre stata particolarmente attratta dal repertorio italiano e non vedo l’ora di esplorarlo attraverso questi strumenti.
Francesco Neri è nato a Bologna nel 1977. Laureato in lettere classiche e dottore di ricerca in Storia Antica, dal 2008 lavora come Addetto culturale/coordinatore linguistico presso il Ministero degli Affari Esteri e delle Cooperazione internazionale. Dal 2011 al 2020 è stato Addetto culturale responsabile degli Istituti italiani di cultura a Lussemburgo e a Marsiglia. Ha scritto "Reliquie eroiche nella Grecia arcaica e classica" e due romanzi, "Un'isola normale" e "Il rettore di Poitiers".









