di

In ricordo di Tullia Zevi testimone di una cultura laica e della società civile

Tullia Zevi ci lascia con un’eredità forte ed importante, non solo per la cultura ebraica, ma per tutta la cultura laica e progressista. Quella della consapevolezza e dell’impegno per la convivenza e l’esaltazione della diversità.
Nata nel 1919 in una famiglia antifascista, al momento della promulgazione delle leggi razziali nel 1938 emigrò prima in Francia e dunque in America.
“Eravamo talmente integrati- racconta Tullia Zevi in un intervista pubblicata qualche anno fa su “Il Manifesto”- e ci sentivamo a tutti gli effetti “oriundi” che quando si aprì questa sorta di enorme spartiacque tra noi e il resto della società fu prima di tutto una terribile e drammatica sorpresa”.
Una sorpresa che, negli anni dopo la guerra si trasforma nella sua strada, nella sua testimonianza, e nella sua continua attenzione perchè nessuno possa perdere la capacità di vigilare.
Tullia Zevi credeva fortemente in una società multiculturale, dove la diversità non fosse mai un marchio infamante.
Per questo ha voluto sempre seguire in prima persona le vicende mondiali a cominciare, dal Processo di Norimberga e, successivamente quello ad Adolf Eichmann per i quali è stata corrispondente per la stampa americana, per il quotidiano israeliano “Maariv” e per altri giornali e riviste internazionali.
E’ stata la prima ed unica donna a diventare presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che ha guidato per oltre quindici anni. Successivamente ha ricoperto numerose cariche legate al suo impegno civile e alla memoria (come ad esempio la Commission for Intercultural and Interfaith Relations dello European Jewish Congress; la Commissione per l’Interculturalismo del Ministero dell’Istruzione o la commissione Parlamentare d’Inchiesta sul comportamento del contingente italiano durante la missione di soccorso in Somalia).
Candidata italiana per il premio “Donna europea dell’anno”, è stata successivamente insignita del titolo Cavaliere di Gran Croce; ha ricevuto il premio “8 marzo: la donna nella scuola, nella cultura e nella società” e il premio “Donna coraggio 1993” dall’Associazione Nazionale delle Donne Elettrici. Nel marzo del 1994 il Ministero dei Beni Culturali le assegna la Medaglia d’Oro per “il suo contributo all’educazione, all’arte e alla cultura”. All’inizio del 1997 riceve il premio “Firenze – Donna” per i suoi successi internazionali.
Punto di riferimento per l’ebraismo, Tullia Zevi non ha mai smesso di animare la vita culturale italiana affrontando le realtà sempre più degradate della politica non venendo mai meno alla sua consapevolezza che la libertà degli individui dipende dal sentimento della diversità che va curato e sviluppato.
Credeva che una società civile dovesse mettere al centro della sua esistenza l’integrazione armonica delle diversità che si nutrono l’un l’altra e insieme crescono.

3 commenti

clicca qui per inviare un commento

teniamo a bada lo spam * Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

  • un ricordo molto preciso e intenso per una donna che ha saputo fare della sofferenza e dell’indignazione un buon carburante, pulito, per il presente.
    Ciao Tullia, ci mancherai!

  • Donne, che donne, oh donne, benedette maledette autrici esecutrici, mandanti e killer, distrattamente attente al tempo dell’esistere talvolta vissuto per essere,,,, filantropica espressione d’interesse esistenziale. Sentitamente.

La frase della settimana…

Loading

Archivi PDF

Gli articoli non più online li trovi negli Archivi:
Articoli in PDF per mese