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Circus Klezmer. Musica, poesia ed ironia senza circo

La ressa al botteghino è quella delle occasioni uniche. In scena per pochi giorni al Teatro Vascello Circus Klezmer, lo spettacolo di Adrian Schvarzstein e della sua compagnia formata da attori e musicisti di varie nazionalità. I fortunati che riescono ad entrare si trovano subito catapultati nell’atmosfera di un villaggio ebraico dell’est europeo con la sua immancabile accozzaglia di oggetti quotidiani: panni stesi, violini, balle di fieno, vasi da notte, secchi, cassette di frutta e verdura, banderuole, scatole, sedie, ceste, valige…
Gli attori vanno e vengono fra palco e platea innescando contatti improbabili con il pubblico alla ricerca del proprio posto, i musicisti accordano gli strumenti, la paglia, sparsa fra le poltrone e i corridoi attutisce i passi degli spettatori.

La storia è semplice e universale nonostante sia raccontata in una sorta di grammelot yiddish: è un giorno speciale, sta per celebrarsi un matrimonio. Ci sono la sposa che sembra una farfalla, una zia irascibile, uno zio che tenta di suonare la tromba, lo sposo impaziente e lo scemo del villaggio che provoca malintesi ed incidenti (come la scomparsa delle fedi nuziali dei promessi sposi) dai quali prendono l’avvio gags e numeri coinvolgenti nei quali gli artisti sembrano divertirsi molto a portare in scena anche gli spettatori.
Il racconto si dipana seguendo un linguaggio che intende amalgamare circo, teatro e musica. In particolare musica klezmer, dirompente e ironica, molto difficile da ascoltare rimanendo fermi al proprio posto.

Lo dico subito: è sempre arduo raccontare con sguardo critico quello che è nato per essere popolare. Lo spettacolo è bello e divertente, gli artisti sono bravi, eppure non riesco a non essere perplessa sull’insieme del linguaggio narrativo. Circus Klezmer è uno spettacolo di nuovo circo in quanto ha una drammaturgia che giustifica e sostiene l’azione circense, eppure questa narrazione, quando non è integrata con un numero di abilità, cade di tensione e le trovate comiche non hanno i tempi propri del clown e non assomigliano neanche ai lazzi della commedia dell’arte: la sensazione è che non parlino nè un linguaggio riconoscibile, nè uno del tutto nuovo; che siano esagerate, fuori tempo, montate.

Allo stesso tempo, però, Circus Klezmer riesce ad andare oltre il nuovo circo perchè lo spettacolo non si ferma alla drammaturgia, ma prende ritmo ritmo prevalentemente dalla partitura musicale. E’ infatti la musica che scandisce i tempi scenici e questo rende i numeri davvero particolari.
E così la sposa sul trapezio che sembra volar via come nel quadro di Chagall dal quale è nata l’idea dello spettacolo, la zia che trasforma una pelatura di patate in uno strip tease autoironico e affascinante, gli uomini che si sfidano in un’esilarante e gara di bevute jonglando con bottiglie e bicchieri con una destrezza impareggiabile ed ancora altri numeri di giocoleria, di verticalismo e di acrobatica che si mescolano con gli immancabili stereotipi sulla cultura ebraica che continuano a farci divertire in uno spettacolo che, nonostante tutto, è pervaso da una inimitabile anima poetica.

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

 CIRCUS KLEZMER

  • idea originale e regia Adriàn Schvarzstein
  • drammaturgia Irma Borges
  • con Eva Szwarcer, Emiliano Sanchez, Cristina Solé, Joan Català, Adriàn Schvarzstein
  • musicisti:
    Petra Rochau fisarmonica,
    Rebecca Macauley violino,
    Nigel Haywood clarinetto,
    Quile Estevez percussioni e suono

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