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Cultura estetica. L’arte per l’arte, le relazioni e i trattamenti di bellezza

Nancy Holt, Sun Tunnels 1973–76

Prima di continuare a leggere, fate quello che ho fatto io: scrivete in Google “cultura estetica” e vedete cosa ne salta fuori. Due link a filosofi, il resto ad aziende che operano nel settore della “bellezza”, o simili.

Cominciamo col meno recente dei filosofi, György Lukács.
In un libro che intitolò proprio Cultura estetica denunciava la fine del rapporto tra cultura e vita, e la nascita di due figure tipiche di una cultura che ha perso ogni rapporto con la vita vissuta: lo specialista, perso e preso in mille particolari tecnici della vita che vive, legato esclusivamente a connessioni causali, e per il quale l’arte non ha alcun motivo di esistere; e l’esteta, per il quale l’arte è l’unica cosa che esiste e dev’essere puramente autonoma, assoluta art pour l’art.

Possiamo salvare il nostro rapporto con la vita e l’arte in due soli modi: trattando la vita come se fosse possibile farla diventare una forma d’arte ma sapendo che non è così (la “bontà” che accetta tutte le contraddizioni dell’esistenza) o la “povertà di spirito” che svuota la propria esistenza di significato per dare tutto al lavoro artistico, alla creazione. Il dualismo lukacsiano ci appare oggi insopportabilmente superficiale, ma la sua diagnosi è ancora valida: lo specialista e l’esteta ancora vanno per la maggiore nella società occidentale, e quel distacco, che nel luogo comune è possibile identificare come “senso della vita”, è ancora per molti doloroso.

Ubals Alvarez, l’altro filosofo, sta cercando di usare il concetto di cultura estetica in modo relazionale, tentando di definire quell’insieme di relazioni che è sia una definizione che una apertura di possibilità per gli esseri umani immersi nella natura e nella civiltà. Il fine è fondare una sensibilità tipicamente umana che dia conto della bellezza come strumento di conoscenza indipendentemente dal contesto storico e sociale dell’individuo. Cioè una possibile fondazione di un senso comune estetico che leghi e definisca gli esseri umani al di là di ogni costruzione simbolica e segnica che li differenzia.

Anche in questo tentativo s’intravede una spinta verso un rapporto non banale tra manifestazioni artistiche ed esperienza quotidiana, in modo che quel rapporto sia condivisibile e non eccezionale, comune e non realizzabile solo in personalità straordinarie, verso un senso della vita che non sia più un mistero inesplicabile.

Intanto, nel significato di estetica come settore commerciale, pure s’intravede ben più di una disgrazia linguistica; anche questa è cultura, e se ne deve tenere conto.

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