Petra Feriancovà (artista, scrittrice e curatrice contemporanea slovacca, nata a Bratislava, ex Cecoslovacchia, nel 1977) espone alla Galleria Gilda Lavia di Roma nella personale Hydra’s heads, in corso fino al 13 giugno 2026.
Nel percorrere l’installazione, il visitatore è invitato ad un’esperienza cognitiva e a riflettere sullo scorrere del tempo.
Il percorso espositivo
In Hydra’s heads, Feriancovà abita lo spazio con una mostra transitabile. Il progetto espositivo prevede una continua negoziazione con l’equilibrio fisico. Lo spettatore è costretto a contrattare la propria presenza, a mediare con un allestimento site specific che obbliga alla reazione, presentandosi fragile e instabile.

Petra Feriancovà gestisce lo spazio come uno scavo archeologico. Apre all’opportunità di entrare in contatto con la stratigrafia millenaria della Città: un sentiero sospeso significa sporgersi e guardare l’abisso della storia.
Scrive la stessa artista in un suo testo che accompagna la mostra:
“La storia si sviluppa verticalmente. Il pianeta cresce e aumenta a strati. Guardiamo la Roma antica dall’alto, è scavata, e ci chiniamo su di essa come sopra la vetrina di un museo, è sepolta, così come seppelliamo ciò che un tempo era vivo e ora è eterno”.
La mostra Hydra’s heads
La mostra prende le mosse dalla figura mitologica dell’Idra di Lerna, essere leggendario in grado di riprodursi costantemente, malgrado la recisione delle sue innumerevoli teste. “Le idre sono immortali, ma solo quelle asessuate; quelle che si riproducono muoiono normalmente”.
Il percorso è costellato di epigrafi e frasi iconiche attinte dalla propria ricerca. Feriancovà si affida alla durezza della pietra per trasmettere messaggi. Genera un ulteriore punto di contatto con la civiltà romana e si misura con essa in termini di eternità.
La sua ricerca consiste in una delicata indagine sulla fragilità della vita e sulla relativa fugacità. L’artista si sofferma sulla condizione organica dell’esistenza e sulla costante trasformazione biologica.
Già nella mostra Eternity, her responsive body and other stories, tenutasi a Palazzo Collicola di Spoleto nel 2023, a cura di Tiago de Abreu Pinto e Davide Silvioli, Petra Feriancovà esponeva un’iscrizione relativa alla vita di una farfalla e all’inevitabilità del decorso a partire dalla nascita. “Un corpo è morto nel momento in cui nasce”, annota ancora nel suo testo. Ne consegue un senso di invincibilità dello scorrere del tempo: ogni vanitas perde senso di fronte al sentore di brevità.
L’arte come rimedio eterno
Ma se tutto questo è vero, l’immortalità delle manifestazioni poetiche, con la loro capacità di eludere il tempo e lo spazio, sono le uniche a sfuggire a questa logica. “Le cose, le opere d’arte sopravvivono ai nostri corpi fragili. Perché non hanno vita in sé e quindi nessuna morte”, annota ancora Feriancovà.
L’utilizzo della pietra e la trasmissione di epigrammi
Feriancovà recupera il senso di spontaneità non incidendo titulus o messaggi commemorativi, ma riflessioni private.
Come un’odierna epitaphista, affida alle lettere la problematica esistenziale del pensiero moderno. La sua azione è simultanea, come nelle epigrafi antiche, e assume il compito di raccogliere i pensieri.
Sidonio Apollinare si divertiva ad adornare le sue terme con versicula; Isidoro di Siviglia riempì la sua biblioteca con epigrammata. Feriancovà si inserisce in questa scia di autorevoli scriptores e fa della Galleria Gilda un contenitore di messaggi iconici.
Nel mondo antico le epigrafi erano il mezzo di comunicazione privilegiato, Feriancovà rilegge questa dimensione e fa delle iscrizioni un monito all’età contemporanea. Le epigrafi diventano opere parlanti.
L’artista introduce la lingua inglese e la sostituisce a quella latina, ufficiale e pubblica, operando una gestazione semantica attraverso cui il supporto antico diviene contenitore di questioni moderne.
I suoi epigrammi fanno riferimento a fatti contemporanei, attingono al mito e parlano delle problematiche esistenziali a cui non sappiamo trovare una soluzione.
Marianna D’Ovidio ha conseguito la laurea in Lettere e si è specializzata in Archeologia Classica presso l'Università La Sapienza. Ha dedicato una parte significativa della sua carriera alla didattica archeologica, collaborando con la Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo. Inoltre, ha contribuito al progetto di inventariazione dei beni culturali mobili della Diocesi di Avezzano. Nel 2009, è stata tra i volontari impegnati nel recupero dei beni culturali danneggiati dal sisma dell'Aquila. Attualmente, è docente di Lettere nella scuola secondaria di I grado a Roma e scrive articoli su archeologia e arte contemporanea. Dal luglio 2025 è iscritta all'Albo dei Giornalisti, elenco pubblicisti.
- Marianna D’Ovidio
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