Planches Contact. 14° Festival de photographie de Deauville

immagine per Planches Contact. 14° Festival de photographie de Deauville

Indubbiamente, è molto piacevole passeggiare per l’incantevole cittadina della Normandia, alla scoperta delle diverse installazioni fotografiche della 14a edizione di Planches Contact del Festival de photographie de Deauville, sotto la direzione artistica di Laura Serani.

Seppure il clima non sia dei più clementi, gli addobbi natalizi che decorano palazzi, piazze e strade, riscaldano l’anima. Come tutte le rassegne diffuse, anche questa di Deauville, tocca i principali siti cittadini e, mappa alla mano (che, come spesso accade, non è dettagliata e con l’immancabile piccola svista), si va dalla spiaggia al Comune, dal porto all’hotel, al Bassin, in un percorso per lo più a cielo aperto.

Perché, la caratteristica principale di questo festival è che le fotografie si mescolano con le architetture, a volte su pannelli di grande formato, altre come una sorta di contenuti billboard, altre ancora come dei grossi parallelepipedi.

E, forse, proprio questo è il bello e il brutto della rassegna. Il bello è tutto nel fatto che si gironzola per la cittadina e per le spettacolari e caratteristiche planches, finanche in luoghi che molto probabilmente non sarebbero neanche toccati (come, ad esempio, la Salle des Fêtes).

Il brutto è che l’essere a cielo aperto, oltre a togliere quel rapporto intimo che le fotografie in ogni momento richiedono, stravolge la percezione stessa dell’opera, ribalta anche quello che era il primigenio concept dello scatto stampato (vedi le fotografie di Robert Doisneau).

I venticinque fotografi internazionali, affermati e emergenti, sono stati raggruppati in precise sezioni: progetti invitati, fotografi invitati in residenza, con la Fondazione photo4food e Trampolino Giovani Talenti (selezionati tra quattrocentodieci portfolio provenienti da ventisette paesi).

Tuttavia, alla base della manifestazione, c’è l’obiettivo di fornire un solido supporto alla realizzazione di progetti, attraverso delle residenze, che pongono al centro la scoperta e la conoscenza, l’identità e la memoria del territorio, sia in generale che specifico della Regione, nella sua quotidianità e semplice bellezza.

Così, sono stati realizzati alcuni lavori che si sono focalizzati sulla natura, sul suo fragile e delicato equilibrio, con un tacito e profondo invito a proteggerla e preservarla.

In questa doppia direzione (dal Comune all’intera Regione) e visione (dal particolare al macro, dal solenne all’ordinario), acquista un significato particolare The Anonymous Project (iniziato da Lee Shulman nel 2017).
Invitato, anche in questa edizione, a installare nella città una selezione delle foto di famiglia, scelte tra le circa ottocentomila diapositive Kodachrome della più importante collezione privata di fotografie a colori amatoriali del ventesimo secolo.

Non solo testimoniano, in maniera indiretta e semplice, le abitudini e i costumi di famiglie di diversi ceti sociali, ma, allo stesso tempo, raccontano una società ormai definitivamente conclusa, pur essendo ancora prossima.

Un racconto nel quale ognuno di noi trova punti di contatto, riconoscendosi in quel vestito o in quella vacanza, perché sono quegli scatti di vita quotidiana che qualsiasi famiglia ha realizzato durante giornate particolari o situazioni speciali. E che, proprio per la loro natura, giustamente spingono a riflettere sul ruolo e sulla funzione stessa della fotografia.

Sono queste foto che si incontrano sulle porte delle cabine de Les Planches, o lungo Rue Lucien Barrière o nel Quai de la Marine.

Seppur spettacolari per le dimensioni e per la loro collocazione, non convincono i grossi parallelepipedi sistemati su La Plage, rispettivamente con le foto sorprendentemente a colori di Robert Doisneau realizzate per un reportage per la rivista Fortune a Palm Springs nel 1960, messo a confronto con quelle in bianco e nero di giovani di Bamako di Malick Sidibé scattate negli anni Settanta, per la similitudine della narrazione dell’umanità, di Parigi il primo, dell’Africa il secondo; di Benjamin Decoin, Thomas Jorion e Sandra Matamoros.

Parallelepipedi di enormi dimensioni che sembrano dei meteoriti caduti sulla Terra.

Tutt’altra cosa è la bellissima atmosfera che si respira da Les Franciscaines. Senz’altro il fascino della sede con il suo superlativo recupero architettonico, consegna all’esposizione impeccabilmente allestita un pieno incanto.
Gli intensi e intimi “diari fotografici” di Max Pam, o l’attenzione ai lavoratori invisibili di Julia Lê o al lavoro invisibile di Olivier Culmann.

Sicuramente poetici sono i lavori di Elina Brotherus (ed è un peccato non poter vedere da vicino quello allestito nella vetrata della piscina), onirici quelli di Omar Victor Diop.

Certamente, il lavoro che maggiormente risente dell’esposizione all’aperto, è quello galleggiante di Richard Pak allestito nel Bassin Morny che, nella difficoltà di poterlo osservare al meglio, trattiene sulla superficie l’acqua, vuoi piovana che del bacino.

In sintesi, un festival con tante buone intenzioni, con belle e interessanti proposte, che, però, risente proprio di quella che è la sua peculiarità, vale a dire di svolgersi quasi interamente all’aperto e, difatti, acquista pienezza nelle mostre organizzate in specifici spazi espositivi.

Una rassegna contenuta, che si confonde troppo con l’ambiente circostante, quasi da passare inosservata. Ma che offre l’occasione di andare al mare di inverno.

Info Planches Contact | 14.Festival de photographie de Deauville

+ ARTICOLI

Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

My Agile Privacy
Questo sito utilizza cookie tecnici e statistici. Cliccando su "Accetta" autorizzi tutti i cookie. Cliccando su "Rifiuta" o sulla X rifiuterai tutti i cookie eccetto quelli necessari per il corretto funzionamento del sito. Cliccando su "Personalizza" è possibile selezionare quali cookie attivare.