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Videoarte da Camponeschi con Takeawaygallery

Un filo conduttore sembra legare i quattro video presentati il 9 febbraio scorso nel winebar Camponeschi in piazza Farnese a Roma: il tema della solitudine e dell’isolamento. Il video di Luigi Mulas Debois con l’esplorazione solitaria di un ladro all’interno di un appartamento, la solitudine metropolitana dell’artista performer, nel video di Claudia Quintieri, quella di Paturnio, l’omino a forma di stella, nella videoanimazione di Sergio Tumminello e la solitaria attesa del Minotauro nel video di Agnese Ricchi.

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Un’idea nata dalla Takeawaygallery di Roma di Stefano Esposito con testi di Carlotta Monteverde, per sorprendere un po’ gli avventori del noto locale romano che ogni giovedì ospita eventi espositivi e culturali a cura di Umberto Scrocca, sotto l’egida di Achille Bonito Oliva. Un pubblico eterogeneo quello che ha assistito alla proiezione che si è aperta con Mi casa, il video di Luigi Mulas Debois che presenta allo spettatore un’incursione notturna in un appartamento: i dettagli illuminati dalla torcia svelano l’intimità della casa anche in assenza del proprietario; vecchie maniglie in ottone e scaffali zeppi di soprammobili e oggetti, tra essi, l’unico ad essere sottratto è una borsa a forma di casa. Gli ipotetici proprietari sono protagonisti di un ambiguo finale: un uomo e una donna chiedono disperatamente all’artista-ladro la restituzione della propria casa, confondendo il pubblico che non capisce se ci si riferisca alla borsetta, all’abitazione o a entrambe. Il video di Claudia Quintieri, Venere metropolitana, presenta l’artista-performer Paolo Angelosanto che si rende mirabilmente icona, abbigliato come la celebre Venere di Botticelli in uno spazio cittadino affollato, davanti all’ingresso della metropolitana di piazzale Flaminio a Roma. Le riprese della Quintieri sottolineano l’indifferenza, la sorpresa e l’atteggiamento curioso dei passanti di fronte ad un tableau vivant sempre più solo, che suscita l’interesse di qualche istante o addirittura l’istintiva emulazione della posa, per poi essere respinto come immagine scomoda, dalla quale allontanare lo sguardo, perché potrebbe indurre ad interrogarsi e a riflettere. In Paturnio, di Sergio Tumminello, l‘omino a forma di stella, dai contorni arrotondati, è solo nell’universo, mentre osserva un pianeta che gli disegna un’orbita attorno, poi lo afferra, in un gioco un po’ infantile, perdendolo subito dopo, ritrovandosi nuovamente solo. Paturnio, il soggetto che caratterizza con la sua costante, ma sempre sorprendente presenza l’attuale percorso artistico di Tumminello, conserva in questa videoanimazione un fascino misterioso, lo stesso che troviamo nelle sculture levigatissime in marmo di Carrara, o negli scatti fotografici, come quello del maestro Claudio Abate esposto alla Takeawaygallery, assieme ad altre opere dello scultore. Il video di Agnese Ricchi ha per protagonista un ansioso Minotauro in attesa delle vittime, padrone e prigioniero al tempo stesso di uno spazio angusto, claustrofobico, dove il percorso articolato del labirinto che conduce al suo cospetto è evocato da disegni infantili. Sempre i bambini, invisibili ma continuamente presenti, sono oggetto dei suoi crudeli trastulli, densi d’orrore perché caricati dalla noia del mostro che tormenta ossessivamente i fogli fitti di scarabocchi innocenti. Un teatro dell’incubo e della noia, dove il mostro incarna il volto oscuro dell’essere umano, lasciandoci tra l’ansia sospesa e l’attesa fiduciosa di un eroe che ci liberi dalla schiavitù del male.

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