Capolavori rubati. I più famosi furti di opere d’arte nel nuovo libro di Luca Nannipieri

La bellezza salverà il mondo, come nella famosa frase del principe Myskinne L’idiota di Dostoevskij? Niente di più falso, sostiene Luca Nannipieri nel suo ultimo Capolavori rubati, uscito di recente per Skira. Non a caso – come è stato ricordato durante la presentazione del libro – la stessa frase dello scrittore russo, diversamente da quanto ricorda l’immaginario collettivo, è espressa nel romanzo in forma interrogativa.

Omicidi, razzie, sciacallaggi, corruzioni, contrabbandi, soprusi, roghi, devastazioni, confische, ruberie hanno contraddistinto la vita di molti capolavori assai più dello spirito di solidarietà e di fratellanza. Soltanto una lettura moralistica, e dunque non veritiera, della storia dell’arte, può far diventare la bellezza ciò che la bellezza di fatto non è: ovvero un purificatore di anime

Così l’autore apre il volume, proiettandoci immediatamente all’interno del “mood” che ci accompagnerà lungo tutte le sue pagine, in una lettura accattivante ed avvincente come in una serie di racconti polizieschi.

Ed ancora:

Forse il male ha abbracciato la bellezza molto più a lungo del bene”.

Viene in mente il vecchio film I favoriti della Luna di Otar Iosseliani, del 1984. Come peril ritratto di signora ed il servizio di piatti attorno ai quali ruotava la trama cinematografica, potremmo ricostruire numerose tragiche ed intricate vicende alle quali, nel corso dei secoli, hanno assistito le nostre più importanti e note opere d’arte.

immagine per Luca Nannipieri
Cover

Da Caravaggio a Picasso, da De Chirico a Munch, da Renoir a Klimt, fino alle statue della classicità molti episodi celeberrimi o poco noti, risolti o tuttora sotto indagine, ci portano nel cuore dell’illegalità, della criminalità, del mercato nero, della cupidigia, della volontà di potenza che si nascondono dietro ogni episodio.

Nel libro, che segue la rubrica omonima che l’autore – critico d’arte, giornalista, curatore, già autore di Bellissima Italia edito da Rai Eri e Rubbettino – tiene al Caffè di Rai Uno, vengono esaminati molti casi clamorosi di furti di opere d’arte in tutto il mondo, affrontando anche i traumi storici di saccheggi e spoliazioni coloniali ed imperialiste.

Si trattano i casi – tra gli altri – della Natività di Caravaggio trafugata a Palermo, della quale ancora nulla ad oggi si sa, nonostante le mai interrotte indagini, ma anche della Saliera di Benvenuto Cellini, di Van Gogh di Amsterdam, di Munch di Oslo, Klimt a Piacenza, e molti altri.

Fuori dalle età moderna e contemporanea, le altre travagliate storie che hanno riguardato opere dell’antichità classica: la Venere di Morgantina, il Trapezophoros, il Cratere di Euphronios, l’Atleta di Fano

A chiusura del volume, tre capitoli su annose controversie storiche: le spoliazioni di Napoleone, le razzie naziste, il contrabbando di antichità provenienti da razzie e sciacallaggi in Medio Oriente.

Ne esce, oltre alle avvincenti storie di furti, indagini e fortunati ritrovamenti,  un ritratto del mondo dell’artenon solo italiana ben strano, con molti aspetti paradossali che l’autore – ma anche molti ospiti intervenuti alla presentazione del volume a Roma –  evidenzia.

Innanzitutto, la circostanza per cui molte opere dapprima semi-sconosciute al grande pubblico, assurgono a fama universale solamente dopo che vengono trafugate.

E’ il caso anche della Gioconda, la cui fama universale si sviluppa solamente dopo il furto subito nel 1911 al Museo del Louvre. Ma accade lo stesso, per citare pochi esempi, anche al Ritratto di Signora di Klimt, rubato a Piacenza e ad oggi non ritrovato, o per l’Atleta di Fano. A volte, non è il furto, ma la completa distruzione delle opere a far sì che esse siano conosciute, amate e rimpiante, molto più di quanto esse lo fossero in vita. Molti esempi di ciò, purtroppo, provengono dalla nostra storia più recente: i grandi Buddha di Bamiyan, Palmira, il Museo di Mosul, fino all’incendio della Cattedrale di Notre-Dame a Parigi

Purtroppo, come gli esempi precedenti sembrano dimostrare, le opere d’arte che scompaiono fanno più “notizia” e sono molto più appetibili, per i media, rispetto a quelle ancora visibili.

Se i mass media sono propensi a dare risalto a furti, distruzioni e crolli, non appaiono dedicare però la stessa attenzione agli esempi positivi di ritrovamenti o di valorizzazione. Tra i casi citati da Nannipieri, la Venere di Morgantina, ritrovata nel 2011 ed ora esposta nel Museo Regionale di Aidone, dove solo pochissimi visitatori l’anno si recano.

Sembra valere anche per le opere d’arte quanto Umberto Eco sosteneva per gli oggetti in genere: avvertiamo maggiormente la loro presenza solo quando siamo davanti alla loro assenza, alla “mancanza”.

Un allarmante dato sulle opere d’arte trafugate nel nostro paese è quello fornito durante la presentazione romana: assommano a circa 1.200.000 le opere d’arte di vario tipo e valore di cui il Nucleo Speciale dei Carabinieri sta attualmente e con alterne fortune cercando le tracce.

Come dice Nannipieri, la Storia dell’Arte può essere raccontata in due diversi modi: descrivendo e promuovendo le opere presenti, oppure ricordandone le molte assenze.

Nel nostro paese, però, le seconde sembrano fare più notizia.

Luca Nannipieri:
“Capolavori rubati”, Skira Editore, 2019, 102 pagg

Aldo Frezza

Aldo Frezza

Fotografo, giornalista, scrittore. Ha collaborato per molti anni, scrivendo e fotografando, per le maggiori testate italiane, cartacee e web, specializzate in arte, cultura, ambiente, viaggi nei territori di montagna di tutto il mondo. E’ stato autore di guide di viaggi ed escursioni.
Negli ultimi anni i suoi interessi prevalenti si sono spostati verso la letteratura e le arti visive, con un’attenzione particolare rivolta verso la grande fotografia italiana ed internazionale, di cui segue le vicende, i festival e le mostre.

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