Dimore – Mariana Ferratto, Rowena Harris, Luana Perilli. Roma, The Gallery Apart

Per il filosofo francese François-Xavier Bellamy, per “sfuggire all’era del movimento perpetuo […] in un tempo in cui il mondo occidentale è reso fragile per una sorta di spossatezza interiore […] fondamentale mostrare lo squilibrio che si è venuto a creare in seguito alla dimenticanza della stabilità necessaria alla nostra vita. Ciò che rende possibile il movimento di ogni vita e le dona un senso è sempre ciò che permane. Abbiamo bisogno di una dimora, di un luogo da abitare dove ci possiamo ritrovare, un luogo che diventi familiare, un punto fisso, un riferimento intorno al quale il mondo intero si organizzi”.

Un mondo intero, invece, attraversato da migrazioni, cambiamenti climatici, pandemia. E sono questi i tre temi -attualmente i principali, i più stringenti, di maggiore portata socio-economica a livello mondiale- che Mariana Ferratto, Rowena Harris e Luana Perilli, hanno affrontato in Dimore.

Presentata da The Gallery Apart, la mostra si prefigge di esaminare tali gigantesche tematiche, declinate e sviluppate dalle artiste col linguaggio e il media più rispondente alla propria sensibilità e ricerca artistica.

Hanno così indagato il concetto di dimora, andando oltre il significato più stretto di luogo nel quale una persona abita e svolge la propria vita personale. Analizzandolo nella sua accezione più ampia, nella flessione di permanere e, allo stesso tempo, di luogo/spazio necessario per accogliere, per rapportarsi con l’esterno/interno, con sé e con gli altri.

Dimora può, quindi, essere sì una casa, ma è anche quella dimensione che ci mette in relazione col nostro intimo e con l’esterno, una relazione che solo il corpo consente; è un luogo dove sentirsi al sicuro ma che, allo stesso momento, è costantemente minacciato da elementi e fattori che, molte volte, superano le forze -fisiche e mentali- di ogni singolo individuo.

Come una novella “Madonna della Misericordia”, nel video Madame Maison, Mariana Ferratto (Roma 1979, vive e lavora a Firenze), immobile e impassibile, finanche (benevolmente?) rassegnata, accoglie, sotto le sue ampie vesti, due bambini pressoché ignari della presenza materna, intenti a interagire con diversi oggetti solitamente utilizzati dagli adulti.

Un’immobilità ad indicare il ruolo in cui spesso la donna viene cristallizzata, ma, anche, il ruolo, a volte paralizzante, di essere madre sempre e comunque, soprattutto quando fuori imperversa la tempesta.

Come degli stendardi, sono le due immagini stampate sulla seta dell’installazione Waves and Waves di Rowena Harris (Norfolk – UK 1985, vive e lavora a Londra): un’anonima calotta cranica protetta da uno zuccotto di nylon, da una parte; due mani che tengono una calotta, ricoperta di sensori, che vuole catturare e decifrare l’agire e il pensare umano, dall’altra.

Ed il video Molecular Multiplicities, con un corpo di un uomo scansionato in 3D, sembra confortarci, comunicando che il sistema immunitario è ovunque nel nostro corpo, grazie alla nostra pelle. Immediatamente, però, ci fa capire che in realtà non siamo così al sicuro (come ha dimostrato la pandemia del covid-19).

E nell’infinito di questo tempo sospeso, di riflessione e contemplazione dettati dal covid, Luana Perilli (Roma, 1981) racconta di un quotidiano che si intreccia ai ricordi, alle riscoperte, alle sue passioni, alla poesia e alla letteratura, alla sua storia, per parlarci delle trasformazioni, o meglio di una delle più grandi trasformazione di un individuo: quella legata all’adolescenza.

Una serie di corrispondenze, che sviluppa liberamente attraverso il disegno, la ceramica e il video, perno intorno al quale ruotano tutti gli altri lavori. Ways of looking at a blackbird, il video di un merlo leucistico, mutazione che ha reso bianco il piumaggio del capo che, quasi animale fantastico, è divenuto reale e stanziale nell’albero di fronte l’abitazione dell’artista.

Quell’albero su cui ogni adolescente vorrebbe costruire una casa, il proprio rifugio (materiale e simbolico, fisico e mentale); una casa di sotto, una casa di sopra, delle scale (“Ad ogni uomo la sua casa sotto e la sua casa sopra, in mezzo scale pericolose” – The Treehouse di James A. Emanuel), come in Treehouse #1 e #2, i disegni a matita allineati sulla parete di fondo.

Quei “merli neri con il becchi gialli che guardavano fisso” (Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse, il romanzo dell’adolescenza per eccellenza) che, come un picchio, possono martellare la mente di Narciso (ritratto dell’arcangelo Michele da adolescente), la scultura in ceramica, ad indicare quel momento esatto tra un prima e un dopo, quella tensione che precede ogni salto verso l’incognito, a interrogarci su come esprimere in modo autentico noi stessi, a rimanere ancorati nel presente.

Dimore – Mariana Ferratto, Rowena Harris, Luana Perilli

  • The Gallery Apart – via Francesco Negri 43 – 00154 Roma
  • fino al 12 giugno 2021
  • orari: dal martedì al sabato 15,00 – 19,00 e su appuntamento
  • info: t. (+39) 06 68809863 – info@thegalleryapart.itwww.thegalleryapart.it
Daniela Trincia

Daniela Trincia

Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cul(ture)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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