Fino al 28 maggio gli spazi della Foresteria del Riso. Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo ospitano, per la prima volta in Sicilia, la mostra personale dell’artista ivoriano Frédéric Bruly Bouabré, con la curatela di Cristina Costanzo. La consistenza mitologica già enunciata dall’intitolazione dell’assetto espositivo, Cosmogonie, svela l’ancestrale complesso di riferimenti ruotanti attorno alla capacità dell’artista di “costruire mondi a partire dal linguaggio”.
Come dichiarato dalla curatrice, infatti:
“La mostra offre uno spaccato di questo immaginario attraverso una selezione di installazioni dell’artista di vario formato, orientate a un’affascinante componente verbo-visuale, cifra stilistica fondamentale del suo percorso orientato tanto alla letteratura quanto alle arti visive ma anche all’antropologia, alle religioni e al misticismo”.
La cospicua produzione di opere, stilisticamente coerente e concettualmente sapiente, sottintende, quindi, la stringente necessità di divulgare il corpus di elementi lessico-figurativi e materici della comunità Bété, alla quale Frédéric Bruly Bouabré apparteneva.
Oralmente tramandato, il patrimonio culturale del gruppo etnico sarebbe stato celermente soppiantato dall’egemonia dell’impero francese impostosi su territorio ivoriano dal 1893.
L’impresa didattica di consolidare il codice linguistico dei Bété, attraverso un’infrastruttura archivistica con cui ordinare, conservare e registrare lessemi, riti e fonemi, è da ricondurre a due eventi chiave della biografia dell’artista: la mistica “visione solare”, episodio graficamente riprodotto nella seriale presenza di “soli” e colori dell’arcobaleno, allusivi alla divina apparizione che determinò il destino dell’artista, e il rinvenimento delle celebri pietre Bekora, la cui particolare conformazione geometrica ispira la fisionomia strutturale dell’Alphabet Bété.
Questo, composto da 448 pittogrammi monosillabici, disciplina un sistema alfabetico a cui è associato un basilare apparato figurativo rappresentativo di parole, concetti o oggetti relativi al patrimonio intellettuale Bété.
Il congegno linguistico – in questo caso declinato nell’idioma Bété- è stato opportunamente prodotto con la potenziale prospettiva di modificarne i costituenti adattandoli a qualsiasi tipo di alfabeto secondo un punto di vista universale.
La postura filantropica, pervadente l’intera operazione artistica messa in atto da Bruly Bouabré, è individuabile pure nella monumentale opera esposta Connaissance du Monde, costituita da centinaia di piccoli disegni in formato cartolina realizzati a penna e pastelli colorati su cartoncino.
La mostra, richiesta e supportata dalla 091 Art Project, galleria d’arte moderna e contemporanea con sede a Palermo, si snoda nella continuità parietale dei due piani della Foresteria attraverso selezionate concentrazioni di piccoli riquadri che, lungo un percorso cronologico che va dagli anni Novanta al 2008, oltre a dinamizzare e smorzare il rigore della superfice bianca, enunciano palesemente quello scenario culturale miscelato di cui si è detto prima.
Per tale ragione è imprescindibile la presenza di un comitato scientifico multidisciplinare, costituito da specialisti diversi organicamente congiunti entro un impianto teorico complementare.
Affine è pure la fantastica corrispondenza tra le opere esposte e il patrimonio artistico promosso dal Museo Riso, dichiaratamente dedito a supportare, secondo quanto ricordato da Maddalena de Luca, direttrice dell’istituzione museale palermitana, autori e tematiche focalizzate sul fondamentale significato dell’archiviazione, per scongiurare attraverso la memoria “un limite insito nella condizione umana, la sua stessa connaturata precarietà”.
Niente affatto sorprendente, inoltre, è il legame professionale, nonché personale, instauratosi tra l’artista ivoriano e il torinese Alighiero Boetti, ambedue affini per una logica espressiva rivolta all’impiego delle parole.
Una traccia di questo rapporto è ravvisabile in un’opera- omaggio realizzata da Bruly Bouabré nel 1994, pure presente all’interno del percorso espositivo, interessante, soprattutto, per la riproduzione della “scacchiera” boettiana giustapposta a un presunto autoritratto dell’artista ivoriano.
Tale alleanza si congiunge bene all’urgente esigenza di assumere una maggiore consapevolezza dell’arte africana, pregiudicata ancora da superficiali allusioni che la sottostimano rispetto alla cultura artistica della società capitalista.
La mostra, ospitata in una città già fortemente “multi-identitaria”, si propone, pertanto, di instillare un fruttuoso ragionamento volto ad attrarre un pubblico di specialisti, e non solo, con l’auspicabile proposito di riconoscere, secondo una corretta prospettiva, il valore fondamentale di artisti di spessore come nel caso di Frédéric Bruly Bouabré.
Info mostra Cosmogonie Frédéric Bruly Bouabré
- A cura di Cristina Costanzo
- Fino al 28 maggio 2023
- Foresteria – Riso. Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo
In occasione della mostra verrà presentato il catalogo, pubblicato da Unipa Press, con contributi di Maddalena De Luca, Michele Cometa, Cristina Costanzo, Emmanuelle Spiesse, Giulia Campanella, e fotografie di Iole Carollo.
Dopo avere conseguito, presso l'Università degli Studi di Palermo, la laurea triennale in Scienze della Comunicazione per le Culture e le Arti, e la laurea magistrale in Storia dell'Arte, frequenta la Scuola di Specializzazione in Beni Storico - Artistici dell'Università di Pisa. I suoi interessi di ricerca si concentrano su temi di Estetica applicata all'Arte Contemporanea, Editoria d'Arte e Antropocene. Per occasioni espositive, ha collaborato con la Galleria Rizzuto, con la Francesco Pantaleone Arte Contemporanea di Palermo, e con il Palazzo Reale di Pisa. Attualmente lavora in veste di editor per la Casa Editrice Serradifalco, e progetta contenuti di valorizzazione del territorio per la Società Aedeka di Pisa























