Il difficile è dimenticare ciò che si è visto per casa (Ritratto di Pescara per caso) è la mostra di Matteo Fato in esposizione presso il Project Space di Fondazione La Rocca a Pescara, a cura di Simone Ciglia, visitabile fino al 27 settembre 2025.
L’artista traduce in chiave pittorica le immagini latenti della sua Pescara, riportando sulla tela i paesaggi che non riesce a dimenticare e che appartengono al suo vissuto. Ricorrenti sono anche i tributi ai grandi intellettuali del territorio e non. L’esposizione si espande nella città, toccando luoghi e musei, attraverso un unico fluire artistico.
Il corpus della mostra è sistemato presso il Project Space di Fondazione La Rocca a Pescara, accanto a tele già note sono esposte opere realizzate per l’occasione. Pennellate dense e colori energici ci introducono in un universo fatto di soggetti legati al tremolar della marina: naufragi, tempeste sul mare, barche alla foce del Pescara, boe, relitti, marine con velieri, barche da pesca, sono i temi che intercettano l’immaginario dell’artista.
In queste, più che in altre opere, Fato ci invita ad entrare all’interno dei suoi quadri. L’artista introduce un vortice di lettura che, da un punto focale, conduce inesorabilmente l’osservatore all’interno di una spirale artistica, facendogli avvertire la sensazione dirompente di trovarsi inaspettatamente tra le onde. La complessità figurativa di Pescara ha colpito a tal punto la creatività di Fato da riuscire a renderla con vitalità espressiva e con immagini impetuose.
Ciò che emerge con grande forza è il vortice implacabile che solleva da terra lo spettatore e lo conduce al cospetto della veemenza del mare. Il mare strepita, si contorce, rasserena, invade, trasborda dal confinato della tela per raggiungere lo spettatore. Marinaio o semplice astante, nelle tele di Fato ci si è trasportati per forza di inerzia; col solo sguardo, l’osservatore è obbligato a naufragar in questo mar.
Numerose anche le citazioni ai grandi del passato: quadri d’apres che, come li ha definiti Gianni Garrera nella sua lectio magistralis, sono il trait d’union con le morte stagioni. Opere con cui Fato esplora il vissuto degli artisti che lo hanno preceduto; ecco dunque i tributi a Francesco Paolo Michetti, Joseph Mallord William Turner, Fiorenzo Tomea, Carlo Carrà, Antonello Da Messina ed altri.
La pittura, cifra stilistica di Fato, non è tuttavia l’unico medium espressivo della mostra. Spicca l’opera concepita con Gianni Garrera, dal titolo La natura chiede alla pittura di non dimenticarla, 2025, un’installazione al neon che percorre le pareti della galleria.
Impossibile non fare riferimento alla conferenza tenuta da Garrera presso lo Spazio Matta in occasione dell’apertura della mostra, durante la quale è risultato costante il riferimento al rapporto tra pittura e natura, tra le opere di Matteo Fato e L’infinito di Leopardi.
“La rosa è senza perché e non si domanda chi la ammira – ricordava, parafrasandolo, un antico adagio di Angelus Silesius – Mentre noi parliamo, sbocciano rose lontano da qui che nessuno vede. La natura è senza civetteria, senza narcisismo. Il pittore invece si compiace della rosa. Il pittore vuole che la rosa venga ammirata, a differenza della rosa”.
È questo l’incipit della conferenza di Gianni Garrera, con cui ci ha resi edotti dei silenzi di Leopardi e della pittura come intermediazione per osservare la natura. In un precedente scritto, riferito ad un’altra opera di Fato esposta ad Arte Parco, un cavalletto dal titolo Specchio angelico oggi sistemato in riva al mare, Garrera ha sottolineato l’utilità della pittura come mezzo per osservare il mondo da parte degli angeli. Esseri ultramondani a cui è preclusa ogni percezione della realtà, gli angeli possono guardare il mondo solo attraverso la mediazione umana e artistica.

Il Project Space di Fondazione La Rocca è affacciato sul lungofiume del Pescara. Su una paranza, imbarcazione tipica della marina pescarese, è stata sistemata una vela ricavata dagli stracci colorati usati da Fato per la pulitura dei pennelli. Anche in questo caso, gli stracci rappresentano un ulteriore mezzo espressivo per sottolineare il proprio percorso, perché l’importante resta sempre non dimenticare.
“Il difficile è dimenticare ciò che si è visto per casa (Ritratto di Pescara per caso)” è un percorso itinerante che si snoda tra i luoghi notevoli della città di Pescara. Al Museo delle Genti d’Abruzzo, circa 50 opere di Matteo Fato si collegano ai reperti del passato.
Suggestioni silenti che l’artista istituisce con la storia abruzzese. Collegare la propria produzione artistica al retroterra culturale in cui si vive è un gesto di amore, umiltà, consapevolezza, riconoscenza, speranza.
Tornare a dialogare con le morte stagioni della protostoria abruzzese, introdursi nelle trame del portato etnico e folcloristico, riconoscersi in pratiche di identità territoriale, rappresentano una modalità interessante per riflettere, durante l’attuale stagione della propria produzione artistica, gli interminati silenzi che hanno animato la terra d’Abruzzo, rimanendone profondamente ancorati.
Al Museo dell’Ottocento di Pescara, Fato interviene nuovamente a segnare le pratiche di un discorso artistico mai esaurito. Il Museo, ospitato dal 2021 in un edificio appartenuto alla Banca d’Italia, riunisce la collezione dei coniugi Venceslao Di Persio e Rosanna Pallotta. Di grande rilievo il discorso che Fato realizza con La Strega di Michele Cammarano. Emerge in quest’opera un dialogo mai interrotto che mette in relazione l’artista con la terra abruzzese, luogo di incantatori di serpenti, di maghe, di streghe e di “erbarie”, custodi sospette di una sapienza antica.

Dalla dea Angizia, che insegnava le erbe e proteggeva dal morso dei serpenti, a Mila, celebre eroina de La figlia di Iorio, l’universo ancestrale abruzzese è costellato di miti e leggende che riferiscono di interventi al limite delle capacità umane, spesso intrisi di superstizione e legati al mondo avito e primigenio.
Il progetto si articola sul territorio in maniera diffusa e interessa anche altri spazi culturali in città. Interventi dell’artista sono previsti presso la Galleria Zerozerosullivellodelmare e Casa Flaiano su cui è stata collocata una scritta al neon dedicata al noto scrittore abruzzese. La redazione di Segno, storica rivista di arte contemporanea, ospita un’opera di Matteo Fato e dedica all’artista la copertina del numero 301 (estate 2025). Il tributo alla sua Pescara è inoltre rappresentato dall’installazione presso l’Edicola di via L’Aquila di Pescara, appartenuta al noto gallerista scomparso Cesare Manzo, che fu tra i primi a sostenere la poetica di Fato.
“Il difficile è dimenticare ciò che si è visto per casa (Ritratto di Pescara per caso)” – titolo tratto da due citazioni di Ennio Flaiano – è quindi l’espressione di un discorso figurativo che attraversa la storia di Pescara, raccoglie la maggior parte dei suoi intellettuali e ne traccia un inedito racconto, per non dimenticare.
Marianna D’Ovidio ha conseguito la laurea in Lettere e si è specializzata in Archeologia Classica presso l'Università La Sapienza. Ha dedicato una parte significativa della sua carriera alla didattica archeologica, collaborando con la Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo. Inoltre, ha contribuito al progetto di inventariazione dei beni culturali mobili della Diocesi di Avezzano. Nel 2009, è stata tra i volontari impegnati nel recupero dei beni culturali danneggiati dal sisma dell'Aquila. Attualmente, è docente di Lettere nella scuola secondaria di I grado a Roma e scrive articoli su archeologia e arte contemporanea. Dal luglio 2025 è iscritta all'Albo dei Giornalisti, elenco pubblicisti.










