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Sottoforma: archeologia e arte contemporanea all’Ipogeo Necci di Roma

Sottoforma, rassegna di arte contemporanea a cura di Donatella Giordano e Agathe Jaubourg, si svolge dal 12 marzo al 14 maggio 2026 presso l’Ipogeo Necci.

L’Ipogeo Necci

Ci sono luoghi che entrano fin nel cuore della terra, budelli silenziosi dove la storia è rimasta ferma a millenni addietro, siti carichi di storie e racconti senza fine. Ipogei infilati nelle viscere, dove discendere significa entrare negli antri misteriosi di un luogo che fu.

Possiamo cominciare così la nostra descrizione dell’Ipogeo Necci, cunicolo sotterraneo che si sviluppa sotto lo storico Bar Necci al Pigneto. L’Ipogeo Necci si origina come cava di pozzolana nel I sec. a.C. e consiste in un cunicolo che volge verso il centro della terra, fatto di scale, pozzi e gallerie. Il soffitto e le pareti mostrano ancora i segni delle mazzuole usate per l’escavazione di questa cava che doveva servire prima di tutto per estrarre pozzolana: un materiale inerte utilizzato come legante nelle costruzioni dei romani.

Ma la storia dell’Ipogeo non finisce qui e continua fino a noi. Nel XIX fu utilizzato come cantina per il vino, soprattutto in considerazione della temperatura e del clima costante. Durante la II Guerra Mondiale, il cunicolo divenne rifugio antiaereo. Oggi è utilizzato per eventi di arte contemporanea che hanno l’obiettivo di riportare all’attenzione del visitatore questo luogo sommerso, da cui attingere molte storie.

Sottoforma, l’evento di arte contemporanea presso Ipogeo Necci

Sottoforma, rassegna di arte contemporanea a cura di Donatella Giordano e Agathe Jaubourg, crea legami tra l’arte e l’archeologia, e si sviluppa proprio nell’Ipogeo Necci.

La kermesse si articola in tre grandi momenti espositivi che coinvolgono diversi artisti. Dal 12 al 31 marzo 2026, l’Ipogeo ha ospitato l’opera di Eva Marisaldi e Enrico Serotti abbinata a quella di Luca Vitone. L’installazione sonora di Marisaldi, realizzata già nel 2017 unitamente ad Enrico Serotti, pensata per il programma Art Club, era destinata originariamente alla Cisterna Romana di Villa Medici. Nell’installazione presso l’Ipogeo Necci, l’opera invadeva lo spazio sonoro e portava il visitatore in una dimensione lontana.

L’opera invisibile era abbinata alla scultura olfattiva di Luca Vitone dal titolo Il gladiolo fulminato. Omaggio a Filippo De Pisis in cui l’artista tornava su una delle sue pratiche più congeniali, modellando profumi ed essenze, interpretando il senso profondo dell’olfatto.

La scultura olfattiva Il gladiolo fulminato. Omaggio a Filippo De Pisis di Luca Vitone

Luca Vitone indaga il rapporto che intercorre tra lo spazio geografico e la sua percezione olfattiva, lavora sulla restituzione odorifera, ancorata alla nostra consapevolezza e cognizione della realtà. L’artista sperimenta l’olfatto come medium espressivo, indagando aspetti e risorse con la creazione di sculture invisibili. Un public program ha permesso alle opere di dialogare con il pubblico, anche attraverso interventi di critici e storici. Pubblichiamo in questa sede il contributo del collezionista e storico dell’arte Giuseppe Garrera che riflette proprio su Il gladiolo fulminato. Omaggio a Filippo De Pisis, un’opera nata dalla collaborazione con la maitre parfurmer Maria Candida Gentile.

Nel suo intervento, lo storico dell’arte Giuseppe Garrera rimarca come il profumo del gladiolo evochi immagini mentali, funzionando come una madeleine odorosa. Lo studioso ricorda come, nell’opera di De Pisis, i fiori raccolti siano a metà tra vita e morte, vanificati da un ultimo splendore prima del dissolvimento. L’odore, quindi, non è riconducibile al profumo dei fiori – cui tutti aneliamo nel vedere boccioli colorati – ma attende a quel preciso momento di confronto in cui vita e morte si interfacciano, volgendo poi velocemente verso una dissoluzione dei sensi che, necessariamente, porta con sé profumi acri e corrotti. L’omaggio a De Pisis è quindi una celebrazione della corruttiva esistenza terrena, ricercata nel momento più alto di visibilità, ad un passo prima della fine. Garrera ricorda la genesi del quadro di De Pisis: l’artista aveva notato il gladiolo durante una passeggiata, non l’aveva reciso però, decidendo di farlo vivere. Un temporale, tuttavia, si abbatterà subito dopo, riducendo il campo ad un ammasso di fiori. Su questa riflessione si concentra l’opera di Luca Vitone.

Luca Vitone interviene sugli odori come pratica artistica, ricordiamo un’altra opera realizzata in simbiosi con la maitre parfumeur Maria Candida Gentile, esposta alla Biennale d’Arte di Venezia, nel 55 Padiglione Italia. L’installazione olfattiva, ma anche contestativa, consisteva nel restituire l’odore dell’eternit, materiale cancerogeno responsabile di  gravi malattie. Per l’eternità (2013), denominazione giocata sulla similitudine del termine eternità a eternit, lo spazio era invaso da un unico profumo, carico di suggestioni.

Liliana Moro e Iginio De Luca dal 9 al 30 aprile 2026

Dal 9 al 30 aprile 2026, l’esposizione di Sottoforma si rinnova con le opere di Liliana Moro e Iginio De Luca. De Luca interviene nello spazio con un messaggio codificato in codice Morse, traducendo l’aforisma 146 di Friedrich Nietzsche tratto da Al di là del bene e del male. L’opera, installata nel pozzo interno all’Ipogeo, consiste in effetti di luce abbagliante che riproducono segnali Morse e li proiettano nello spazio. Il buio dell’antro è quindi momentaneamente illuminato, in maniera intermittente, dalla luce del messaggio, inteso non più come qualcosa da leggere o ascoltare, ma vedere letteralmente. Un atto di poesia inedita, quello praticato da De Luca, che attinge al concetto di Nietzsche e lo imprime al nostro sguardo con tutta la forza del potere della luce. L’installazione trova confronto con l’opera sonora di Liliana Moro dal titolo Rumore bianco, ispirata al noto romando di Don DeLillo. Lo spettatore che si immerge in questo nuovo allestimento è raggiunto da un campo acustico e visivo totalizzante, che crea un distacco dalla realtà esterna.

Josè Angelino e Elena Bellantoni dal 12 al 14 maggio 2026

Attendiamo, dal 12 al 14 maggio, l’ultima fase della rassegna, che vedrà la partecipazione di Josè Angelino e Elena Bellantoni. Josè Angelino esporrà Mosquitos in cui elementi in vetro in un campo magnetico riproducono il ronzio di un insetto; Elena Bellantoni, invece presenterà, Lucciole, opera ispirata allo scritto corsaro di Pasolini, in cui lo scrittore lamenta la scomparsa delle lucciole.

Contributo di Giuseppe Garrera

L’audio pubblicato è un estratto della lettura critica di Giuseppe Garrera sull’opera Il gladiolo fulminato. Omaggio a Filippo De Pisis di Luca Vitone (Registrazione a cura di Bruno Battista).

Informazioni

immagine per Marianna D’Ovidio
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Marianna D’Ovidio ha conseguito la laurea in Lettere e si è specializzata in Archeologia Classica presso l'Università La Sapienza. Ha dedicato una parte significativa della sua carriera alla didattica archeologica, collaborando con la Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo. Inoltre, ha contribuito al progetto di inventariazione dei beni culturali mobili della Diocesi di Avezzano. Nel 2009, è stata tra i volontari impegnati nel recupero dei beni culturali danneggiati dal sisma dell'Aquila. Attualmente, è docente di Lettere nella scuola secondaria di I grado a Roma e scrive articoli su archeologia e arte contemporanea. Dal luglio 2025 è iscritta all'Albo dei Giornalisti, elenco pubblicisti.

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