La poesia che resiste#5. Meriggiare pallido e assorto. L’aridità della natura emblema dell’isolamento dell’uomo

Scritta nel 1916 all’età di vent’anni, Meriggiare pallido e assorto è una lirica che si compone di quattro strofe in versi liberi e appartiene alla prima raccolta Ossi di seppia di Eugenio Montale.

Tema centrale è il paesaggio arido e scarnificato che rappresenta la condizione esistenziale dell’isolamento e della solitudine. La poesia è ambientata presso il muro di un orto dove il poeta si ferma a contemplare la natura e si abbandona alla meditazione sul senso della vita.

La natura lo circonda ma ciò che gli comunica non lo rende lieto: la luce del sole lo abbaglia; suoni, luci, colori quasi lo irritano. Avverte dentro un immotivato disagio: assorto in questo spazio chiuso, gravato dalla calura, quasi scompare in esso diventando un’entità impersonale.

L’orto assume la fisionomia di un paesaggio desertico e ostile dove tuttavia sopravvivono delle umili forme di vita. Montale è teso ad ascoltarne i secchi rumori e gli improvvisi movimenti ma sono voci, movimenti quasi irreali che non turbano il silenzio e l’immobilità in cui sono immersi.

Sembra preclusa ogni possibilità di contatto e di comunicazione tra l’uomo e il paesaggio che, oggettivato nelle sue concrete apparenze, è solo un tramite verso qualcosa di indefinito,misterioso e insondabile, incapace di offrire risposte soddisfacenti.

 Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nella seconda strofa dall’udito si passa alla vista: file ininterrotte di rosse formiche che s’affaticano, tra le crepe del suolo, dirette al formicaio. Il poeta spia il loro muoversi incessante, un’allusione all’affaticarsi degli uomini, che osservato dall’esterno appare privo di senso.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

 Nella terza strofa l’osservazione si spinge in lontananza, verso il mare, dove il luccichio del sole sull’acqua, che s’intravede in mezzo alla vegetazione, appare come una remota luminosa, pulsante speranza. Più vicino, il frinire disarmonico delle cicale, che proviene dalla spoglia vegetazione.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

 Nella strofa conclusiva, dall’osservazione del paesaggio si passa alla riflessione interiore: torna in primo piano il muro, che circonda l’orto, un muro che appare invalicabile. Il disagio del poeta, che parla a nome dell’intera umanità, viene esplicitato: il sole abbagliante, che fissa le cose nell’eternità del dolore, evoca in lui tutto il travaglio dell’esistenza, reso appunto nel memorabile correlativo oggettivo della muraglia invalicabile.

Mentre cammina lungo la muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia, abbagliato dal sole, il poeta sente la fatica della vita, che gli appare priva di speranza e di significato: rinuncia alla protesta, alla ribellione, e rimane in una condizione di perplessità, di disorientamento e di impotenza di fronte alla solitudine psicologica della realtà.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Paola Belluscio

Paola Belluscio

Si laurea in Scienze della Comunicazione con indirizzo impresa e marketing nel novembre del 1998 presso l'Università La Sapienza di Roma; matura circa dodici anni di esperienza presso agenzie internazionali di advertising del Gruppo WPP - Young&Rubicam, Bates Italia, J.Walter Thompson - nel ruolo di Account dove gestisce campagne pubblicitarie per conto di clienti tra cui Pfizer, Johnson&Johnson, Europcar, Alitalia, Rai, Amnesty International e Ail. Dal 2010 è dipendente di Roma Capitale e attualmente presta servizio presso l'Ufficio di di Presidenza del Municipio Roma XIV dove si occupa di comunicazione istituzionale, attività redazionale sui canali social del Municipio e piani di comunicazione. Ama viaggiare e leggere.

Commenta

clicca qui per inviare un commento