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Presagi di genere dalla mostra + Divenire. Dove inizia il nuovo esodo

di Gabriele Romeo

L’edizione dell’evento espositivo diffuso “+ Divenire. Dove inizia il nuovo esodo” è una manifestazione itinerante in cui l’incursione delle presenze di opere e artisti sono state davvero tante: da Lucille Ball di Cindy Sherman alle ricerche fotografiche e sperimentali di Paola Mongelli; da Francesca Woodman ad Antonello Matarazzo.

L’immagine visiva diventa ibrida tra i cambiamenti, i passaggi rugosi dell’azione e del movimento “umano fisiognomico”, scandendo il tempo alla deriva dal quel consumo mummificante prodotto dall’esagerato modo di guardare dentro le “finestre” del nostro tempo corroso.

Forse per questo, ad esempio, la concertazione curatoriale ha voluto catturare la temporalità dai reconditi squarci storici della fotografia moderna con Migrant Mother (1936) di Dorothea Lange e la giovinezza diaristica testimoniata dagli scatti di Lina Pallotta.

La verbalità testuale e narrativa ha trovato, inoltre, interessantissime  combinazioni allestitive in un un progressivo sviluppo orizzontale, cioè sul modo di enunciare la messaggistica contemporanea come se essa fosse stata, per il concept, una medicina o un palliativo per l’ecosistema della “trans-genetica” portata in rassegna.

Sul biografiasmo fotografico, sul ragionamento dedotto dall’analisi di questa esposizione si potrebbe, oggi, parlare di un nuovo fenomeno di investigazione introspettiva che identifico con il termine di arte cisessuale. Quella che nata e sviluppata in determinato contesto, rappresenta lo stare bene in un determinato corpo – in questo caso la base materica del supporto e del soggetto fisionomico in esso rappresentato – azzerando quindi ogni possibile etichettatura di riconoscimento discriminante da parte di terzi (il fruitore).

Tra le ricerche portate in rassegna sono emersi i lavori del collettivo g.p. meta gens mutoid e la proposta elettro-termostata intitolata  Misura la temperatura dell’opera d’arte di Nello Teodori.

“C’è una terra. E distesa su un letto sconfortevole, avvolta in una calda coperta di inquinamento. Ha il volto segnato dal tempo della fine, gli alberi argentei raccolti in una architettura mortale. I suoi occhi, che racchiudono i guasti fatali di una vita, sorridono … guardano attorno la luce diffusa .. un respiro profondo di smog e poi si chiudono … per sempre: Rimane un falso sorriso, appena accennato, un’espressione funerea distesa, beata e saccente che, d’ora in poi, non l’abbandonerà mai più!” (da: Gabriele Perretta meta gens mutoid)

Un aspetto a mio avviso importante per una educazione civica sulla fotografia indicizzabile il “corpo” è riconoscibile dalla coniugazione di quattro elementi che convivono in simbiosi con l’immagine visiva: l’animismo dell’intimità espressiva, la posa, il portamento, il comportamento. Tra gli artisti testimoni, all’interno del nucleo espositivo di questa complessa elaborazione semantica, si ricordano Shirin Neshat, Karin Andersen, Christian Rainer, Araki.

Mentre “partiture campiturali” in Machine Spider (2005) di Paola Gandolfi suggestionano una ragnatela iconica antropomorfa che sovrasta la planimetria di probabili nuclei urbani da identificare, Serena Giorgi e Giulio Perfetti instaurano, infine, una conversazione con il fruitore per mezzo dell’intuizione poetica che reca le seguenti parole: “Ci sono cose caduche e cose destinate a durare”.

L’arte in ogni sua forma è destinata a durare nonostante gli ostacoli che sia gli artisti, sia i curatori trovano nel loro percorso. I temi sociali con le questioni di genere sono quelli più scottanti, ma proprio per questo, entrambe le categorie professionali insite in quell’operatività per una valorizzazione dell’arte contemporanea, determinano le “impronte” che sovrascrivono la storia senza cancellarla, semmai operando nella direzione di aggiornarla con arguto senso etico sul rispetto verso l’altrui-persona.

  • + Divenire. Dove inizia il nuovo esodo è stata ideata, curata e coordinata da Gabriele Perretta con l’affiancamento del team curatoriale composto da Judith Escobar, Sylvia Franchi, Rita Alessandra Fusco, Marcello Palminteri, Aurora Sofia Perretta, Darlene M. Tates. Si è svolta nello splendido nucleo storico ed artistico del Comune di Corciano, in provincia di Perugia, dal 7 al 29 agosto scorso.
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Storico dell’arte, curatore, saggista e docente, Gabriele Romeo si è laureato in Scienze e Tecnologie dell’Arte all’Universita di Palermo e ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Bologna. Ha preso parte al corso di alta formazione ICON, per curatori, presso la Fondazione Fotografia di Modena. Ha curato il Padiglione dello Stato Plurinazionale della Bolivia alla 57ª Biennale Internazionale d’Arte di Venezia. Insegna Storia dell’arte contemporanea, Fenomenologia delle arti contemporanee, Storia delle arti applicate ed ha tenuto il corso di Linguaggi Multimediali all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Autore per la casa editrice Skira, con una prefazione di Mark Gisbourne, del testo da lui scritto ed illustrato #HASHTAGART. Ha curato mostre in Italia e all’estero dedicate ad artisti internazionali ed emergenti, collaborando a Venezia con la Fondazione Bevilacqua La Masa. Membro di AICA International, Open Section (International Association of Art Critics).

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