Bocciatura Vettese: indignazione forse, ma o per tutti o per nessuno

Angela Vettese, 2012

Alcuni giornalisti o commentatori (Huffingtonpost, Corriere della sera, Giornale dell’Arte, Exibart) hanno manifestato il loro scandalo di fronte alla notizia della bocciatura, per la terza volta, della critica e curatrice Angela Vettese al concorso di valutazione per il conferimento del titolo di Professore ordinario presso l’Università italiana. Motivo: la commissione sarebbe stata composta da oscuri cattedratici chiusi nelle loro torri d’avorio che non avrebbero riconosciuto i tanti titoli scientifici prodotti dalla diretta interessata, che ha diretto tra le altre cose la Galleria Civica di Modena, la Fondazione Bevilacqua La Masa, la Fondazione Arnaldo Pomodoro e la Fiera di Bologna. Curriculum di tutto rispetto nel campo della pratica del contemporaneo e della curatela, ma il concorso non trattava questo tipo di attività. Quindi un’indignazione parziale e non del tutto legittima.

Intanto i nostri commentatori – c’è perfino un conduttore radiofonico ma nessuno storico dell’arte contemporanea – hanno forse troppo sbrigativamente liquidato l’incompetenza presunta dei commissari senza rendersi conto (basterebbe navigare cinque minuti sul web) che il curriculum di alcuni di loro (comunque tutti professori ordinari) hanno all’attivo pubblicazioni monografiche, studi e articoli apparsi su prestigiose riviste d’arte internazionali (tra cui il Burlington Magazine), il che li renderebbe, almeno sulla carta, del tutto adeguati al ruolo che hanno svolto.

Altra cosa è affermare però che non fossero competenti in merito ai contenuti prodotti dalla Vettese, il cui ambito di attività professionale riguarda infatti esclusivamente l’arte contemporanea. Nessuno dei commissari infatti nei suoi studi si è spinto nel XX secolo (tra i loro argomenti l’Ottocento, arte medievale, pittura lombarda tra Cinque e Seicento e via dicendo). E infatti questa seconda osservazione sembra più pertinente, anche se dobbiamo ricordare che si trattava di un’abilitazione scientifica non curatoriale o divulgativa, campi in cui la Vettese eccelle senza dubbio.

La domanda sorge spontanea: può uno studioso di arte antica comprendere la qualità degli studi di chi si occupa di arte contemporanea?

Il problema penso non possa e non debba riguardare solo la formazione della Vettese ma di tutti quelli che si occupano esclusivamente di arte contemporanea, spaziando da curatela di mostre, recensioni e critiche di esposizioni, articoli su riviste di settore, direzione di musei e istituzioni culturali centrate tutte su questo periodo. Il problema si presentò infatti fin dalla prima tornata di valutazioni di accreditamento di abilitazione scientifica nel 2012, in cui quasi nessuno degli aspiranti docenti associati o ordinari in arte contemporanea ottenne l’inserimento nelle graduatorie nazionali. Eppure pochi, a quanto mi risulta, scrissero articoli così appassionati in difesa di questa categoria: solo gli esclusi di allora avevano provato a protestare presso il Ministero (nessuno ha ascoltato).

La Vettese ha dalla sua una notorietà mediatica che non tutti possiedono, anche se tra gli “oscuri” studiosi non ammessi allora ce ne erano alcuni che avevano prodotto altrettanti, se non superiori, titoli di ricerca e studio.

La questione non può quindi riguardare solo il suo caso ma dovrebbe essere spinta ben oltre e invitare chi di dovere a una riflessione meno parziale, meno strumentale e più equa, estesa a decine e decine di ricercatori e studiosi, alcuni dei quali critici d’arte, curatori e anche direttori di museo, che non potendo godere del sostegno mediatico devono a maggior ragione essere tutelati.

Basterebbe creare commissioni più pertinenti rispetto ai vari ambiti di studio (antico, moderno e contemporaneo), cambiare alcuni parametri e rivedere i criteri, così finalmente da dare a tutti le possibilità che si invocano ora per una sola persona, che ad ogni modo non ha al suo attivo monografie, cataloghi generali o ricerche documentarie e innovative né saggi in prestigiose riviste come October, Art Forum, Parkett (qui ha curato recensioni dalla scena italiana).

Quanto poi al fatto che la Vettese, amareggiata, avrebbe dichiarato “Invito i figli dei miei amici ad andare all’estero” perché i suoi e i loro titoli possano essere valutati più equamente, rimane qualche dubbio del successo immediato di questa fuga (anche perché lei è già Professore associato presso lo IUAV e in questo caso si trattava di un avanzamento di ruolo non di immissione nel ruolo di docenza). Prestigiose università straniere, in cui insegnano studiosi del calibro di Rosalind Krauss, Hal Foster, Benjamin Buchloh, Victor Stoichita, hanno bisogno dei servigi di critici e curatori italiani che centrano le loro ricerche esclusivamente sull’arte del momento (i libri più importanti della Vettese essendo A cosa serve l’arte contemporanea, Ma questo è un quadro?, Artisti si diventa o Si fa con tutto)? I criteri di selezione di università come la Columbia, Yale, Warburg Institute o Harvard temo che siano altrettanto se non più competitivi dei nostri, richiedendo studi teorici e ricerche specializzate complesse. Ai delusi rimane pur sempre, solo per fare un nome, la prestigiosa Normale di Pisa, perché dover emigrare?

La questione non è se abbia valore accademico l’attività professionale indipendente, ma perché chi pratica questa attività debba pretendere una conversione immediata in ambito universitario (più sensato sarebbe infatti quello presso Accademie di Belle Arti, Istituti di Design, ISIA), un campo comunque che vede insegnare docenti che hanno dato o stanno dando contributi importanti alla ricerca e al pensiero contemporaneo con numerose pubblicazioni di carattere scientifico, se pensiamo solo ai recentemente scomparsi Mario Perniola o Enrico Crispolti, oppure, per rimanere in materia, agli “ordinari” Francesco Tedeschi, Antonio Pinelli, Flavio Fergonzi, Sandra Lischi, Claudio Zambianchi, Fabio Benzi, Claudio Marra, Vincenzo Trione, Laura Iamurri, Alessandro Del Puppo e via dicendo.

Auspichiamo soprattutto che questa esclusione possa giovare a tutti i contemporaneisti che si trovano nelle sue stesse condizioni, così da avere in futuro pari opportunità, dal momento che la prossima volta che la Vettese tenterà il concorso la commissione forse sentirà la pressione mediatica di un’alzata di scudi per un’eventuale quarta bocciatura!

Marco Tonelli

Marco Tonelli

Marco Tonelli (Roma, 1971), critico e storico d’arte, attualmente è Direttore artistico di Palazzo Collicola e della Galleria d’Arte Moderna di Spoleto. È stato Direttore artistico della Fondazione Museo Montelupo Fiorentino, curatore di Scultura in Piazza a Palazzo Ducale di Mantova, Assessore alla Cultura per il Comune di Mantova e Commissario inviti della XIV Quadriennale di Roma. Ha curato il volume Pino Pascali. Catalogo generale delle sculture 1964-1968 (2011).

5 commenti

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  • Caro Marco, sono d’accordo con la tua disamina in cui è facile constatare come oggi sia più importante il pregio comunicazionale che quello scientifico. Lo dimostra il fatto che ci troviamo di frequente innanzi al potere schiacciante dei divulgatori, del giornalismo ammiccante, della curatela “à la page” che fa restare l’arte contemporanea in una zona di distaccata bizzarria, quella scintillante vetrina di prodigi mediatico – finanziari da spiegare al marito ( M. Covacich) se non addirittura alla nonna (A. Zannoni). Soluzioni definitive per il successo vengono proposte ad artisti precari che devono adeguarsi al gergo “Fazista” ( da Fabio Fazio) e, da proni gregari rinunciare a ogni contraddittorio. Ecco, quindi, levarsi il coro degli inorriditi all’unisono rivolgere il loro disappunto contro un presunto baronato impenetrabile alle lusinghe dell’industria culturale. Ecco perché questo tuo articolo, “rara avis” direbbero i latini, senza negare gli indubbi i meriti della candidata Vettese chiarisce il ruolo dei suoi esaminatori per equilibrare giustamente il giudizio. Bravo!

  • Complimenti Marco per la tua lucida analisi che va oltre la cronaca e le polemiche ordinarie per porre un problema fondamentale sul ruolo e il significato delle commissioni. Non c’è dubbio che il mondo accademico è sempre più distante dal sistema dell’arte contemporanea e spesso non ha gli strumenti per giudicarlo. Ma il problema è generale e sono in molti ad aver subito gravi torti nella totale indifferenza dei media. Va cambiato il sistema di giudizio così come i parametri di riferimento. Lo stesso discorso andrebbe ampliato ai concorsi per direttori di musei.

  • Tonelli, l’auspicio finale non le fa onore. Evidentemente per alcuni, lei compreso, il rigore rappresenta un’opzione di scarsa importanza. Lei crede davvero che, per la valutazione della commissione, sia determinante qualche vacanziero (per contenuti e argomentazioni) articolo giornalistico? Sarebbe, da parte loro, manifestazione di scarsa serietà e di poca coerenza. La bocciatura ha segnalato elementi di criticità ben precisi sulla figura intellettuale di Vettese, ma a questi rilievi lei non ha dato risposta.