Fino al 18 aprile 2026 la Galleria Monitor, nella sua sede di Roma, ospita la mostra Misurazione del Sole, prima personale in Italia dell’artista tedesco – portoghese Maja Escher.
Attraverso l’uso di elementi tessili, pigmenti naturali e argilla, l’artista attualizza la presenza del Sole sulla Terra, e riflette sulla derivazione linguistica del termine.

Courtesy l’Artista e Monitor Rome|Lisbon|Pereto(AQ)
Afferrare le ombre: un sogno millenario
Uno dei grandi crucci dell’antichità è sempre stato la misurazione del tempo e il passaggio delle ore. All’età augustea si fa risalire una delle più imponenti macchine solari del mondo antico: l’Horologium Augusti. Ancora oggi visibile nelle cantine del Campo Marzio, la Meridiana occupava gran parte della Piazza di San Lorenzo in Lucina.
Linee e regoli di bronzo articolavano il dispositivo destinato a indicare non solo le ore, ma anche i venti, le stagioni e i segni zodiacali. Le ombre erano segnate da uno gnomone proveniente dall’Egitto, oggi sistemato in Piazza di Montecitorio, e ancora funzionante.
Maja Escher recupera il senso della misurazione del Sole e, attraverso opere organiche e in argilla, attualizza la Stella in tutte le sue componenti. Con la sua installazione, Escher invita a riflettere sul rapporto Sole – Terra, elementi celesti appartenenti ad un unico universo interconnesso, capaci di incidere prepotentemente sulla nostra esistenza.
Il racconto dell’eclissi di Sole
Misurazione del Sole trae ispirazione da una trasmissione radiofonica che tentava di raccontare l’eclissi solare. Maja Escher porta il Sole all’interno del white cube, con opere site specific che ne rendono visibili i raggi e l’eclittica.
Se l’interazione con il Sole è spesso dettata, per gli esseri umani, da un rapporto di subordine, Maja Escher invita lo spettatore a interagire con il Sole e a invertire questa relazione. In viagem do sol–sun’s journey (2026) si richiede al visitatore di attraversare l’opera, modificando il normale equilibrio celeste.
Le opere di Maja Escher rappresentano strumenti astronomici destinati a captare la presenza della nostra Stella madre. La sua installazione traduce la luce in possibilità accessibile e partecipativa.
Escher recupera l’impulso primigenio di afferrare il Sole e lo trasporta nel linguaggio dell’arte contemporanea. Se i Romani segnavano la rivoluzione del Sole attraverso obelischi – il primo dei quali fu trasferito dall’Egitto proprio per segnare le ombre nella Meridiana di Augusto – Escher sceglie pigmenti naturali e materiali semplici con lo stesso desiderio di catturare le ombre cosmiche.
La variazione linguistica del Sole
La denominazione del Sole è sempre stata di genere maschile, Maja Escher riflette sulla traduzione linguistica e osserva come in tedesco il nome sia espresso al femminile.
Con questo nuovo punto di vista, l’artista porta a riflettere sulla natura stessa del Sole: non solamente fonte di energia e dominatore del tempo, ma anche elemento primario in grado di garantire la vita, valorizzandone così la matrice femminile.
Marianna D’Ovidio ha conseguito la laurea in Lettere e si è specializzata in Archeologia Classica presso l'Università La Sapienza. Ha dedicato una parte significativa della sua carriera alla didattica archeologica, collaborando con la Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo. Inoltre, ha contribuito al progetto di inventariazione dei beni culturali mobili della Diocesi di Avezzano. Nel 2009, è stata tra i volontari impegnati nel recupero dei beni culturali danneggiati dal sisma dell'Aquila. Attualmente, è docente di Lettere nella scuola secondaria di I grado a Roma e scrive articoli su archeologia e arte contemporanea. Dal luglio 2025 è iscritta all'Albo dei Giornalisti, elenco pubblicisti.















