Prima del film… liberate il disegno. Sesti e Chiarini, indagine sui grafismi mentali protagonisti Bellocchio, Scola e Virzì

Il disegno, la creatività, la realizzazione dell’opera filmica: cosa accade nella mente di un regista dal momento della sua primaria immaginazione all’ultimazione di un lavoro cinematografico? E’ questo l’argomento di cui tratta Prima del Film, documentario diretto a quattro mani da Mario Sesti e Marco Chiarini.

A parlare dei propri sogni e delle fantasie che stimolano la nascita di un personaggio, di un contesto o di una semplice sensazione onirica che parzialmente o mai si materializzerà sul set sono tre direttori di eccezione: Marco Bellocchio, Ettore Scola e Paolo Virzì. Ognuno di loro e sotto spinte emozionali ed istintive ben diverse, mette mano ad intrigati percorsi grafici in uno spazio, stilizzato su carta attraverso una matita, un pennarello o addirittura pennelli con colori ad olio, in cui volti, segni e colori elaborano l’universo immaginifico di ogni differente personalità, provocando un senso di ammirazione ma anche di migliore comprensione in un interprete alle prese con il proprio personaggio. L’interessante lavoro compiuto da Sesti e Chiarini – prodotto dal Cineforum Teramo, Mama Studio e Naca Arte ed ispirato da una mostra contenente i disegni dei tre registi svoltasi negli scorsi mesi a Teramo presso l’ARCA, Laboratorio per le arti contemporanee – è una splendida ed innovativa occasione, sia per riprese e montaggio di immagini, sia per contenuti assolutamente inediti (grafici ed interviste) che da sola basterebbe a formare uno studente appassionato di sceneggiatura. Non si tratta qui di indagare su pratiche di previsualizzazione dettagliata della sequenza utilizzate dalle grandi produzioni americane – il cosiddetto storyboard – in cui il disegno, elaborato graficamente al computer, è obiettivo ed immutabile strumento di lavoro, controllo, test sull’efficacia stessa della narrazione (nel docu-film è Cristiano Donzelli ad illustrarcene il senso), ma di immagini in fieri, quasi disegni ad occhi aperti in cui l’autista della macchina da presa – seguendo la linea del suo pensiero subcosciente – “pre-vede” attraverso pochi ma incisivi tratti la definizione di un carattere, di un costume, di un’atmosfera che riesce a comunicare al suo interlocutore meglio di qualsiasi parola.

Che – come ipotizzato dai ragionamenti dei giornalisti Alessandra Mammì e Marco Giusti (anch’essi indagati sull’argomento) – sia uno scarabocchio filtrato da un’approfondita cultura del fumetto (come nel caso di Scola che ricorda i tempi in cui lui e Fellini si incontravano regolarmente in qualche bar per vedersi e parlare ma finivano, ognuno nel proprio angoletto, a disegnare le loro proiezioni mentali quotidiane filtrate dai personaggi in voga dei giornalini) – o una visione grottesca del personaggio in cui la caricatura , tra le tante caratteristiche che gli si possano associare, tende a metterne in rilievo il tratto più preminente (è questo il caso dei disegni di Virzì), o – ancora – sia una vera e propria opera d’arte contemporanea in cui lo spunto immaginifico si trasforma in una straniante ed al contempo abbagliante visione d’insieme (tutta la produzione pittorica di Bellocchio docet), l’intuizione di un disegno preparatorio è dotata di una sintesi in grado di giungere come una pallottola, e senza mediatori, nell’anima cognitiva del suo fruitore.

La cosa che più stupisce, nelle chiacchierate con i tre registi, è la loro ingenua inconsapevolezza di produrre, tramite le proprie intuitive arti grafiche d’istinto, delle opere d’arte parallele in cui il mondo dell’immaginazione non per forza deve scontrarsi o amalgamarsi a quello della pellicola ma in cui il tic causato da una mano in continua fermentazione creativa (l’arto dell’intervistato continua a disegnare schizzi anche in conversazione) soddisfa un bisogno primario, una “felice ossessione” del suo generatore, depositando su carta una efficace scorciatoia dell’immaginazione.
A Marco Chiarini, regista del pluripremiato L’Uomo Fiammifero e del corto Omero bello di nonna, il merito di raccontare con la telecamera digitale, esplorando materiali assolutamente inediti ed integrando ghirigori segni e figurette fiabesche con astute inquadrature atte quasi ad animarle, tracce intime di introversi maestri che se da un lato farebbero la gioia di uno psichiatra, dall’altro – proprio attraverso quel lato fanciullesco che permane in ogni curioso cultore della vita – riescono ad illuminare il tortuoso e poco battuto percorso che da un sogno o da un pensiero approda ad une reale situazione cinematografica.
Il documentario (presentato, nell’ambito della nona edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, all’interno della sezione Wired Next Cinema) gode del patrocinio del Comune di Teramo, Fondazione Tercas e Regione Abruzzo.

CAST TECNICO

  • Regia: Mario Sesti e Marco Chiarini
  • In collaborazione con: Dimitri Bosi e Umberto Palestini
  • Fotografia: Gianni Chiarini
  • Montaggio: Tommaso Sesti
  • Musiche: Teho Teardo
  • Animazioni: Marco Chiarini
  • In collaborazione con: Ermanno Di Nicola
  • Collaborazione all’edizione e fotografo di scena: Francesco Palma
  • Produzione: Cineforum Teramo, Mama Studio, Naca Arte
Elisabetta Castiglioni

Elisabetta Castiglioni

Laureata in Lettere e dottoressa di ricerca in Storia, teoria e tecnica del teatro e dello spettacolo, è stata per diversi anni cultrice della materia nella cattedra di Metodologia e critica dello spettacolo all’Università La Sapienza di Roma. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come pubblicista, ha collaborato per molte riviste e web magazine e attualmente scrive di cultura per “Dazebao”, “Leggere: tutti” e “artapartofcul(ture)". Curatrice artistica di alcune manifestazioni e rassegne culturali, ha lavorato come promoter musicale per artisti, music club, festival ed etichette discografiche. Dal 2001 è titolare dell’agenzia a suo nome specializzata in promozione, ufficio stampa e pubbliche relazioni.

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