La forza dirompente del disegno emerge in tutta la sua efficacia nella nuova mostra Primavera romana di Adel Abdessemed, visitabile fino al 28 febbraio 2026 presso Galleria Continua di Roma che, da dicembre 2025, ha riaperto i suoi spazi romani per offrire al pubblico una nuova stagione di eventi e attività, ispirate alla bellezza e all’arte contemporanea.
Primavera romana di Adel Abdessemed segna questo nuovo inizio. Le opere in mostra, realizzate tra il 2010 e il 2025, traggono spunto da suggestioni offerte dalla città eterna.
L’intenzione, come rivela l’artista nella conferenza stampa, è quella di presentare Roma a Roma. L’esposizione è un tributo alla capitale, ma anche una sottile celebrazione sulla fragilità della nostra condizione.
Le produzioni rimandano alla storia di Adel, un racconto che emerge in tutte le sue componenti biografiche, spirituali e esistenziali. Abdessemed attinge alle diverse fasi della sua vita e introduce nei quadri il retroterra culturale dei luoghi che ha abitato.
Per questa nuova produzione, l’artista sceglie di utilizzare il carboncino e attuare un disegno dal tratto fortemente incisivo, rapido, istintivo, irruente. Spesso, il gesto si abbandona al segno, come per le impronte delle mani lasciate direttamente sul quadro.
Adel di inserisce con la veemenza dell’atto creativo e porta sulla tela la potenza delle sue idee e emozioni recuperate nell’arco di una vita e, adesso, ispirate dalla città eterna.
Il disegno è una pittura con mezzi ridotti, c’è del metafisico ed è là che la spiritualità arriva, rivela l’artista. Talvolta, Abdessemed decide di valorizzare il soggetto con l’inserimento di altri materiali, acutizzando così il pathos narrativo.
La mostra si apre con un grande Cristo patiens ispirato alla Crocifissione di Matthias Grünewald, conservata presso il museo Unterlinden di Colmar (Francia), come dichiara lo stesso Abdessemed.
Il pathos estremo e la carica emotiva dell’opera sono rafforzate dall’inserimento di materiali metallici nel braccio sinistro, interamente sostituito dal filo spinato. Se la delicatezza della carta rimanda all’afflizione dell’animo, la consistenza dei materiali ci ricorda il dolore fisico che ha attraversato le carni del Cristo crocifisso. Il Cristo come omaggio e grido all’umanità universale, racconta.
Ma la poetica di Abdessemed si sofferma anche sui grandi periodi della storia recente, in Politics of the Studio, Pope, Piazza San Pietro è rappresentata deserta, abitata dall’unica esile figura del Papa.
L’opera ricorda i momenti dolorosi della pandemia del COVID-19, attimi che vorremmo dimenticare e qui riproposti con tutta la loro eloquenza storica di documento, testimonianza e ricordo condiviso.
Di grande interesse la serie Politics of Drawing cui appartiene il disegno dell’Agnello sacrificale che Adel inserisce accovacciato su una pila di dinamite. L’animale, da sempre simbolo votivo e portatore di pace, è seduto sulla rappresentazione dell’elemento con cui si producono armi, morte, guerra e distruzione.
Due emblemi contraddittori e ossimorici, destinati a sottolineare una doppia anima dei disegni: la leggerezza dei soggetti e la durezza della realtà. Una doppia natura quindi, come nell’opera precedente, in cui il soggetto e i metalli restituiscono la sorte della condizione umana, subordinata ad una fragile mutevolezza.
Pace e guerra, salvezza e afflizione, salute e pandemia sono i binomi costanti che articolano la poetica di Adel, confluendo in una sottile critica alla solidità delle nostre certezze.
Questa visione si accentua nella serie Nature morte: vasi di fiori sono affiancati a melograni, dinamite, micce, candelotti. Ritorna, quindi, in queste composizioni, la dualità della sua poetica, intrisa di contrasti tra le immagini confortanti e positive, e i soggetti duri e aspri: una bellezza impregnata da elementi di pericolo.
Ricorda l’artista come il melograno, dal nome scientifico di Punica granatum, è un frutto che racchiude in sé la vita, segno di fecondità per via dei suoi numerosi grani interni, ma anche la morte, in quanto attributo di Persefone, sposa rapita da Ade e destinata a tornare sulla Terra ogni sei mesi, portando con sé un melograno, simbolo di rinascita.
Abdessemed ricorda come nella sua terra d’origine (Algeria) la placenta venga interrata con il melograno, avvalorando ulteriormente il contrasto vita/morte. Il riferimento al sottosuolo torna anche nell’uso del carboncino che Abdessemed spesso trova per caso. È un elemento che nasce dalla terra, un minerale, cui è affidato il compito di captare la verità e catturare gli inferi.
Nato in Algeria nel 1971, Adel Abdessemed vive e lavora in Francia. La sua storia è attraversata da una religiosità tollerante che accoglie diverse confessioni.
La cristianità certo, con i suoi valori di un’umanità universale, ma si assiste anche al sincretismo con altre religioni. In primis quella musulmana, professata dalla madre e praticata nel contesto algerino in cui nasce.
La spiritualità lo affascina e lo ispira, gli offre spunti universali rielaborati attraverso una personalità aperta e accogliente.
L’ispirazione viene a lui nel silenzio delle sue stanze, l’artista non ha altro che il compito di tradurre questa visione in segno, caricandola di una densità di significati e dimostrandosi semplicemente sensibile all’impulso.
Marianna D’Ovidio ha conseguito la laurea in Lettere e si è specializzata in Archeologia Classica presso l'Università La Sapienza. Ha dedicato una parte significativa della sua carriera alla didattica archeologica, collaborando con la Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo. Inoltre, ha contribuito al progetto di inventariazione dei beni culturali mobili della Diocesi di Avezzano. Nel 2009, è stata tra i volontari impegnati nel recupero dei beni culturali danneggiati dal sisma dell'Aquila. Attualmente, è docente di Lettere nella scuola secondaria di I grado a Roma e scrive articoli su archeologia e arte contemporanea. Dal luglio 2025 è iscritta all'Albo dei Giornalisti, elenco pubblicisti.























