La rassegna d’arte contemporanea in Val di Noto, in provincia di Siracusa, dal titolo 8 albe, è un progetto fondato da Dimora delle Balze e ha cadenza annuale.
Il format, sempre più diffuso, dei festival estivi d’arte contemporanea ha un pregio non indifferente: arricchire luoghi di destinazione turistica di ulteriori componenti culturali che creano valore tanto per il turista quanto per il territorio.
Costituita con l’intento di “sostenere e promuovere lo sviluppo dell’arte contemporanea in Sicilia e nell’Italia Meridionale”, la prima edizione di 8 albe, presso Dimora delle Balze, si è tenuta nell’agosto del 2023 e aveva come titolo Quattro Radici. Appunti su un’idea di parentela, spunto dalla teoria dei quattro elementi di Empedocle di Agrigento, secondo cui la natura non può avere un solo elemento costituente, ma quattro radici: acqua, aria, terra, fuoco.

La rassegna è stata curata da Carolina Ciuti; la II edizione, questa in oggetto, del 2024 è titolata Tra le increspature: riflessi di una storia oceanica, sempre a cura Carolina Ciuti.
In un continuum concettuale con la passata edizione di 8 Albe, questa rassegna video si propone di esplorare il tema dell’oceano, rappresenta un’entità complessa, un vasto abisso che sfugge a definizioni univoche, in quanto elemento naturale, dispositivo culturale e palcoscenico di scambi infiniti.
Attraverso un coro di voci e di linguaggi artistici che uniscono il documentario, il saggio, e la finzione speculativa, questa rassegna video unisce diverse possibili storie oceaniche, invitando lo spettatore a considerarne non solo la bellezza ma anche il mistero e le sfide.
L’oceano è un elemento vitale del nostro mondo, un crocevia di culture e un palcoscenico di storie umane, ma anche un indicatore cruciale della salute della nostra politica e del nostro pianeta.
Da qui parte un intervista con le prime domande all’organizzazione di Dimora delle Balze e successivamente risponderà la curatrice Carolina Ciuti relativamente al piano curatoriale e della scelta degli artisti e dei temi affrontati nelle due edizioni.
Perché avete scelto come nome di questo progetto video, 8 albe?
Dimora delle Balze
Il titolo 8 albe nasce dopo una profonda riflessione. Una delle sensazioni che si vive quando si arriva nel sito naturalistico dove sorge Dimora delle Balze è l’incanto: è come se il tempo e lo spazio prendessero una nuova forma. La natura con i suoi ritmi diventa protagonista e noi in un certo senso abbiamo pensato a come fargli un omaggio.
Le albe a cui assistiamo ciclicamente sono 7 – con 8 albe vorremmo proporne una nuova. Otto è anche un simbolo importante, è il numero dell’infinito, evoca l’onirico e il sogno.
Di solito vediamo queste rassegna di arte contemporanea in luoghi deputati come musei, gallerie o fondazioni, perché la scelta di proiettare questo festival pressoDimora delle Balze, una tenuta del 1800 situata a Noto, nella Sicilia Orientale, sull’altipiano degli Iblei?
Dimora delle Balze
Da tempo pensavamo a come far vivere questo spazio facendolo uscire dalla sua funzione ordinaria e portando al pubblico la nostra passione per l’arte contemporanea. L’idea era proprio di creare un corto circuito tra uno spazio antico e un medium molto contemporaneo. Non siamo i primi ad averlo fatto ma siamo molto soddisfatti del successo che ha avuto e speriamo di fare crescere il progetto negli anni a venire.
Il festival ha una cadenza annuale, il vostro obiettivo è di sostenere e promuovere lo sviluppo dell’arte contemporanea in Sicilia e nell’Italia Meridionale, pensate di esserci riusciti?
Dimora delle Balze
All’inizio è stata una vera scommessa: portare più di settanta persone nell’entroterra siciliano per l’inaugurazione della prima edizione, con la proiezione di film come Lake Valley di Rachel Rose e The Knots We Knot di Bárbara Sánchez Barroso e Adriana Vila Guevara, è stato un grande traguardo. La seconda edizione, già sold out durante l’opening, ha presentato i video di Johanna Billing e Camila Beltrán, consolidando il nostro progetto. Ma c’è ancora molto da fare, vorremmo avvicinarci di più alle Istituzioni didattiche e creare degli incontri di dialogo per coinvolgere il pubblico più giovane.
Ci sarà una terza edizione e dove?
Dimora delle Balze
Certo! La terza edizione ci sarà ed è una promessa che ci siamo fatti, ma le modalità saranno sicuramente nuove ed oltre ad essere concentrata sulla programmazione di video all’interno della corte di Dimora delle Balze, vorremmo riuscire anche a toccare alcuni spazi esterni. Incrociamo le dita.
La prima edizione che hai sviluppato, prende il nome Quattro Radici, appunti su un’idea di parentela, ci potresti spiegare da dove sei partita?
Carolina Ciuti
Come lasciava intendere anche il titolo, la prima edizione aveva l’obiettivo di esplorare i concetti di ‘parentela’ e ‘convivenza’ tra specie diverse, a partire dalle relazioni spaziali e temporali che si generano tra mondo animale, vegetale e minerale. Il titolo prendeva spunto dalla teoria dei quattro elementi di Empedocle di Agrigento, secondo cui la natura non può avere un solo elemento costituente, ma bensì quattro radici: acqua, aria, terra, fuoco.
Secondo questa teoria, tutti i cambiamenti che avvengono in natura sono dovuti al mescolarsi e al separarsi delle quattro radici. In altre parole, sia il mondo animale, che quello vegetale o minerale, sono composti da una diversa aggregazione di questi elementi.
In un’epoca caratterizzata dal cambiamento climatico, ricordare e rivendicare questa origine o radice comune diventa dunque un atto necessario. Così come il farsi responsabili di questa parentela comune universale (to make kin, detto con parole della teorica femminista, Donna Haraway).
Quattro radici. Appunti su un’idea di parentela,è stata anche una mostra fisica all’interno di Dimora delle Balze, invitando sei artiste contemporanee a interrogarsi sulle parentele interspecifiche e sul concetto di convivenza, cito alcune artiste, Lara Fluxà, Francesca Banchelli, Nina Carini, Joana Escoval.c’è una corrispondenza per la scelta di essere tutte artiste donne?
Carolina Ciuti
La scelta di coinvolgere artiste donne non è stata casuale, anche se il focus della mostra non era direttamente legato alla questione di genere. La selezione rifletteva una sensibilità particolare che emerge spesso in ambito artistico, soprattutto quando si affrontano temi complessi come le parentele interspecifiche, la convivenza e il rapporto tra umano e non umano.
Storicamente, le donne artiste hanno dovuto fare i conti con la marginalizzazione, una condizione che, pur evolvendo nel tempo, continua a manifestarsi in diverse forme di esclusione o reclusione. Questo contesto, spesso, porta molte di loro a sviluppare una visione critica e profondamente attenta alle strutture di potere, alle dinamiche di dominanza e ai concetti di connessione e cura.
Nel caso di Quattro radici, le artiste non solo portavano avanti una riflessione sui temi centrali della mostra, ma lo facevano, a mio parere, con una prospettiva che valorizza il dialogo, l’ascolto e la convivenza, elementi spesso trascurati nella cultura dominante. Credo che le opere selezionate creassero uno spazio dove questi concetti potevano essere interrogati, decostruiti e ricostruiti in modo collettivo, proponendo nuovi modi di pensare alle relazioni, non solo tra esseri umani, ma anche con il mondo naturale e le altre specie.
Dunque, pur non essendo stata una scelta diretta basata sul genere, il fatto che siano artiste donne (ma soprattutto di spiccatissima sensibilità, perché c’era anche chi non si riconosceva a pieno nel genere femminile), riflette in qualche modo una tensione condivisa verso forme di pensiero e di espressione che danno voce a una visione del mondo più inclusiva e interconnessa.
Alla II edizione 2024 hai dato il titolo Tra le increspature: riflessi di una storia oceanica; cosa differisce dalla prima edizione?
Carolina Ciuti
La seconda edizione si è distinta dalla prima sia per formato che per contenuti. Quest’anno, l’attenzione si è focalizzata sull’organizzazione di una rassegna video, svoltasi durante quattro giovedì di agosto nel temporaneo cinema all’aperto di Dimora delle Balze. Concettualmente, questa edizione ha proseguito la riflessione sugli elementi naturali avviata con Quattro radici, concentrando però l’attenzione sull’acqua, e in particolare sull’oceano.
Parlare del Pianeta Blu e della sua salute è di fondamentale importanza, poiché rappresenta un tema che intreccia questioni ambientali, sociali e politiche di grande urgenza. L’oceano è un simbolo potente di interconnessione globale, che influenza i cambiamenti climatici, la biodiversità e, dunque, il funzionamento delle economie mondiali.
Attraverso l’arte, è possibile esplorare le profonde relazioni tra l’umanità e questo ecosistema fragile, creando nuove narrazioni che sfidano le strutture di sfruttamento e promuovono una maggiore consapevolezza ecologica.
All’interno del tuo testo curatoriale, scrivi che «l’oceano è una massa d’acqua che copre gran parte del nostro pianeta. È un simbolo di immensità e mistero, una dimensione che incarna la forza della natura e la sua capacità di rigenerazione e distruzione». Pensi che l’essere umano non abbia capito l’importanza degli equilibri che risiedono nell’oceano?
Carolina Ciuti
Per lungo tempo, l’umanità ha considerato l’oceano una risorsa inesauribile, ignorando le intricate connessioni ecologiche che lo regolano. Lo sfruttamento indiscriminato, l’inquinamento e, conseguentemente, il cambiamento climatico hanno destabilizzato questi delicati equilibri, mettendo a rischio non solo la biodiversità marina, ma anche la sopravvivenza stessa dell’essere umano. L’oceano, infatti, gioca un ruolo cruciale nella regolazione del clima, nella produzione di cibo e nell’emissione di ossigeno.
Come suggerisce Karen Barad, la nostra esistenza è intrecciata con quella di tutte le entità, viventi e non viventi, in un «intra-agire» continuo. In questo senso, le nostre azioni non sono mai isolate, ma hanno conseguenze materiali e temporali che si riverberano sul mondo naturale. Questo concetto di intra-azione ci obbliga a ripensare il nostro rapporto con l’oceano e il suo ecosistema, non più come un’entità separata da noi, ma come una parte integrante del nostro stesso essere e divenire.
Uno dei video che ho scelto di mostrare durante la serata inaugurale dell’edizione 2024 di 8 albe affrontava proprio questo tema. Dal titolo suggestivo This Is How We Walk on the Moon, l’opera di Johanna Billing invita a riflettere sul crescente distacco dell’essere umano dal proprio ambiente naturale.
Il video ritrae un gruppo di giovani studenti di musica scozzesi che, pur vivendo vicino al Mare del Nord, non l’avevano mai esplorato. Questa distanza simbolica mette in luce quanto gli esseri umani si siano allontanati dall’ambiente circostante, rendendo familiari solo gli spazi costruiti, mentre i paesaggi naturali diventano sconosciuti e inaccessibili.
Hai sempre accennato nel testo che «l’oceano è un elemento vitale del nostro mondo, un crocevia di culture e un palcoscenico di storie umane, ma anche un indicatore cruciale della salute della nostra politica e del nostro pianeta».Pensi che il mare è costituito di autostrade immaginarie dove gli umani cercano un futuro migliore?
Carolina Ciuti
Penso che il mare sia ricco di rotte già tracciate e di altre ancora da scoprire. Tuttavia, c’è chi può percorrere queste rotte in sicurezza, viaggiando per piacere, esplorazione o ricerca, e chi invece è costretto ad affidarsi alla sorte, senza sapere se le speranze consegnate alle onde porteranno un nuovo inizio o finiranno tragicamente con loro. Basti pensare ai drammi umani consumatisi nel Mar Mediterraneo negli ultimi anni. In questo senso, l’oceano diventa una chiara metafora degli equilibri geopolitici che regolano il nostro pianeta e che stabiliscono chi possa percorrerlo in libertà e chi no.
Tra i video in rassegna quest’anno, Cruzar un muro di Enrique Ramírez si distingue per la sua poetica resa visiva e il messaggio esplicito:
«Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.»
Nel video vediamo un ufficio immigrazione galleggiante attraversare la Laguna de Aculeo in Cile; qui il mare diventa simbolo dei continui spostamenti che lo hanno interessato nei secoli, e ci si interroga su come anche l’oceano possa paradossalmente diventare un muro invalicabile.
Dirigi una rivista digitale e, in precedenza, hai ricoperto il ruolo di Direttrice Artistica del festival di video arte LOOP Barcelona: credi che, per la tua esperienza, il video abbia ancora una sua specifica importanza nell’arte? E, da quello che ho visto nelle due edizioni, che si stia spingendo sempre di più verso la tecnica e il linguaggio del documentario?
Carolina Ciuti
Quando parlo di video, mi piace sempre richiamare la sua etimologia latina, che deriva dal verbo videre, vedere. Il video è un medium che, grazie alle sue peculiarità, ci consente di mettere una lente di ingrandimento sul mondo che abitiamo e di osservarlo da prospettive sempre nuove. Per questa ragione credo che mantenga una rilevanza profondissima; anzi, con l’evoluzione tecnologica, la sperimentazione video ha raggiunto livelli inimmaginabili fino a poco tempo fa: dalla realtà virtuale a quella aumentata, fino alla creazione di interi metaversi.
Per quanto riguarda la tecnica del documentario, nelle due edizioni presentate solo poche opere ne hanno fatto ricorso. Sebbene sia uno dei linguaggi impiegati nel contesto della videoarte, mutuato dal cinema, nella curatela di 8 albe hanno prevalso opere legate maggiormente all’universo della finzione, della messa in scena e all’espressione lirica, poetica, astratta.
Dimora delle Balze (SS287, km 6/3 – Noto, SR – press@8albe.com – + 39 370 1605385) è una tenuta del 1800 situata a Noto, nella Sicilia Orientale, sull’altipiano degli Iblei, in una estesa vallata di 27 ettari a pochi chilometri da Palazzolo Acreide, città della Val di Noto riconosciuta nel 2002 dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.
Salvatore Mauro nato a Siracusa, è laureato in sociologia ed antropologia, con una tesi sulle nuove forme d’ibridazione nell’arte contemporanea. È conosciuto soprattutto come ideatore ed organizzatore, assieme all'artista Anna Milano, di Box Art Festival, Roma. Già alla sua terza edizione, il Festival è stato ospitato al MACRO FUTURE di Roma. Ha eseguito un corso per curatore d’arte presso l’Associazione Futuro e uno di addetto stampa specializzato in eventi e spettacolo. È stato collaboratore artistico al Teatro Vascello di Roma è stato redattore del sito testata editoriale della rivista Next Exit, ha scritto per SUDSTYLE. Come artista, gli è stato assegnato il Premio Exibart 2022, al Premio Exibart 2024 è nella rosa dei finalisti, attualmente scrive per artapartofculture.









