Letteratura inaspettata #48. La carezza della mantide di Carlo Turati

La carezza della mantide racconta dell’amore di un padre per le proprie figlie, un amore indissolubile, in grado di resistere a ogni tempesta, a ogni distanza e a ogni estorsione di denaro mascherata da necessità sanitaria.
Il romanzo d’esordio di Carlo Turati, edito da Solferino, ci porta nel percorso tortuoso dell’essere genitore, tra una salita e una mulattiera, condendo il tutto con una sana ironia e quel cinismo che non guasta.

Se non si è capito, sono un ragazzo padre con la titanica certezza di aver perso molti treni e la granitica paura di non essere più in grado di rincorrere quelli che arrivano. Sono il sessantenne ragazzo padre di due figlie che un giudice dai gusti discutibili ha deciso di far crescere a me: dal primo bacio, alla prima bocciatura, dal primo succhiotto, attraverso il tempo fino alla cistite che, per come la vedo io, è un risultato da festeggiare.

ll sipario si apre sull’affidamento delle due figlie minorenni. La scelta del giudice, come una roulette russa, ricade sul padre, Marco Morlacchi, un Peter Pan croccante fuori e morbido dentro, che con la giusta dose di ironia, cinismo e amore percorre i pensieri e le scelte che accomunano la maggior parte delle esperienze genitoriali con l’ingresso nella bolla velenosa dell’adolescenza prima e nell’età adulta poi.

immagine per La carezza della mantide, di Carlo TuratiMarta e Alice condurranno il padre nel ginepraio genitoriale fatto di fasi di alternato odio-amore, silenzi e coccole e lo traghetteranno appunto nel complicato universo femminile.

Un mondo che non è fatto solo di depilazione e assorbenti, bensì di riflessioni, pensieri e parole che spesso anche a papà Marco sembrano troppo grandi per quelle che sono due – eterne per lui – bambine.

C’è però un segreto che Marco nasconde alle figlie e che crea quel filo di tensione tra le pagine del romanzo. Marco ha una decisione importante da prendere in merito alla sua salute, una scelta che potrebbe costargli la vita. Malgrado ciò, per lui è molto più importante accompagnare Marta e Alice a due dei traguardi più determinanti per l’approdo alla vita adulta: la laurea dell’una e il debutto alle urne dell’altra.

Il ritmo comico, trasparente e senza filtri caratterizza la prosa di Turati. Un verismo sull’annosa questione della gestione di una famiglia, su quel labile equilibrio genitore figlio, dialogo-confidenza che apre le porte alla sincerità.

Marco, il protagonista, si destreggia, infatti, tra questioni femmino-adolescenziali con ironia e complicità e sceglie la strada del dialogo mostrandosi in maniera autentica alle figlie, evitando sotterfugi – i loro – e patemi – i suoi – che di norma rendono le notti insonni ai genitori.

Le pagine del romanzo scivolano via senza rendersene conto per poi giungere alla fine con l’impressione che qualcosa di proprio sia stato raccontato.

L’autore già noto nel mondo del cabaret e della scrittura comica, si distingue in un romanzo dai dialoghi in 3D, nel senso che il lettore ha proprio l’impressione di veder comparire i personaggi davanti a sé e di immedesimarsi.

Paola Belluscio

Paola Belluscio

Si laurea in Scienze della Comunicazione con indirizzo impresa e marketing nel novembre del 1998 presso l'Università La Sapienza di Roma; matura circa dodici anni di esperienza presso agenzie internazionali di advertising del Gruppo WPP - Young&Rubicam, Bates Italia, J.Walter Thompson - nel ruolo di Account dove gestisce campagne pubblicitarie per conto di clienti tra cui Pfizer, Johnson&Johnson, Europcar, Alitalia, Rai, Amnesty International e Ail. Dal 2010 è dipendente di Roma Capitale e attualmente presta servizio presso l'Ufficio di di Presidenza del Municipio Roma XIV dove si occupa di comunicazione istituzionale, attività redazionale sui canali social del Municipio e piani di comunicazione. Ama viaggiare e leggere.

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