Meital Katz-Minerbo da The Gallery Apart Roma. The Invisibility of Plants

Meital Katz-Minerbo è protagonista, per la seconda volta, alla galleria The Gallery Apart di Roma con un nuovo progetto: The Invisibility of Plants. La passata ricerca e la nuova s’intrecciano in alcuni punti e divergono in altri creando spunti sui quali soffermarsi e riflettere.

Nella precedente mostra il focus era puntato sull’ibridazione partendo dall’immagine di due donne siamesi e su come la nostra visione sia tanto limitata da non poterne sostenere lo sguardo. Questa attenta analisi si sviluppa in arte attraverso disegni dove animali e oggetti sono assemblati creando astrusità dalla difficile connotazione ambientale e/o funzionale. Una distorsione estrema che altera cose animate e non, compromettendo il “sistema ordinario” della realtà cercando di assottigliare il gap che ancora ci tiene incatenati ad una statica visione delle cose.

Questo stravolgimento lo ritroviamo anche successivamente, qui in The Invisibility of Plants, dove, però, la ricerca dell’artista si concentra su una critica aperta verso la contemporaneità mettendo in risalto la fine dell’antropocentrismo.

 “(…) così radicato nella cultura occidentale e nella filosofia di fondo del pensiero di derivazione giudaica-cristiana-islamica, tutti i tentativi di reintegrazione nel mondo naturale sono destinati a fallire (…). La visione ideologica che ci fa credere unici e inconfondibili fra tutti gli altri esseri viventi sul pianeta, è solo un delirio di grandezza.”  [*]

Scritti e studi hanno portato Meital Katz-Minerbo a sviluppare un’interessante riflessione sull’uomo e sul “machismo” di cui si fa portavoce che si rispecchia all’interno di una società “a sua immagine e somiglianza” attraverso piccoli gesti, rituali e oggetti. La critica però non si pone in maniera polemica ma esperienziale nei confronti del pubblico intento a vedere la mostra, partendo da un personaggio immaginario, Cactus Man, di forma “vuota, pronta per essere riempita”. Quest’ultimo si aggira nella galleria (dove ormai tutti gli spazi sono trasformati in ambienti casalinghi) lasciando tracce di sé attraverso indumenti abbandonati e rumori laboriosi in cucina.

Questo personaggio, dalle fattezze mostruose, rimanda alla pianta resistente e spinosa tipica dei territori desertici – una vicinanza dell’artista con la propria terra – dove i cactus s’impongono e conquistano grandi aree custodendo gelosamente l’acqua al loro interno. Una pianta, dalla “corazza” dura e ispida, gelosa di poter condividere con gli altri il suo grande potenziale tenendolo solo per sé, proprio come l’uomo, caratterizzato da una mascolinità dura e diffidente che tende ad allontanarlo dagli altri che lo circondano. Cactus Man non si mostra mai, ma la sua presenza viene evocata attraverso le opere.

Le bandane tutte dipinte a mano scandiscono un tempo relativamente vicino al nostro nel quale il protagonista si muove agilmente; il cappotto provato dalle continue spine si trasforma in uno straccio vuoto e liso abbandonato su uno specchio; l’album di collage dal sapore vecchio e nostalgico che si trova sul tavolo insieme a delle foto incorniciate; le lenzuola dipinte, delicate e morbide, che ricoprono il materasso a terra.

Nella preziosa teca, tra cimeli e opere, c’è un omaggio firmato da Zaelia Bishop in segno di amicizia con Katz-Minerbo. Una foto ingiallita dal tempo e dal sapore malinconico intriso da una materialità tale da farci sconvolgere, rendendo quasi reale questo singolare personaggio. Sulle pareti  minimal ma ben delineati rimandano a simboli e atteggiamenti tipicamente maschili.

Una dimora vissuta poco ma per lo più ben ordinata, una casa che però non ci fa capire bene le intenzioni e il carattere di Cactus Man lasciandoci perplessi e pieni di domande. Quesiti che troveranno risposta nel momento in cui si visiterà il piano inferiore della galleria.

Il piano interrato, pieno di luci e di ombre dati dalla chiusura dell’unica fonte di luce, sviluppa inquietudine e nervosismo in chi entra. Il finto ordine casalingo, nonché mentale di Cactus Man, presente nel piano superiore, qui è svanito lasciando solo caos e confusione come se fosse dovuto fuggire da qualche losco affare. Piccole luci modulabili dal pubblico aiutano quest’ultimo nella visione delle opere ammassate sulle pareti e sul pavimento, come in un comune magazzino. Le opere fanno riferimento alla vecchia ricerca dell’artista, realizzazioni di oggetti immaginari composti da animali e oggetti.

Sul pavimento i resti delle iniziali specchiate “Cacty” che riflettono sul muro grazie ad una flebile luce. Infine due sedie difronte un monitor, un video in bianco e nero ci mostra, finalmente, la vera fisionomia di Cactus Man.

Il dinamismo che si sottolinea negli spostamenti e nelle sfumature oscure di questo losco personaggio evocano i cambiamenti vivi e pulsanti ai quali stiamo andando incontro, non solo dal punto di vista formale ma anche sociale e culturale.

Questo interessante focus sarà sottolineato ancor più durante i giorni dedicati alla fine della mostra dove l’artista israeliana reinterpreterà gli spazi della galleria avvalendosi della collaborazione dello stilista Dima Leu. Quest’ultimo, moldavo di origini, è protagonista per il suo “sportswear sartoriale”, dove ibrida semplici abiti da uomo con capi sportivi, creando un insieme equilibrato e innovativo.

In che modo le tue origini moldave hanno influenzato il tuo lavoro?

Le mie radici sono sprofondate nella mia infanzia post-sovietica che mi ha segnato in maniera radicale e pur essendo un periodo sempre più lontano nel tempo prende via via sempre più il sopravvento dentro di me. Credo che l’autonomia con la quale mi sento di affrontare certi temi legati allo stile vengano proprio da quel periodo della mia vita.” [**]

Insieme, Katz-Minerbo e Leu, mixeranno le loro arti ed i lori stili, ricostruendo e assemblando abiti ed opere creando nuovi oggetti, nuove idee, nuove riflessioni.

Note:

 

 

 

Valentina Muzi

Valentina Muzi

Valentina Muzi nasce e vive a Roma. Diplomata in lingue nel 2011 presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla Facoltà di Studi Storico-Artistici dell’Università di Roma La Sapienza, parallelamente ha frequentato un Executive Master in Management dei Beni Culturali presso la Business School del Sole24Ore di Roma. Dal 2016 svolge attività di traduzione di cataloghi, stesura di testi critici e curatela. Dal 2017 svolge l’attività di giornalista di taglio critico e finanziario per riviste di settore. Attualmente è membro del Board Strategico presso l’Associazione culturale Arteprima nonprofit, Social Media Manager ed è Responsabile organizzativa della piattaforma Arteprima Academy.

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