Teatri di Vetro. Oscillazioni. Un chant d’amour, commistione storiografica e drammaturgica

Il regista, a mio avviso, è essenzialmente un artista visivo. Avere un rapporto costante, metamorfico e provocatorio con qualcuno che si prenda cura della tua visione è cosa molto rara, in teatro, quasi unica. Così è stato con Roberta Nicolai, Direttrice artistica del Festival Teatri di Vetro. In questi mesi la sua provocazione più ficcante è stata quella di spingermi non verso una ‘messa in scena’ del nuovo spettacolo, non verso una sua purificazione provvisoria, ma verso una ‘disposizione della scena’ spuria e squadernata. Così è riuscita a solleticare la parte più istintiva, giocosa e trasversale della mia ricerca, quella emersa in altri lavori che mi sono divertito a sgrammaticare negli anni, quella che chiamo, in omaggio a Claudio Parmiggiani, ‘delocazione’, cioè messa in movimento dello spazio, messa in movimento dell’immaginario”.

Con queste parole Andrea Fazzini, che con l’attrice Meri Bracalente, dirige la Compagnia Teatro Rebis, ci introduce a Un chant d’amour, progetto in scena al Teatro India nella sezione #oscillazioni, nell’ambito del Festival di arti sceniche contemporanee Teatri di Vetro che è parte del programma di #contemporaneamenteroma2019, promosso e sostenuto dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale.

La produzione, preceduta dalla realizzazione di numerose residenze in Italia e in Francia, prende spunto dai cosiddetti ‘fatti di Macerata’, accaduti tra gennaio e febbraio 2018, filtrati attraverso I Negri di Jean Genet, una delle drammaturgie più conturbanti della storia del teatro: la prima messinscena in Francia con soli attori di origine africana ed è stata scelta dalla Compagnia anche per l’aderenza simbolica con ciò che è accaduto a Macerata.

L’opera di Genet, una tombola, un carillon, Macerata, la cronaca, una messa sono i segni che permeano la residenza teatrale. L’impianto scenografico che evoca il clima cupo e rabbioso che ha colpito il vissuto della città, si popola di attori che rappresentano “maschere d’attualità”, che guardano alla realtà in una dimensione visionaria e figurale.

Un progetto culturale che, lungi dall’essere documentativo e informativo, allestisce una riflessione intimista, onirica e politica in cui si contrappongono opinioni e deliri, tragedia e farsa, azioni e visioni.

Il debutto dello spettacolo è previsto per l’estate del 2020, al Kilowatt Festival di Sansepolcro (AR).

Paola Belluscio

Paola Belluscio

Si laurea in Scienze della Comunicazione con indirizzo impresa e marketing nel novembre del 1998 presso l'Università La Sapienza di Roma; matura circa dodici anni di esperienza presso agenzie internazionali di advertising del Gruppo WPP - Young&Rubicam, Bates Italia, J.Walter Thompson - nel ruolo di Account dove gestisce campagne pubblicitarie per conto di clienti tra cui Pfizer, Johnson&Johnson, Europcar, Alitalia, Rai, Amnesty International e Ail. Dal 2010 è dipendente di Roma Capitale e attualmente presta servizio presso l'Ufficio di di Presidenza del Municipio Roma XIV dove si occupa di comunicazione istituzionale, attività redazionale sui canali social del Municipio e piani di comunicazione. Ama viaggiare e leggere.

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