Fata Morgana: memorie dall’invisibile è l’esposizione concepita appositamente per Palazzo Morando di Milano dalla Fondazione Nicola Trussardi. Il palazzo in cui è ospitata la mostra è una dimora del Settecento, abitata dai primi anni del secolo scorso dalla contessa Lydia Caprara di Montalba e dal marito e che diventerà sede museale in seguito alla morte della donna.

La mostra, suddivisa su due diversi piani, presenta un numeroso apparato di opere tra fotografie, video, documenti, disegni e oggetti di oltre settanta personalità che si scoprono sala dopo sala. Queste figure non sono solo artisti e scrittori ma anche veggenti, mistici, medium, ipnotisti che hanno prodotto i loro manufatti artistici attraverso esperienze medianiche e automatismi o sotto l’influenza di eventi paranormali.
Il titolo emblematico presenta la figura di Morgana, una maga appartenente ai racconti medievali di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, abile e spietata con i suoi incantesimi e illusioni. Fata Morgana è anche il poema che André Breton, fondatore del Surrealismo, scrisse nel 1940 e nel quale indaga l’altrove.
Le due fonti di ispirazione si intersecano per diventare il punto di partenza di questa mostra, dove si presenta e si esplora l’ignoto, si naviga il confine tra realtà e finzione, provando ad andare oltre il velo del razionale e del materiale per toccare con mano un invisibile che si fa visibile.
Se argomenti come lo spiritismo, l’occultismo, la magia, l’ipnosi e la chiaroveggenza ci affascinano ancora oggi non dobbiamo e non possiamo pensarli come singole pratiche che hanno interessato un segmento ristretto di persone, ma a fenomeni sociali ampi e diffusi che hanno contribuito a scrivere la storia dell’essere umano e hanno condizionato e determinato nuove modalità non solo nell’approccio alla vita quotidiana ma anche agli ambiti culturali, come nella pratica artistica.
L’esposizione si apre proprio con il fondamentale ruolo che lo spiritismo ha esercitato dalla metà dell’Ottocento nel vecchio e nuovo continente e che segue i profondi cambiamenti tecnologici e sociali di questo periodo.
Le opere, molto diverse tra di loro, di artiste come Johanna Natalie Wintsch (1871-1944), esponente dell’Art Brut e Anna Mary Howitt Watts (1824-1884), artista e spiritualista dell’Inghilterra vittoriana ci mostrano come l’arte, quella tessile per la prima e quella figurativa per la seconda, sia per entrambe un mezzo imprescindibile per incanalare non solo il loro sapere ma la propria esperienza più personale e intima, facendo risuonare gli echi del proprio mondo interiore.
Sin da subito non si può non notare come molte delle figure che vengono presentate nel corso della mostra siano donne: lo spiritismo rovescia dogmi e gerarchie sociali, ponendo al centro della questione artiste, chiaroveggenti, sensitive e tanto altro, la cui produzione artistica è sempre stata molto proficua e la cui fama ha raggiunto un pubblico più o meno ampio, come per Eusapia Palladino (1854-1918) e Linda Gazzera (1890-1932), due medium del Novecento.
Le fotografie di quest’ultima rappresentano un caso di estremo interesse: le foto provenienti dell’album conservato al museo di Antropologia criminale Cesare Lombroso di Torino del 1909 sono state scattate durante le sue sedute spiritiche e mostrano la materializzazione di sagome di mani e figure accanto alla medium.
Queste apparizioni, definite “ectoplasmi”, diverse in ciascuna foto per entità o per posizione, sono da considerarsi profondamente di rilievo nella concezione dello spiritismo e delle sue pratiche a quei tempi, dell’impatto che sedute del genere avevano sulle persone che vi partecipavano e del profondo fascino che continuano ad esercitare ad oggi su di noi, scettici e non, proprio come accadeva nel secolo scorso.
In continuità con l’ampio ruolo che lo spiritismo assume così come l’influenza che esercita sugli artisti e non solo, una sala della mostra non può non essere dedicata all’automatismo psichico e quindi alla figura di André Breton che fa del messaggio automatico la chiave principale della sua poetica e del movimento surrealista.
I surrealisti infatti hanno sperimentato molto con la scrittura automatica soprattutto durante le sedute di gruppo che erano abituati a tenere. Sebbene molti degli artisti del Surrealismo non fossero particolarmente interessati e affini alle pratiche dello spiritualismo, Breton ne era invece profondamente affascinato tanto da scrivere nel un saggio intitolato “Il messaggio automatico” nel 1933.
Accanto a lui figurano altre personalità che hanno subito il fascino delle esperienze medianiche, come Victor Hugo (1802-1885) la cui partecipazione a sedute spiritiche ha nettamente segnato l’arte da lui prodotta, come l’enigmatico disegno in esposizione.
Moltissime altre artiste creano manufatti artistici sotto l’influsso di automatismi e presenze invisibili, riprendendo motivi iconografici legati alla natura, alla mitologia, al corpo e agli archetipi del potere femminile.
Artiste come Anna Hackel (1864-1920), Gertrude Honzatko-Mediz (1893-1975), Madge Gill (1882-1961) furono influenzate dalle esperienze medianiche sostenendo come delle entità spirituali le guidassero nelle loro pratiche artistiche.
Nell’arte e nelle sue varie manifestazioni moltissime di queste artiste hanno convogliato il proprio mondo interiore, creando immagini dal valore salvifico e di pace sempre in equilibrio tra una realtà tangibile e visioni divine.
Marian Spore Bush (1878-1946) realizza dagli anni Trenta delle tele drammatiche dominate dal bianco e dal nero con soggetti tragici scenari di guerra, come le opere World Aflame e Hitler meets god.
Nel piano superiore la mostra prosegue con un tono diverso, da una parte continua l’esposizione di opere di artiste che hanno instaurato nel corso della loro vita un sodalizio con quell’ignoto tanto avvicinato e tanto esplorato in innumerevoli modalità, anche tramite ricerche e studi sull’inconscio e sulla psiche, come nel caso interessantissimo di Emma Jung (1882-1955).
Figura sconosciuta, se non per essere la moglie dello psichiatra Carl Gustav Jung, l’artista oltre ad aver compiuto studi approfonditi sulla psicologia analitica realizza un corpus di disegni che rappresentano ed esplorano l’inconscio, il sogno e tutti quei meccanismi interiori della coscienza.
Dall’altra parte si stabilisce un dialogo diverso, più legato al corpo umano e alle sue infinite possibilità di metamorfosi e trasformazioni, molto spesso in un’atmosfera inquietante e perturbante, come Goshka Macuga (1967) che presenta il corpo che lievita di Helena Blavatsky, fondatrice della teosofia, e Rosemarie Trockel (1952) che inserisce all’interno della vetrina museale una sorta di incubatrice contenente un bambino.
Percorrendo gli ambienti del palazzo, sala dopo sala, ci si immerge in un’atmosfera sospesa, carica di tensioni e di segreti ancora non svelati le cui opere accompagnano lo sguardo di chi le osserva in un’altra dimensione, lontana ed intangibile.
La suggestiva mostra milanese si presenta non solo come un’occasione per approfondire o riscoprire in chiave storico-artistica le diramazioni dello spiritismo e di tutte le sue pratiche, ma anche come una sfida per i più scettici, per riflettere e perchè no, dare la possibilità di dubitare di ciò che si è sempre creduto come un imperativo categorico e lasciare che il dubbio, e l’invisibile, penetrino nei meandri della mente e della ragione.
Informazioni: Fata Morgana: memorie dall’invisibile
- con opere e documenti di: Hilma af Klint, Eileen Agar, Aloïse (Aloïse Corbaz), Giulia Andreani, Kenneth Anger, Antonin Artaud, Wilhelmine Assmann, Annie Besant, Hildegard von Bingen, Kerstin Brätsch, André Breton, Marguerite Burnat-Provins, Marian Spore Bush, Claude Cahun, Chiara Camoni, Milly Canavero, Guglielmo Castelli, Ferdinand Cheval, Judy Chicago, Fleury-Joseph Crépin, Maya Deren, Fernand Desmoulin, Marcel Duchamp, Germaine Dulac, Cecilia Edefalk, Max Ernst, Minnie Evans, Madame Favre, Olga Fröbe-Kapteyn, Chiara Fumai, Dominique Fung, Linda Gazzera, Madge Gill, Anna Hackel, Gertrude Honzatko-Mediz, Georgiana Houghton, Anna Mary Howitt Watts, Victor Hugo, Hector Hyppolite, Emma Jung, Corita Kent, Pierre Klossowski, Emma Kunz, Ethel Le Rossignol, Sheila Legge, Augustin Lesage, Lars Olof Loeld, Goshka Macuga, Diego Marcon, James Tilly Matthews, Henry Michaux, Lee Miller, Jacob Mohr, Sister Gertrude Morgan, Jill Mulleady, Nadja (Léona Delcourt), Louise Nevelson, Eusapia Palladino, Paulina Peavy, Stanisłava Popielska, Carol Rama, Man Ray, Victorien Sardou, Marianna Simnett, Hélene Smith (Catherine-Elise Müller), Kiki Smith, Lily Stockman, Rosemarie Trockel, Gustave Pierre Marie Le Goarant de Tromelin, Kaari Upson, Andra Ursuța, Giuseppe Versino, Vanda Vieira-Schmidt, Günter Weseler, Johanna Natalie Wintsch, Adolf Wölfli, Anna Zemánkovà, Unica Zürn.
- a cura di Massimiliano Gioni, Daniel Birnbaum e Marta Papini
- mostra ideata e prodotta dalla Fondazione Nicola Trussardi per Palazzo Morando | Costume Moda Immagine
- prorogata fino al 4 gennaio 2026
- Ingresso gratuito
- orari: 10.00 – 19.00, Chiuso il lunedì.
- Palazzo Morando | Costume Moda Immagine – via Sant’Andrea 6, Milano










