Ma già prima di giugno di Patrizia Rinaldi. Nonostante tutto, Ena vive.

Ma già prima di giugno di Patrizia Rinaldi - Cover
Ma già prima di giugno di Patrizia Rinaldi – Cover

Ma già prima del termine di giugno – recita la citazione in limine – la mia palinodia divenne sorte: nessun antagonista alla mia morte.

Poi però Pagliarani continua:
E sono vivo senza rimedio, sono ancora vivo.

Il romanzo che prende il nome da questi versi, di Patrizia Rinaldi (che ha già pubblicato per e/o Tre, numero imperfetto, Blanca e Rosso caldo) inizia con una lista di certezze. Una di quelle liste in cui vengono enumerati propositi, o avvenimenti particolari, o appunto, certezze: che, come nella miglior tradizione di tutte le liste sulle certezze di questo mondo, sono immancabilmente destinate a essere disattese. Un inizio accattivante, quasi ruffiano, che la scrittura provvede subito a contraddire – questa scrittura un po’ aspra ma ricca, con quel vezzo di posporre il possessivo al sostantivo.

L’autrice stessa, in una nota a inizio romanzo, posiziona storicamente la storia, la loca tra la seconda guerra mondiale e il dopoguerra, con le sue promesse di ricchezza e benessere, fino ad arrivare a un presente astorico, sospeso in un limbo privo di date e dati a cui ancorarsi. La Rinaldi non facilita le cose al lettore, e questa è cosa buona.

Ci sono due donne. Ena e Maria Antonia. Figlia e madre. Una vecchia amareggiata, una giovane combattiva. Entrambe sono ironiche. Ma mentre Maria Antonia è ironica e divertente/divertita, nonostante il passato e la storia, Ena è incattivita. Fa ironia e non ama la sua stessa ironia. Ena parla, parla tantissimo. Parla da sola, parla con sua sorella, con Giuseppina, l’amica dei tempi migliori, perduta chissà dove nei meandri della demenza senile, parla col suo ultimo amante.

Il romanzo è due donne che parlano: quella che ha fatto la guerra, quella che ha vissuto in tempo di pace. Una evoca colore e sole e calore, oro e profumi meridionali, e anche puzza, insomma, parla di vita; l’altra che parla (e puzza) di morte. Che poi, alla fine, sono sempre la stessa, un’unica memoria, quella di Ena che dichiara, nonostante tutto, di amare la vita.

Ma questo libro è anche ciò che non racconta, ciò che resta fuori, e alla fine stai lì che pensi agli interstizi, ai vuoti, a cos’è stata la vita tra l’episodio di Ena con sua nonna e il momento in cui ha conosciuto Giuseppina; com’è stata davvero la storia del suo ultimo amante; com’è andata la vita dopo, prima che Ena nascesse, e poi quando è nata ed è stata giovane ed è diventata la vecchia che si lamenta dal suo letto di malata.

Ironica, e nonostante tutto, viva.

Valentina Graziani

Valentina Graziani

Valentina Graziani è nata a Roma, ha studiato storia del cinema, è
vegetariana e vive in un paese arroccato su un colle col marito e un
sacco di gatti. Passa il tempo libero a leggere, risolvere parole
crociate, imparare a usare la macchina per cucire e far sopravvivere
qualche pianticella sul balcone. E tentare di scrivere. Quando si
ricorda, aggiorna il blog V(ale)ntinamente
(valentinamente.worpress.com).

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